“Resistere per Esistere”: a Bologna il 25 aprile torna ad avere un senso

di Ilaria Sechi - 25 Aprile 2026 alle 11:03

Oggi non è facile parlare di Resistenza. Da alcuni anni, il significato di questa parola è stato progressivamente svuotato dei propri valori fondamentali e riempito di ideologia a senso unico. Ecco perché è nata la manifestazione “Resistere per Esistere”, mossa da una ferma volontà di superare questa tendenza. A Bologna, il 23 aprile, i promotori dell’evento – Free4future, l’Associazione Italo Ucraina Naryna, la Comunità Iraniana di Parma e Shanì Collettiva – hanno riunito tante altre associazioni e voci di chi oggi sa bene che cosa significhi resistere. Resistere a un invasore, resistere a un regime sanguinario, resistere di fronte a chi tenta di cancellare un popolo. E in fatto che da alcuni anni la parola Resistenza sia ostaggio di un’ideologia prepotente e divisiva, ne è la riprova il trattamento riservato alla Brigata Ebraica, aggredita e scacciata dai cortei del 25 aprile. La risposta del presidio è stata quindi una piazza costruita intorno a tante testimonianze, del passato e del presente.

Carmen Dal Monte ha aperto la manifestazione con una riflessione forte: «Abbiamo scelto questa data perché volevamo che oggi non fosse una commemorazione. Volevamo che fosse una scelta. Consapevole, libera, urgente». Poi si è rivolta ai partiti presenti: «Alcuni di voi hanno fatto, in passato, scelte infelici e ingiuste. Lo dico con chiarezza, senza animosità ma anche senza dimenticare». Accanto a lei, Nadiya Kalapun, co-organizzatrice dell’evento e presidente dell’Associazione Italo-Ucraina NaRyna. Nadiya abita in Italia da 26 anni ma sua sorella vive ancora in Ucraina: «Quando ci sentiamo» ha raccontato, «parliamo di paura, di stanchezza, ma anche di tenere duro. È la stessa cosa che i partigiani italiani dicevano ottant’anni fa. Le parole sono diverse, la sostanza è identica».

Anche la politica ha deciso di aderire all’evento. Il Senatore Marco Lombardo di Azione ha definito i Pasdaran un regime terroristico e ha esortato tutti, soprattutto la sfera politica, a essere «molto fermi nel riconoscere la resistenza là dove oggi si combatte», sottolineando che «dietro la parola antisionismo si nasconde oggi una forma viscida e vigliacca di antisemitismo. Nessuno si può azzardare a minacciare l’esistenza di uno Stato come quello di Israele». Hanno fatto eco alle sue parole quelle di Matteo Di Benedetto della Lega, il quale ha ribadito come «la resistenza ci insegna che i popoli liberi uniti possono sconfiggere le dittature. Quello che sta accadendo in Iran è un massacro generalizzato di un regime verso un popolo disarmato. Troppi silenzi e troppe assenze sull’Iran». Fabrizio Fiori di Italia Viva ha voluto condividere la sua toccante esperienza come volontario sulle ambulanze in Ucraina ma anche la storia del nonno, che ha aiutato moltissime persone a salvarsi dai fascisti e dai tedeschi. Importante anche la testimonianza di Andrea Cavallini del Partito Liberaldemocratico a proposito del regime liberticida venezuelano, che ha costretto il 25% della popolazione, circa 15 milioni di persone, ad abbandonare la propria casa e i propri cari.

Fabiana Di Segni, che ha lasciato il PD per un clima che definisce apertamente antisemita, è intervenuta telefonicamente, portando la storia di sua nonna, deportata a sedici anni, sopravvissuta e salvata da un militare italiano e da una staffetta partigiana che la riaccompagnarono fino a Roma. Le sue parole sono state particolarmente illuminanti: «L’antifascismo è il fondamento della nostra democrazia. La parola resistenza è stata abusata, piegata. Dobbiamo difenderne il significato». Tra gli altri messaggi, quello del vicesindaco di Ravenna Eugenio Fusignani, Segretario Regionale del PRI, letto da Tommaso Migliaccio, determinato nel ricordarci che «la Resistenza non è un archivio da commemorare una volta l’anno ma una bussola. La libertà o è indivisibile o non è. Dai ragazzi di Piangipane alle mura di Gerusalemme: è la stessa battaglia». Ha poi aggiunto: «Il PRI è e sarà sempre dalla parte del popolo israeliano. Siamo convinti che le libertà dell’Occidente iniziano dalla difesa delle mura di Gerusalemme. Se cade Gerusalemme, arretra l’Europa».

Il Generale Li Gobbi, in un intervento letto da Nadiya Kalapun, ha ricordato le gesta eroiche di suo zio, torturato a morte dai tedeschi, e di suo padre: «Se fosse ancora in vita, sono convinto che oggi il suo cuore batterebbe per gli ucraini che vogliono difendere la propria indipendenza, per gli israeliani che si difendono dal terrorismo dei proxy iraniani, per gli iraniani che anelano a liberarsi da un regime criminale». Anche la vicepresidente del Parlamento europeo Pina Picierno, PD, ha mandato un messaggio, accolto con un grande applauso: «La libertà non è mai acquisita una volta per tutte. La Resistenza italiana non è solo memoria, è un metodo. È la scelta concreta di opporsi all’oppressione, anche quando il prezzo è alto». Molto forti sono state anche le parole di Rocco Rosignoli di Shanì Collettiva rivolte all’Anpi: «Un attacco deliberato contro civili non è Resistenza. Lo stupro di massa non è Resistenza. Quello che vedo oggi nelle nostre piazze è antisemitismo travestito da causa umanitaria. Mi sono dimesso dall’ANPI quando ho sentito il presidente nazionale dire “basta con queste accuse di antisemitismo a capocchia”. Il 25 aprile è ancora il mio giorno. Non rinuncerò mai al 25 aprile. Il 25 aprile è mio».

La manifestazione è poi continuata con le testimonianze di chi oggi resiste per esistere. Storie di persone comuni, che si sono accordate con le parole con cui Carmen Dal Monte ha chiuso la manifestazione, sottolineando la necessità collettiva di «difendere il vero significato del 25 aprile. Siamo qui per lottare insieme contro tutti i fascismi, vecchi e nuovi, ovunque si trovino… Perché la resistenza non vive solo nei libri o negli eventi che negli ultimi anni spesso sono stati oltraggiati: vive nelle persone che la tramandano e in quelle che la scelgono. Adesso come ottant’anni fa».

Il grande archivio di Israele

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