La strana religiosità dell’Occidente: s’infuria per il soldato dell’Idf, ma tace sui massacri dei cristiani in Sudan

di Marco Del Monte - 23 Aprile 2026 alle 11:47

Pochi giorni fa un militare dell’Idf ha preso a martellate un crocifisso ed è stato fotografato; questo è stato sufficiente per rincarare la dose di accuse rivolte agli ebrei. Naturalmente tutti i giornali ne hanno fatto un argomento da prima pagina, e ogni “firma” si è esercitata a suo modo nel trovare le parole adatte a tale scempio. Contemporaneamente, e con assoluta normalità, qualche quotidiano ha dato notizia che negli stessi momenti in varie parti del mondo venivano date alle fiamme tre sinagoghe, nelle quali evidentemente non ci sono cose sacre, ma slot machine e vecchi juke box. Non dimentichiamo, poi, che è stata messa la sordina alle notizie provenienti dal Sudan, dove sembra che i massacri di cristiani si siano interrotti (forse in omaggio al Papa pellegrino), mentre proseguono senza sosta.

Tutto ciò non toglie nulla alla gravità del gesto compiuto dal militare, ma mostra soltanto quanta ipocrisia si nasconda dietro la “religiosità” dell’Occidente. Mettendo su una bilancia ideale la ragazza iraniana e il milite israeliano, la vediamo pendere decisamente a sfavore di quest’ultimo. La sorte della povera figliola non sposta un centesimo sul prezzo del carburante, mentre l’insano gesto dell’uomo ci rovinerà le vacanze, perché sta combattendo una guerra “non nostra” nella quale ci trascina. Anche questa teoria sulla guerra “non nostra”, esposta e applicata da personaggi politici che hanno fatto della globalità una ragione di vita, è piuttosto suggestiva, perché sembra nascere dalla “utopia” di Platone, nel senso che sembra ignorare i motivi di questa guerra e le ragioni di ognuno. Per dire, un’entità “pirata”, come sono gli Houthi, blocca l’accesso sud al canale di Suez (dal quale transita il 50% dei traffici commerciali di nostro interesse) e noi aspettiamo che qualche santo in paradiso vada a combattere la “nostra guerra”, affermando ipocritamente che non ci riguarda.

Trump non ha studiato a Oxford e si vede, ma non ha tutti i torti quando ci accusa di essere dei parassiti. Magari usa termini forti e poteva usare una metafora ciclistica, nel qual caso ci avrebbe dato dei “succhia ruote”, ma ci sta dimostrando che combatte la Cina in Medio Oriente, invece che al largo delle coste di Taiwan.

Le popolazioni del Libano, di Israele, di Gaza e della Cisgiordania non stanno vivendo momenti felici, e il loro sistema nervoso è messo a dura prova. Mentre noi siamo stressati dal “costo della benzina alla pompa”, loro rischiano la vita ogni giorno. C’è chi passa le notti nei rifugi e chi aspetta le bombe sotto il cielo, mentre noi stiamo comodamente nel nostro letto a maledire chi combatte e non abbiamo la minima idea di che cosa sia la vita in quelle condizioni. Mi viene in mente il primo film della serie “Rambo”, in cui un militare rotto a tutte le difficoltà e a tutti i rischi, quando torna in patria si sente un disadattato, un rifiuto della società e perde il controllo dei suoi nervi. Non dico di assolvere il militare che ha compiuto l’insano gesto. Anzi. Per completezza di informazioni, il soldato dell’Idf è stato punito e il Crocifisso ripristinato e rimesso nella sua posizione, con il beneplacito della comunità dei fedeli.

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