L'intervista

Moumen Al-Natour, l’avvocato palestinese dissidente: “I media dominanti a Gaza sostengono Hamas, in particolare quelli del Qatar”

di Annalina Grasso - 15 Febbraio 2026 alle 14:19

Moumen Al-Natour è un coraggioso dissidente palestinese che da prima del 7 ottobre lotta contro la tirannia di Hamas. Giovane avvocato per i diritti umani, Al-Natour è cresciuto a Gaza City, intraprendendo presto la strada dell’attivismo. Dal 2019 si distingue come uno dei principali organizzatori del movimento “We Want to Live” nato per protestare contro la crisi economica, la corruzione e la gestione autoritaria di Hamas nella Striscia di Gaza.

Al-Natour è tra le più efficaci figure che contribuiscono alla demolizione della propaganda della relatrice speciale ONU Francesca Albanese: è Hamas il male dei palestinesi, non Israele. La gente di Gaza vuole vivere in pace con gli israeliani e sogna il benessere, non la lotta armata al capitalismo, all’Occidente e al “sionismo”. La risposta più seria alle menzogne antisemite e antisraeliane provengono da chi combatte contro le ingiustizie e rischia la propria vita ogni giorno sotto un regime oppressivo e fondamentalista che vede nel martirio contro il nemico, la più alta realizzazione del fedele e dell’uomo.

Onestamente, quanta parte della popolazione si oppone ad Hamas? Quanti non si ribellano per paura? E quanti sostengono i terroristi?

La maggior parte della popolazione di Gaza si oppone ad Hamas: più della metà della popolazione. Tuttavia, non si vedono molti di loro online esprimere le proprie opinioni. I media dominanti a Gaza sostengono Hamas, in particolare quelli del Qatar. Hamas ha una macchina mediatica molto potente e mostra solo le opinioni di chi la sostiene. Ma le voci contrarie sono molte. Molti non si ribellano per paura della tortura o della morte. Hanno visto cosa è successo a persone come me e ai miei colleghi: siamo stati torturati, molti di noi sono stati uccisi da Hamas e tutti siamo stati imprigionati. Quindi la gente vuole semplicemente sopravvivere. Non incolpate la popolazione di Gaza; è sottoposta a un’enorme pressione e al terrore da parte dell’autorità di Hamas.

Cosa rischiano ogni giorno i dissidenti come voi?

Rischiano la vita. Vogliono dire tutta la verità.

Perché voci come la vostra sono così rare in Occidente?

Perché l’Occidente non presta attenzione. I media occidentali spesso si affidano a fonti secondarie e non ascoltano direttamente la popolazione di Gaza. Naturalmente, questo crea l’immagine che “tutta Gaza è Hamas”, il che non è vero. La gente di Gaza ama la vita e vuole vivere in pace.

Hamas non si vuole disarmare; cosa vi aspettate e sperate per il futuro di Gaza? Come procederete con il movimento “Vogliamo Vivere”?

Siamo ancora attivi nel movimento “Vogliamo Vivere”, presentando le nostre idee e denunciando le continue ingiustizie contro la popolazione di Gaza, sia a causa del terrore di Hamas contro la società palestinese, sia per gli intensi bombardamenti israeliani su Gaza. La nostra proposta principale da oltre due anni è la creazione di una zona di sicurezza neutrale, libera da gruppi armati, combattenti e presenza militare, dove le persone possano entrare e ricevere riparo, acqua, cibo e medicine, e vivere in pace, lontano dal terrore di Hamas e dai bombardamenti israeliani.

Conosce Francesca Albanese, la Relatrice Speciale delle Nazioni Unite (che tra l’altro non è mai stata a Gaza), che ha recentemente partecipato a un incontro con islamisti armati e afferma che il pericolo per l’umanità è Israele? Come spiegherebbe la realtà in cui vive a qualcuno che non la conosce, e che Hamas è malvagio?

Non la conosco bene, ma dovrebbe essere più neutrale e sostenere gli sforzi per stabilire la pace. Dovrebbe condannare il terrore di Hamas contro i suoi oppositori a Gaza, così come condanna le azioni di Israele a Gaza. Le azioni di Israele contro i civili a Gaza sono condannabili, ma anche le azioni di Hamas devono essere condannate. Non credo che un incontro con Hamas serva al popolo di Gaza o contribuisca a promuovere la pace.

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