Pio Canu lascia il Partito democratico: “Ha fomentato un clima di antisemitismo”

di Redazione - 19 Marzo 2026 alle 14:47

Nel Partito democratico cresce l’insofferenza dei riformisti. L’appiattimento totale sulla linea di Movimento 5 Stelle e Alleanza Verdi-Sinistra provoca scossoni interni, spingendo militanti storici a scendere dalla nave. È il caso di Pio Canu, ex vicesegretario del Pd Sannio, che con una lunga nota spiega le ragioni del suo addio.

Negli anni ricopre ruoli di responsabilità: coordinatore del dipartimento ambiente e sviluppo sostenibile, coordinatore di staff al Parlamento europeo per la Circoscrizione Sud, collaborazioni con consiglieri regionali, deputati e senatori. La rottura definitiva arriva anche a causa della postura sul Medio Oriente. “Sulla questione Israele-Palestina, altro clamoroso errore del mio ex partito è stato fomentare un clima di antisemitismo“, scrive Canu. Che accusa i dem di aver dato “riconoscimento e voce alle frange più fondamentaliste del fronte pro-Pal che erano e sono più vicine ad Hamas che al popolo palestinese”. Da qui la lezione: “Di certo non è favorendo un clima di antisemitismo che si aiuta il popolo palestinese e di certo non si deve confondere l’azione di un singolo governante con il volere di un intero popolo”.

In questi mesi è andato in scena l’assurdo. La senatrice a vita Liliana Segre e lo storico esponente del Pd Emanuele Fiano vittime di insulti antisemiti da parte di chi si dichiara di sinistra. Un atteggiamento che per Canu “è stato inaccettabile e fuori da ogni ragione politica ed umana”. Ma l’apoteosi di questa fallimentare gestione del problema” è rappresentata dall’innalzamento di Francesca Albanese a nuova paladina del Pd, salvo poi tirare i remi in barca appena conosciuto meglio il personaggio”. Insomma, emerge una sconcertante mancanza di figure autorevoli che spinge i vertici del partito alla continua ricerca di punti di riferimento: “Una volta la paladina è Albanese, poi si passa a Landini, poi è il turno di Mamdani, sindaco di New York, per poi passare a Gratteri per il referendum e infine al Primo ministro spagnolo Pedro Sánchez a cui praticamente è stata affidata anche l’opposizione al governo Meloni”.

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