Parla un giovane ingegnere iraniano in Italia: “Regime come Hamas, usa i civili come scudi umani”

di Annalina Grasso - 18 Marzo 2026 alle 14:47

“K”. Questa è l’iniziale del suo nome che vuole tenere nascosto, è un giovane ingegnere affabile e dallo spirito pugnace, appassionato di Dante e di dialetti italiani, che vive in Italia da 12 anni con sua zia S. La prima volta che rischiò di essere arrestato dalla Polizia Morale, perché indossava d’estate i pantaloncini corti, aveva 15 anni. Teme ritorsione da parte del regime sulla sua famiglia rimasta in Iran, ma vuole far conoscere la verità sul suo Paese per cui auspica la libertà.
Cosa speri che accada con l’attacco Usa-Israele? Cosa sogni per l’Iran?
“La storia insegna che ogni guerra porta con sé danni profondi, ma anche che i popoli possono rialzarsi e ricostruire ciò che è stato distrutto. Il popolo iraniano, dopo 47 anni di oppressione, ha intrapreso una strada dolorosa ma inevitabile per riconquistare la propria libertà. Gli iraniani non celebrano i bombardamenti: ciò che festeggiano è la speranza, il sentimento più umano e più potente che rimane quando tutto è stato tolto. Ogni attacco che colpisce i vertici del regime viene percepito come un atto di giustizia, come una risposta simbolica alle sofferenze di migliaia di madri, padri e figli che hanno perso persone amate per mano di uno Stato repressivo. È una reazione emotiva comprensibile di un popolo che, da decenni, è privato dei diritti fondamentali. Molti ricordano che i danni materiali sono reali e inevitabili. Ma è altrettanto vero che la storia ci offre esempi straordinari di rinascita: il Giappone, distrutto da due bombe atomiche, è riuscito a ricostruirsi dalle macerie e rinascere più forte di prima. Le città possono essere ricostruite; le vite possono ricominciare. Ciò che non si può recuperare è il tempo vissuto in catene. Per questo, la lotta degli iraniani non è solo politica: è esistenziale. Personalmente, so di aver perso l’infanzia e la giovinezza sotto un regime che mi ha negato libertà, dignità e normalità. Forse per me è tardi. Ma non deve esserlo per chi verrà dopo. Il mio augurio più sincero è un Iran libero, giusto e felice, dove le nuove generazioni possano finalmente vivere ciò che la mia non ha mai potuto conoscere”.
Come è composta la società iraniana? Chi ci guadagna di più sottomettendosi al regime?
“I vantaggi economici si concentrano su una minoranza ristretta. Le fonti indicano in modo chiaro quali gruppi ne beneficiano.
La società iraniana è divisa in una piccola élite di potere (clero, Guardia Rivoluzionaria/IRGC e grandi fondazioni religiose) e una vasta popolazione che subisce crisi economica e repressione. I maggiori benefici economici vanno a IRGC, fondazioni religiose e famiglie del potere, perché controllano i settori chiave dell’economia e si spartiscono le rendite, mentre la gente comune paga il prezzo del sistema. In sintesi, i principali beneficiari dell’ordine vigente sono IRGC, fondazioni religiose e famiglie del potere, che accrescono la loro ricchezza e il loro controllo sull’economia, mentre il resto del Paese sopporta le conseguenze di un modello profondamente squilibrato”.
Anche in Iran come a Gaza, scuole e ospedali vengono utilizzati come strutture militari dai Pasdaran?
“Assolutamente sì. Già prima dell’attacco circolavano testimonianze e video che lasciavano intuire movimenti sospetti.
Successivamente, una mia cara amica — insegnante nelle scuole elementari e medie — ha confermato che il regime, in particolare le forze dell’IRGC, stava posizionando mezzi militari e personale armato all’interno dei giardini delle scuole. Sono inoltre emerse indicazioni secondo cui alcune riunioni operative del regime si starebbero svolgendo all’interno di edifici civili, incluse scuole e piani sotterranei di ospedali. Un esempio riguarda un ospedale specializzato di Teheran, il Labbafinezhad, noto per essere sempre pieno di pazienti, e dove sarebbero stati segnalati movimenti anomali. Questo comportamento non rappresenta una novità: il regime iraniano è stato spesso accusato di utilizzare civili e infrastrutture pubbliche come scudi, sfruttando spazi sensibili — come scuole e ospedali — per proteggere i loro uomini e mezzi, mettendo così a rischio la popolazione pur di salvaguardare la propria struttura di potere”.
Cosa rispondi a chi sostiene che siete scesi in piazza per la crisi economica, pagati da Israele e Usa?
“La mia risposta, da iraniano nato e cresciuto in Iran, è semplice: chi parla senza conoscere la realtà del Paese dovrebbe prima provare a viverci. È facile giudicare dall’esterno, vivendo in nazioni libere e sicure, mentre molti di coloro che criticano non avrebbero nemmeno il coraggio di visitare l’Iran. È altrettanto facile mostrarsi “coraggiosi” quando a pagare il prezzo è un altro popolo. Molti utilizzano ogni giorno tecnologie, smartphone e applicazioni prodotte da Paesi occidentali o israeliani, e allo stesso tempo alimentano un odio che non ha coerenza con ciò che usano e da cui beneficiano. Il regime islamico, in 47 anni di potere, ha investito solo in terrorismo, repressione, progetti militari e uso aggressivo del nucleare. Non ha costruito neppure un bunker per la popolazione, mentre scuole e infrastrutture essenziali versano in condizioni inaccettabili. Ha tolto dignità, risorse e diritti agli iraniani, seminando divisione e odio perfino all’interno del Paese. Durante il regno dello Scià Mohammad Reza Pahlavi, pur con limiti e imperfezioni, l’Iran conosceva prosperità, rispetto, sviluppo e maggiore unità nazionale. La povertà esisteva, ma era decisamente più contenuta, e la famiglia reale mostrava una vicinanza autentica alla popolazione. Per chi chiede perché ci fu la rivoluzione del 1979, la risposta è chiara: una minoranza estremista e influenze politiche esterne hanno contribuito a destabilizzare il Paese, mentre molte voci contrarie alla caduta dello Scià furono censurate o ignorate, proprio come accade oggi con le narrazioni di regime”.
Quanto è importante, per l’Iran, Israele e perché?
“L’Iran è un Paese strategicamente cruciale: dispone di vaste riserve di petrolio e gas, si trova in un punto di connessione tra mondo occidentale e orientale e rappresenta un nodo geopolitico fondamentale nel Medio Oriente. In questo contesto, è importante distinguere chiaramente tra la posizione del regime e quella del popolo iraniano. L’ostilità verso Israele proviene principalmente dal regime iraniano, che da decenni utilizza una retorica fortemente anti israeliana come strumento politico e ideologico, allo scopo di consolidare il proprio potere e costruire un nemico esterno. Questa propaganda, tuttavia, non riflette le reali opinioni della popolazione. Numerose ricerche indipendenti condotte in forma anonima tramite VPN — necessarie in un Paese dove la libertà di espressione è fortemente limitata — mostrano che la società iraniana è molto diversa da come viene rappresentata nelle narrazioni ufficiali. Le priorità degli iraniani sono infatti ben altre: ottenere libertà interne, raggiungere un cambiamento politico, costruire un futuro diverso dal sistema repressivo vigente”.

Il grande archivio di Israele

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