Le ragioni di Israele, spiegate con coraggio e chiarezza: Peled smonta bugie e luoghi comuni

di Emanuel Segre Amar - 5 Marzo 2026 alle 16:19

Grande gara di fioretto tra l’Ambasciatore Jonathan Peled e Giorgio Zanchini a RadioAnch’io. L’obiettivo strategico della guerra, ha spiegato Peled, è rimuovere la minaccia esistenziale contro Israele, gli Usa, gli Stati del Medio Oriente e contro lo stesso popolo iraniano, con la speranza che questo possa liberarsi del regime brutale che lo massacra. Il ragionamento dell’Ambasciatore è stato: non crediamo che bastino attacchi dall’aria e dall’esterno, ma durante i negoziati ci siamo accorti che l’Iran stava accelerando il proprio programma nucleare e quello missilistico; l’Iran semplicemente non negoziava; ci siamo resi conto, insieme agli Stati Uniti, che presto avrebbero costruito la bomba sotto terra e l’opportunità sarebbe svanita. L’Oman non ha fatto un tentativo serio di intermediazione.
Rispondendo all’osservazione di Zanchini secondo cui Israele non ha mai firmato il Trattato di non proliferazione nucleare, l’Ambasciatore ha risposto che Israele – che non ha mai ammesso di possedere l’arma nucleare – non ha mai minacciato nessuno mentre gli ayatollah minacciano da decenni Israele e Usa, e lo fanno anche attraverso il 7 ottobre e i vari proxy. Ma dopo il Sabato Nero a che cosa si assiste se non alla distruzione di un popolo, ha chiesto Zanchini?. “No”, è stata la risposta. Si tratta di una guerra di autodifesa contro un nemico che per decenni ha costruito tunnel e ci ha lanciato contro migliaia di missili; non è un vicino che vuole la pace.
E allora quale alternativa, se non cacciarli? In Medio Oriente bisogna sempre negoziare facendo vedere che si sa usare la forza; “non possiamo concederci il lusso di perdere nemmeno una sola volta; saremmo cacciati in mare”. Ma allora Israele diventerebbe un grande ghetto, un istrice armatissimo con intorno il deserto. Ottima la risposta a Zanchini: “Vediamo esattamente il contrario”, con l’Iran che attacca tutti; adesso ci sono le condizioni per incrementare gli Accordi di Abramo. Ma intanto l’Iran non negozia con Israele, ma con gli Usa e con tre nazioni europee; se sospende le sue ambizioni nucleari e missilistiche, noi siamo aperti, e “amiamo il popolo iraniano da sempre”. Per quanto riguarda il Libano, Hezbollah ha commesso un grave sbaglio e non ha ascoltato le parole di Netanyahu; “noi non invaderemo il Libano”: ci posizioniamo soltanto lungo il confine per proteggere le nostre città e i nostri villaggi, e ci auguriamo che il governo libanese possa prendere il controllo di Hezbollah.
Al termine dell’intervista, Zanchini ha osservato che l’antisemitismo in casa nostra è in aumento “dopo Gaza”, mentre ieri si è votato sul ddl che Liliana Segre avrebbe voluto vedere approvato all’unanimità. Ma così non è stato, anche per le divisioni all’interno del Pd. Per Peled, “c’è antisemitismo in Italia, ma questo è un problema della società italiana, non degli ebrei né di Israele”. La mancata unanimità su una bozza di legge che “non menziona manifestazioni contro Israele” non è un buon segno. Tuttavia conferma che si può certamente criticare, anche aspramente, Israele.
L’Ambasciatore Peled ha messo a segno le 15 stoccate regolamentari di questa gara di fioretto. Giorgio Zanchini, almeno oggi, non ne ha messa a segno nemmeno una.

Il grande archivio di Israele

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