Il 25 aprile non è più la festa della memoria, della libertà e dell’unità nazionale
di Francesco Lucrezi - 25 Aprile 2026 alle 08:11
Ho avuto di modo di scrivere, su questo giornale, lo scorso mese di gennaio, alcune note in cui esprimevo le ragioni a favore e contro la prosecuzione della celebrazione del Giorno della Memoria. Dopo avere esposto, in un primo articolo, gli argomenti a favore, ne ho scritto però diversi altri in cui esponevo le ragioni per cui, secondo me, questo tipo di commemorazione sarebbe ormai diventato inutile, anzi controproducente. Le ragioni “contro”, quindi, mi sembravano prevalere, e non ho cambiato idea. Chiudevo la mia riflessione con un ultimo testo in cui non proponevo l’abolizione delle cerimonie, ma subordinavo la partecipazione alle stesse, da parte delle persone in buona fede, ad alcune precise condizioni.
In occasione del 25 aprile, faccio lo stesso. Tranquillizzo però i lettori, perché la questione, in questo caso, mi sembra più semplice, e mi richiederà meno spazio. Sono più chiare tanto le ragioni a favore, quanto quelle contro la manifestazione. A favore delle celebrazioni, ovviamente, c’è l’importanza di sottolineare il valore della libertà e della democrazia, che il nostro Paese ha conquistato a prezzo di tanti sacrifici. Gli italiani, si sa, sono un popolo smemorato, ed è bene che siano indotti a ricordare che i diritti, le opportunità e le tutele di cui oggi godono (pensiero, parola, giustizia, dignità, salute, uguaglianza…), per quanto incomplete e perfettibili, non sono una condizione naturale dell’esistenza, ma il frutto di una grande battaglia storica, non solo militare, il cui esito non era affatto scontato.
Il fascismo ha rappresentato una pagina nera della storia del nostro Paese, che potrebbe essere rappresentata come una progressiva discesa lungo il cammino delle bolge dell’Inferno dantesco: dalla marcia su Roma al delitto Matteotti, dall’olio di ricino allo scioglimento del Parlamento, dall’aggressione all’Etiopia all’alleanza con la Germania di Hitler, dalle Leggi razziali alla vile pugnalata alla schiena di una nazione già sconfitta, e la baldanzosa entrata in una guerra che ci si illudeva fosse già quasi finita, grazie ad altri, fino all’orrenda esperienza della Repubblica Sociale, la Risiera di san Sabba e altre atrocità. E la responsabilità di tutto questo non è certo stata del solo Mussolini (definito da papa Pio X “uomo della Provvidenza”), che ha goduto, fino quasi all’ultimo, di un larghissimo consenso popolare. Pochissimi dei gerarchi pagarono per i loro crimini, e in modo quantomai blando, la Chiesa non disse una parola, e il Re, complice di tutto, morì comodamente nel suo letto, dopo essere fuggito.
Tutto questo deve essere ricordato, e le manifestazioni del 25 aprile sono state decisamente utili, fino a quando hanno contribuito a tenere vivo questo ricordo. Anche il 25 aprile dovrebbe essere un Giorno della Memoria, e un Giorno della Libertà. Custodire la memoria e celebrare la libertà non significa imporre (come si faceva e si fa nei Paesi dell’Est) una visione unilaterale e propagandistica del passato, forgiata a uso e consumo del regime. In Italia c’è anche la libertà di ricordare il passato in un modo diverso, e anche di consderare il fascismo un fenomeno positivo, del tutto o in parte (il famoso “Mussolini ha fatto anche delle cose buone”), così come c’è la libertà di dimenticare tutto, di farsi solo i fatti propri. Ma è giusto che la Repubblica inviti i cittadini a ricordare, ognuno secondo la propria libera coscienza, la storia da cui essa è nata. Non si tratta solo di un compleanno, ma di qualcosa di molto più importante, significativo e doloroso.
In quanto giorno della memoria e della libertà, il 25 aprile dovrebbe essere anche il giorno dell’unità nazionale, perché la memoria e la libertà sono di tutti. E va ricordato che tale celebrazione è nata, fin dall’inizio, proprio con questo intento. Non è stata concepita come una manifestazione di parte, né “di sinistra”. Fu su proposta del Presidente del Consiglio Alcide De Gasperi che il Principe Umberto II, il 22 aprile 1946, emanò un decreto che dichiarava che “la celebrazione della totale liberazione del territorio italiano, il 25 aprile 1946 è dichiarata festa nazionale”. Fu una scelta saggia, giusta, doverosa, così come è stato saggio, giusto e doveroso celebrare la ricorrenza anche negli anni successivi. E oggi? Conserva ancora, questa celebrazione, il suo significato originale? È ancora la festa della memoria, della libertà e dell’unità nazionale? Ne parleremo la prossima puntata. Ma posso anticipare la mia risposta: no.