“M”, il veterano del Mossad che stava lavorando con gli italiani contro l’Iran

di Paolo Crucianelli - 27 Aprile 2026 alle 14:43

Il 21 aprile 2026, durante le celebrazioni dello Yom HaZikaron — il Giorno del Ricordo dei caduti israeliani — il direttore del Mossad David Barnea commemorava i caduti al servizio di Israele. A un certo punto citava un agente identificato solo come “M”, morto all’estero in missione. “Durante l’Operazione Ruggito del Leone, i miei pensieri si sono riempiti di orgoglio per le azioni di M., caduto fuori da Israele mentre svolgeva il suo dovere. Le operazioni da lui guidate hanno combinato creatività, astuzia e tecnologia avanzata, influenzando in modo significativo il successo della campagna contro l’Iran”. Poche parole, volutamente prive di dettagli, sufficienti però perché i media israeliani riportassero alla luce una vicenda italiana archiviata da tre anni.

Il 28 maggio 2023, da Lisanza, frazione di Sesto Calende, salpava la Gooduria: una house boat di 16 metri di proprietà dello skipper Claudio Carminati, che con quella barca viveva insieme alla compagna Anya Bozhkova, cinquantenne russa. A bordo c’erano 21 passeggeri, diretti all’Isola dei Pescatori per festeggiare — ufficialmente — il compleanno di uno di loro; però erano tutti agenti dei servizi segreti: 8 italiani dell’AISE e 13 israeliani del Mossad. La barca trasportava 8 persone in più rispetto al limite legale di 15.

Intorno alle 19 si abbatté sul lago un downburst — una violenta colonna d’aria fredda che scende verticalmente con raffiche oltre i 100 km orari, fenomeno estremo e localizzato di cui sul Lago Maggiore non si registravano precedenti. La Gooduria si rovesciò e affondò. Morirono in quattro: Anya Bozhkova, Claudio Alonzi e Tiziana Barnobi dell’AISE, e un israeliano di 54 anni identificato come Shimoni Erez —un’identità di copertura. I 19 superstiti raggiunsero la riva a nuoto.

Le testimonianze raccolte dai Carabinieri al pronto soccorso furono identiche tra loro: “Sono un funzionario della Presidenza del Consiglio”, dissero gli italiani. “Faccio parte di una delegazione governativa israeliana”, risposero gli israeliani. Nient’altro. La Procura di Busto Arsizio che intendeva riconvocarli nei giorni successivi, non ne ebbe il tempo: tutti gli israeliani furono rimpatriati con un jet del Mossad a poche ore dal naufragio. Il governo italiano pose il segreto di Stato. L’indagine si limitò all’unico soggetto disponibile: lo skipper Carminati, che nel 2024 patteggiò quattro anni per naufragio e omicidio colposi. Una sentenza tecnicamente corretta, ma che non tiene conto di un dato sostanziale: Carminati era “persona di fiducia” dei servizi, non un noleggiatore scelto a caso. Non era in posizione di rifiutare la navigazione a 21 agenti segreti, né di imporre un limite di passeggeri che la missione stessa rendeva impossibile rispettare.

Nel 2024 era arrivata una prima conferma istituzionale discreta: nella sede del DIS a Palazzo Chigi, la targa commemorativa dei caduti, aggiornata, riportava per Alonzi e Barnobi la stessa dicitura: “Perde la vita nelle acque del Lago Maggiore il 28 maggio 2023, nel corso dello svolgimento di una delicata attività operativa con Servizi Collegati Esteri“. Non una gita, dunque, ma un’operazione segreta. Le parole di Barnea il 21 aprile hanno aggiunto l’ultimo tassello: l’agente “M”, veterano del Mossad con trent’anni di servizio, stava lavorando con i colleghi italiani per impedire all’Iran di acquisire tecnologie avanzate. La scelta lago Maggiore non era casuale: l’area è uno dei centri europei per la produzione di componentistica ad alta tecnologia a potenziale doppio uso civile-militare, e le filiere di acquisizione iraniane in Europa erano nel mirino di entrambi i servizi.

La morte di “M” non fermò l’operazione. Altri agenti la portarono avanti per quasi tre anni, fino alla guerra USA-Israele contro l’Iran del febbraio 2026. Barnea non pronunciava una formula retorica: attribuiva a quell’uomo un contributo “significativo” al successo dell’Operazione Ruggito del Leone, la campagna che ha inflitto all’Iran i danni più pesanti al suo sistema militare e istituzionale degli ultimi decenni. Quello che accadde sul Lago Maggiore fu con ogni probabilità un incidente: un fenomeno meteorologico estremo e imprevedibile. Una morte banale al servizio di una missione che non lo era affatto. Il resto è segreto di Stato.

Il grande archivio di Israele

Abbonamenti de Il Riformista

In partnership esclusiva tra il Riformista e JNS

ABBONATI
0
Esprimete la vostra opinione commentando.x