La gioventù ebraica come l’inizio della Primavera: festa grande nella Sinagoga di Napoli
di Clelia Castellano - 29 Marzo 2026 alle 13:57
Dal 20 al 22 marzo, per lo Shabbaton da venerdì fino a domenica, sono venuti a Napoli circa 45 ragazzi da tutta Italia: Roma, Firenze, Trieste, Padova, Venezia… Musica, canti, lezioni, preghiere, buon cibo e allegria: una ventata di vitalità e speranza, condivisione e pensiero. Lo Shabbaton, a differenza di un normale sabato di riposo ebraico, trascorso in famiglia, esalta la dimensione comunitaria riunendo dei gruppi specifici (famiglie, membri di un’associazione, oppure giovani, come in questo caso) per trascorrere insieme le 25 ore del sabato. Oltre alle preghiere e ai pasti rituali, include momenti di studio della Torah, laboratori, canti, discussioni, attività ricreative, con la finalità di rafforzare anche i legami umani e sociali e approfondire l’identità ebraica vivendo l’atmosfera del riposo in modo intenso, come fonte di ispirazione e di gioia condivisa. La dimensione comunitaria dello Shabbaton esalta la Tefillah, che da momento di rito e preghiera si fa cuore pulsante dell’esperienza spirituale, facendosi anche Avodah shebelev, lavoro interiore che risveglia l’amore verso Dio suscitando l’attaccamento, la connessione fra l’anima e l’infinito, ma anche autoconsapevolezza del proprio cammino spirituale, come individui e come membri di una comunità.
«La cosa più bella», ha detto Rav Cesare Moscati, rabbino capo della comunità di Napoli, «è stata che la comunità li ha accolti veramente in modo molto, molto caloroso. Dalle parole che hanno rivolto a me, alla Presidente e alla comunità tutta, si è colto che si sono sentiti avvolti come dall’abbraccio di una grande famiglia. Questo grande calore è stata una soddisfazione e una gioia profonda. C’è stato dietro un lavoro senz’altro meticoloso, per far riuscire nel modo migliore quest’evento, sia da parte dell’Ucei che dell’Ugei, tra i cui responsabili in primis Giovanna Zarfati, Samuel Habib e molti altri dietro le quinte. Prezioso anche il contributo di Rav Roberto della Rocca e Claudia Jonas. Grande anche il lavoro a garanzia della sicurezza, grazie alla Digos e all’Ucei, oltre che alla comunità di Napoli. E la cosa più bella è che i ragazzi sono stati veramente meravigliosi. Hanno portato grande gioia, grande allegria, grande empatia. Alcuni di loro hanno fatto anche delle Tefillot venerdì sera, e qualcosa il sabato mattina, quindi ci hanno rallegrato anche della loro preparazione. Ci sono stati canti, gioia e lezioni, queste ultime sia da parte mia che da parte di Ruth. Emozionanti le parole della Presidente, che ha voluto fortemente cogliere quest’occasione per rivolgersi alla gioventù. I ragazzi sono stati impegnati in varie attività all’interno della comunità, il sabato sera sono usciti e la domenica mattina abbiamo fatto la Tefillah sempre al bet a knesset. Una guida davvero ottima li ha poi accompagnati in una gita di circa tre ore nei luoghi caratteristici di Napoli. I ragazzi hanno molto apprezzato, si sono mostrati grati e lieti. Accolti come figli, ci hanno emozionato e allietato. Sono a Napoli da tre anni e mezzo e questo è stato uno degli Shabbaton più meravigliosi. L’intenzione è quella di continuare, se possibile, magari anche con il contributo dell’Ucei, dell’Ugei e della comunità di Napoli per offrire loro disponibilità affinché possano tornare, perché è stata un’esperienza eccezionale».