Quando l’Italia perse il porto di Bandar Abbas: la rivoluzione iraniana e una partita dimenticata

di Marco Del Monte - 9 Marzo 2026 alle 07:51

Il momento storico che stiamo vivendo tutti, come al solito, rischia di collocare il nostro Paese ai margini della Storia. Oggi vediamo gli epigoni di governi, specie spagnolo, che nei lolo Parlamenti accusano Benjamin Netanyahu di crimini contro l’etnia musulmana, e non c’è niente di più falso.

La vocazione carsica dell’antisemitismo vagante mette d’accordo tutti, e lo si è visto dalle notizie e dai social, che hanno esaltato anche altre doti di noi italiani, quali l’ipocrisia, il mammismo e il piagnisteo. Anche ora che gli Usa e Israele hanno attaccato l’Iran, metà del Paese parteggia per gli ayatollah, dimenticando il male che ci hanno arrecato nell’anno della loro ascesa al potere (1979) togliendoci l’appalto del più grande porto del Golfo Persico, cioè la commessa di Bandar Abbas.

Anche per questa vicenda, noi italiani siamo scesi a compromessi con la Storia e con la nostra coscienza, il che ci permette di ignorare che quell’appalto lo avevamo preso anche perché in prospettiva doveva ospitare una grande base americana, da gestire con l’Italia. Tutti lo ignorano, ma gli Stati Uniti se la sono legata al dito, ma soprattutto ci rimproverano di intrattenere solidi rapporti commerciali con l’attuale governo iraniano, nonostante le sanzioni.

Eccoci ora seduti su un barile di polvere con il cerino in mano, come si suol dire, aspettando che l’odiato Israele ci tolga le castagne dal fuoco, insieme ai vituperati americani, come sempre.

Il grande archivio di Israele

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