Venezuela, Iran, Russia: l’asse del male che ha scatenato l’operazione antiterrorismo di Usa e Israele

di Marco Del Monte - 21 Marzo 2026 alle 10:57

La storia è maestra di vita, questo almeno dicevano i saggi, ma ai giorni nostri questa massima non vale più. Tutti i grandi uomini del passato erano accomunati da una “malattia genetica”: il culto della personalità, che supera di gran lunga qualsiasi altro culto. La cosa positiva sarebbe quella di avere quel carisma che permette di emergere sugli altri, uscendo dal gregge. I grandi imperatori, i grandi principi o re o podestà o dogi che fossero si stagliavano sugli altri giustificando ampiamente la “cura” che ognuno di loro dedicava al proprio aspetto fisico e al modo di porgersi e di scrivere. Dei grandi del passato, basta ricordare Giulio Cesare, Napoleone, Ettore di Troia, Ciro il Grande, Ramsete II, Hammurapi e avvicinandoci alla nostra epoca emergono uomini e donne fuori dal comune: Roosvelt, Churchill, Stalin, la regina Elisabetta (forse l’ultima personalità emergente). Basta nominare i loro epigoni attuali per rendersi conto di quanto il mondo stia precipitando in un abisso: al posto di Ciro il Grande ora abbiamo la dinastia dei Khamenei.

Tutti devono gestire scenari di guerra in tempo di atomica e nessuno appare all’altezza. Mancando di personalità carismatica tutti appaiono in balìa delle piazze cui si uniscono pezzi dei Parlamenti di competenza, che mirano a contrastare il presidente dell’esecutivo, animati non tanto dalla voglia di sostituire chi governa, ma per il gusto tutto masochistico di vederli cadere. In questo momento sono in atto due guerre apparentemente lontane tra loro per protagonisti e geografia, Ucraina e Medio Oriente, che sono invece interconnesse come vuole la teoria sul mondo globale.

Il via è stato dato il 24 febbraio del 2022, quando la Russia, convinta di vincere in tre giorni, ha invaso l’Ucraina; il 7 ottobre 2023 Hamas ha invaso il sud di Israele con un pogrom di dimensioni mai viste; il 3 gennaio 2026 gli Usa hanno deposto il Presidente del Venezuela Maduro. Il fattore comune è la gestione delle fonti energetiche e la produzione di armi di offesa e difesa. Venezuela, Iran, Russia e Stati Uniti costituiscono poi l’intreccio di interessi che hanno portato all’attuale attacco israelo-americano all’Iran. Gli scenari che determinano la connessione univoca degli avvenimenti funzionano in base a questo schema: la Russia e l’Iran sono sotto pesanti sanzioni economiche, per cui si sono dovuti ingegnare per non rimanere strangolati.

Il Venezuela di Maduro ha fatto loro da sponda, mettendo a disposizione la sua flotta mercantile che, misteriosamente, non batte bandiera venezuelana; l’Iran ha favorito lo scambio in nero e il Venezuela, unico Stato dei tre ad essere esente da sanzioni, si è occupato di “ripulire” il petrolio russo ed iraniano. L’Iran, a sua volta, fornisce alla Russia i droni di sua fabbricazione da impiegare contro l’Ucraina, la Russia ricambia fornendo all’Iran assistenza d’Intelligence e rete satellitare. L’Iran, inoltre, sta proseguendo nel suo programma di arricchimento dell’uranio a scopo militare, mentre assiste e rifornisce di armi i suoi proxy, come Hamas, Hezbollah, Houthi.

Trump decide di attaccare l’Iran e chiede agli Stati dell’Europa occidentale di supportarlo, ricevendo un netto diniego in cambio. Apparentemente questi Stati giustificano il diniego affermando che “non è la loro guerra”, fino a che l’aumento del prezzo del petrolio non farà crollare le loro economie. In questi Paesi si tende a demolire il personaggio Trump e ad esaltare i defunti capi dell’Iran: la situazione è completamente rovesciata.

L’uomo attualmente più potente dell’Iran era Alì Larijani, fino a ieri definito un “macellaio” che ha sulla coscienza 30mila morti in due giorni, ed ora osannato come un pragmatico matematico (quasi un premio Nobel) e filosofo, amante di Kant. Trump viene accusato dalla stampa del suo Paese di aver armato la mano di Israele contro questa “colomba” e, fatto ancora più grave, il direttore del Centro Nazionale Antiterrorismo, Joe Kent, si è dimesso in completa polemica con il Presidente; Tulsi Gabbard, direttrice della National Intelligence, ha reso alla competente Commissione parlamentare una testimonianza contraria alla guerra in Iran. Uno strano destino accomuna Trump alla nostra presidente del Consiglio: sono tutti i giorni sotto il fuoco dei propri oppositori che inneggiano alla loro caduta, dando per persa una guerra appena cominciata. Insomma, viene esercitato un “culto della personalità” al contrario, dove i protagonisti non sono più “conducatores”, ma bersagli mobili.

Il grande archivio di Israele

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