Feroce con Israele e Usa, in silenzio con il regime iraniano: la sinistra italiana ha la Sindrome di Stoccolma
di Marco Del Monte - 8 Aprile 2026 alle 14:07
Abbiamo visto a che eccessi può arrivare una teocrazia, ma – da quello che sta succedendo nelle ultime ore – pare che non ci sia limite. Una legge della termodinamica dice che lo zero assoluto è un limite inferiore invalicabile, l’ordine assoluto, ogni cosa al suo posto; mentre al disordine non c’è limite, ogni posto ha una cosa non importa quale. Usciamo di metafora e capiremo di più. Come abbiamo visto, le democrazie non pongono limiti al disordine, mentre le dittature tendono al silenzio, al torpore e le teocrazie sono il gelo assoluto.
Ogni stormir di fronda viene tacitato, ogni voce contro è “inimicizia con la divinità”, il che giustifica torture e impiccagioni. Il modo di impiccare i condannati inventato dagli ayatollah ricorda la crudeltà del famoso Vlad III di Valacchia, detto l’impalatore, che nel XV secolo terrorizzò i turchi con questa pratica disumana, come ci ricorda uno dei simboli più celebri della guerra contro l’Impero ottomano: la foresta degli impalati. Questo principe dimostrò che per vincere un regime crudele lo devi essere di più, il che contrasta, però, con la morale occidentale attuale.
In molte città dell’Europa dell’Ovest ormai la presenza islamica è massiccia, e si moltiplicano le zone in cui viene applicata la Sharia senza che le autorità statali possano intervenire e, contemporaneamente, le gerarchie cattoliche, con l’intento di non disturbare “le altre fedi”, rinunciano ad esibire i simboli della propria. In Italia si professa di tutto: ci sono armeni, copti, greco-ortodossi, buddisti, ebrei, scintoisti e chi più ne ha più ne metta, ma non è mai successo di sentir dire che un “buddista” si sia offeso per un crocifisso o per una nenia di Natale.
Ma c’è di più, perché stiamo assistendo allo sfilare di cortei dove i manifestanti sono a favore di Hamas o della teocrazia islamica dell’Iran che, a loro dire, è attaccata dai due “Satana” (Usa e Israele). Assistiamo esterrefatti a femministe che sventolano la bandiera di Hezbollah, omosessuali che “tifano” per gli ayatollah, genitori che approvano i “matrimoni” delle spose bambine e che accettano come ineluttabile la pratica delle infibulazioni. Insomma, l’ammaina-bandiera dell’Occidente.
Dopo che in Iran a gennaio di quest’anno c’è stato un massacro di dissidenti che ha visto morire più di 30mila persone, domani assisteremo a un corteo indetto per la liberazione di Hannoun e a un altro contro Trump. Siamo caduti nella cosiddetta Sindrome di Stoccolma: mettendo Teheran al posto della Capitale della Svezia, forse riusciremo a spiegarci le motivazioni alla base delle istanze di donne e LGBTQ+.
Questa sindrome nasce dopo una rapina avvenuta nel 1973 a Stoccolma durante la quale alcuni ostaggi presero a difendere i loro sequestratori. La psicologia non l’associa a debolezza, ma all’istinto di sopravvivenza, in quanto l’aggredito deve giustificare a sé stesso di non essere una preda, mentre realizza che la sua vita dipende dalla volontà dell’aggressore, il che aiuta a metabolizzare la paura e il bisogno di accattivarsi la sua benevolenza.
A pensarci bene, è proprio questo il meccanismo che sta obliterando i simboli del Cristianesimo nei confronti di un’unica religione tra le tante presenti in Occidente. C’è da dire, inoltre, che questa sindrome induce all’accomodamento verso il più forte, con il quale non si vorrebbero conflitti. Ad esempio, in questo momento, in cui stiamo scivolando verso una crisi energetica, tendiamo ad accusare Usa e Israele che stanno attaccando chi la provoca e non il contrario, e i richiamati cortei sono lì a dimostrarlo.
In Italia, poi, c’è una crisi politica sempre più manifesta accentuata dall’esito del referendum sulla giustizia, che ha incentivato l’attività critica delle opposizioni e sta ponendo sulla graticola il governo attuale, chiamato a riferire in Parlamento pure per le cose di ordinaria amministrazione. I partiti di opposizione sembrano ormai completamente asserviti alla logica che stavamo esaminando e, perciò, aumentano il volume del loro antiamericanismo, che sfiora un autolesionismo altrimenti difficile da giustificare.