Ebraismo e Occidente: il filo comune tra Israele, Stati Uniti e cattolicesimo
di Samuele Rocca - 16 Aprile 2026 alle 14:09
Alla luce delle recenti tensioni tra Donald Trump e Papa Leone XIV in merito al conflitto mediorientale, nonché delle riflessioni del Rav Riccardo Di Segni, è possibile proporre alcune considerazioni sul rapporto tra l’ideale politico americano e la dottrina cattolica. A prima vista, tali due orizzonti appaiono divergenti; tuttavia, condividono una comune matrice etica riconducibile alla tradizione biblica ebraica. La Bibbia ebraica, accolta nel cristianesimo come Antico Testamento, rappresenta un riferimento fondamentale, pur interpretato in modi differenti.
Nel contesto statunitense, l’ideale di libertà e giustizia si è sviluppato anche sotto l’influenza del pensiero religioso dei Puritani, intrecciandosi con l’Illuminismo europeo. I Padri fondatori, tra cui Jefferson, con inclinazioni deiste, e figure più complesse come Washington e Hamilton, elaborarono un sistema politico che combina riferimenti religiosi generali con princìpi razionalistici. Mentre la Dichiarazione d’Indipendenza richiama un “Creatore”, la Costituzione evita riferimenti teologici diretti, esprimendo una forma di neutralità religiosa. Come osserva Tocqueville, la religione negli Stati Uniti svolge comunque un ruolo sociale rilevante. Il concetto di libertà è centrale, ma bilanciato da uguaglianza e Stato di diritto. Il sistema costituzionale, influenzato da Locke e Montesquieu, si fonda sulla separazione dei poteri e su un sistema di checks and balances in parte ispirato alla costituzione della Repubblica Romana. In questo quadro, la Corte Suprema svolge un ruolo di interpretazione ultima della Costituzione. L’enfasi sull’individuo ha favorito lo sviluppo di un’economia orientata al mercato, pur con interventi regolativi.
Diversa è la prospettiva cattolica. L’Antico Testamento è reinterpretato alla luce del Nuovo, e la Chiesa ha sviluppato storicamente l’idea di sé come “nuovo Israele”, riformulata dal Concilio Vaticano II. Nel pensiero cattolico, la libertà non è semplice assenza di vincoli, ma capacità di orientarsi al bene secondo verità; è un dono divino, ferito dal peccato ma sanato dalla grazia. L’individuo è quindi inserito nella comunità dei credenti. Le differenze tra i due modelli emergono anche sul piano simbolico e culturale. L’individualismo spesso associato all’immaginario americano, talvolta rappresentato dalla figura del “cowboy”, come descritto da Hobsbawm, va paragonato al cavaliere crociato, che riflette una visione religiosa e comunitaria. Tuttavia, tali contrapposizioni vanno intese come modelli idealtipici. Analogamente, al pluralismo del melting pot si affianca l’universalità della Chiesa, che integra diverse culture mantenendo un’unità dottrinale. Anche la sua struttura istituzionale riflette una lunga evoluzione, in parte legata all’eredità della Roma antica, il sistema amministrativo del Tardo Impero romano fortemente gerarchizzato.
Nonostante tali divergenze, esiste una base etica comune. Il cristianesimo si pone in continuità con la tradizione profetica ebraica, reinterpretata alla luce di Gesù. Il nodo delle differenze è dunque principalmente teologico. Nel XX secolo, l’espressione “tradizione giudaico-cristiana” è stata utilizzata, anche in ambito politico, come nel caso di Eisenhower durante la Guerra Fredda per indicare un patrimonio etico condiviso dell’Occidente. Seppur si tratta tuttavia di una categoria moderna, che tende a semplificare una realtà storicamente più complessa, accomuna l’ideale americano, la Chiesa Cattolica, e naturalmente Israele.
In conclusione, le differenze tra l’ideale politico americano e la dottrina cattolica, pur significative, non escludono l’esistenza di un terreno comune. Come suggerito da Rav Di Segni, è proprio attraverso il dialogo tra interpretazioni diverse di una medesima eredità che tali tensioni possono essere comprese.