Il suicidio dell’Italia sul 25 aprile: strappa le sue radici e si consegna ai vandali pro-Pal

di Redazione - 27 Aprile 2026 alle 08:19

The April 25 march in Piazza del Duomo – Milan, Italy – Friday, 25 April 2025 (photo Stefano Porta / LaPresse)

Il 25 aprile per la Repubblica italiana dovrebbe essere un giorno sacro, perché ci ricorda che siamo scampati a una dittatura, che ci aveva trascinato nel disastro della Seconda guerra mondiale, la guerra più atroce di tutti i tempi, culminata con l’esplosione delle prime due bombe atomiche sganciate dagli Usa sul Giappone. Mossa disperata e dovuta alla resistenza che le tre nazioni dell’Asse opponevano alle forze democratiche e antagoniste. L’Europa non si sarebbe mai liberata delle dittature, che l’opprimevano senza l’intervento degli Stati Uniti d’America, che hanno perduto tanti uomini sul suo territorio.

Soltanto nello sbarco in Normandia, gli americani hanno perso 2.500 uomini il 6 giugno 1944 e quasi 29.000 nei mesi successivi, un tributo di sangue enorme. Il 25 aprile l’Italia ricordava anche questi morti e quelli dello sbarco di Anzio, ammontanti complessivamente ad oltre 5.500; per quello che si dirà dopo, questi morti sono stati espulsi dalle manifestazioni. Questo giorno è stato per anni anche un giorno di festa nazionale fino a che non è stato “profanato” in virtù di altre esigenze politiche. Sgombriamo subito il campo da considerazioni che i “critici di questo pensiero” opporrebbero immediatamente, e cioè tutti quelli che si sono impadroniti di questo giorno e di queste piazze hanno i loro motivi e le loro richieste, a cominciare dai palestinesi che, per la prima volta in modo serio, potrebbero avere un loro Stato. A loro si potrebbe dedicare un altro qualsiasi giorno dell’anno, purché non in concomitanza col 25 aprile, giorno in cui nelle piazze e nei cortei dovrebbe sfilare solo il tricolore italiano.

La situazione è andata sempre più peggiorando, fino alla “giornataccia” di sabato 25 aprile 2026, giorno in cui non solo sono sfilate esclusivamente  bandiere palestinesi, ma la Brigata Ebraica e la bandiera americana sono state espulse da un corteo di Milano. Se si esaminano attentamente gli eventi, però, una cosa salta subito agli occhi: la totale assenza delle istituzioni italiane a questi cortei di impostori. È come se lo Stato, nelle sue massime espressioni, si sia accontentato di andare in Piazza Venezia a rendere omaggio a un caduto “ignoto” della Prima guerra mondiale, lasciando campo libero alle altre piazze, mentre sarebbe stato opportuno che queste somme autorità le avessero presidiate, come di sicuro ha fatto quel “milite ignoto” uscendo dalla sua trincea.

La convinzione che si matura, inoltre, porta a credere che “il popolo palestinese” sia stato una volta di più ingannato e derubato dei suoi diritti, succube degli organizzatori delle manifestazioni che non si sono svolte in memoria e a favore dell’Italia e dei caduti suoi e di chi ha lottato con noi e per noi, ma contro e soprattutto contro gli stessi palestinesi. In fondo, questi poveretti sono sempre stati vittime dei loro fratelli e c’è da credere che, presi uno ad uno, non abbiano niente contro gli ucraini o i cittadini iraniani scampati agli ayatollah e rifugiatisi in Italia. La giornata di festa, invece, è stata bullizzata da questi organizzatori che si identificano con gli antagonisti, con le forze di opposizione di sinistra, con i sindacati di sinistra.

Che in mezzo a questi campioni dell’umanità “contro” ci siano anche partiti che con la sinistra non hanno niente a che vedere è un dettaglio che ha, invece, favorito un altro cortocircuito. Poiché si sta procedendo a rapidi passi verso una nuova demonizzazione degli ebrei, attraverso lo Stato d’Israele, gli estremi si sono toccati e sono ricomparsi anche gli “antisemiti di destra”. Aldo Moro diceva che la democrazia aveva bisogno del “centro” in cui dovevano incontrarsi le cosiddette “convergenze parallele”, ovvero il partito comunista e la democrazia cristiana, a significare che un Paese fragile come il nostro aveva bisogno di tutti per uscire dalle sue crisi d’identità.

Così, il 25 aprile 2026 passerà alla storia con questo titolo: “Le piazze pro-Pal occupano le città italiane con le loro bandiere e le loro intemperanze”. Il sottotitolo però è: “L’Italia abdica e strappa le sue radici, in una profanazione che assomiglia molto a un suicidio collettivo”.

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