Italia, patria del sentimento anti-occidentale: accarezza la Flotilla e pugnala Israele

di Marco Del Monte - 8 Maggio 2026 alle 11:23

In questo momento sui fronti aperti (dall’Ucraina all’Iran) si può dire che sia in corso una guerra “guerreggiata”, pronta a riesplodere al primo soffio di vento contrario. Il passato non ha insegnato niente ai vari governanti, alcuni dei quali si credono in possesso della saggezza divina e tracciano scenari senza senso. Se avessero studiato un po’ più attentamente la storia del Medio Oriente negli ultimi cento anni, forse capirebbero che si sta parlando sempre della stessa guerra, rallentata da vari cessate il fuoco. Invece, con i Paesi che l’hanno riconosciuto, firmando dei veri e propri trattati di pace, come Egitto e Giordania, Israele intrattiene dei buoni rapporti e sta portando avanti degli ottimi accordi commerciali. Tra questi Stati ci sono gli Emirati del Golfo che, perciò, sono oggetto di continui attacchi da parte dell’Iran.

Secondo una previsione fatta dalle “sette sorelle” dell’energia mondiale, negli anni prima del Covid, anche tra Israele e il Libano si stava raggiungendo la pace e il reciproco riconoscimento, per cui sarebbe stato possibile mettere a fattor comune lo sfruttamento del colossale giacimento di gas, che si trova sotto il “mare” che va dalla Siria a Cipro, passando per Gaza e l’Egitto. È evidente che questo “paradiso” non poteva durare, perché sarebbe stato di fatto il riconoscimento di una situazione, in cui i Paesi musulmani sarebbero stati subalterni (tecnicamente) al loro nemico storico. Nell’Europa occidentale si poteva vedere il quadro come riflesso in uno specchio, dove al posto dei Paesi bastava mettere le varie compagnie petrolifere cui il “giacimento” faceva gola. A Est si muoveva un altro attore, Gazprom, che avrebbe voluto partecipare alla tavola, ma fu spiazzato dalle mire di Putin sull’Ucraina. Qualcosa è andato storto, perché la guerra pensata da Putin si è rivelata lunga e sanguinosa, sfuggita completamente di mano allo zar, che ha messo all’angolo proprio la Gazprom, che ha dovuto per forza di cose percorrere altre strade.

Come fare? Ecco il colpo di genio: trovare un Paese Nato particolare dove albergasse qualche simpatia pro-russa e dove il “mondo occidentale” avesse delle difficoltà oggettive. In effetti ce n’era uno con tutti i requisiti, ed era la terra “dove il sì suona”, per rubare le parole al nostro sommo poeta. In effetti, l’Italia è uscita dalla Seconda guerra mondiale assai acciaccata, ufficialmente sconfitta, insieme alla Germania e al Giappone, ma vittoriosa “per merito” dei partigiani, sede del Papato cattolico e albergo del più forte Partito Comunista dell’occidente; legata agli Stati Uniti dal “piano Marshall”, ma antiamericana viscerale per quasi metà della popolazione; abbastanza razzista e antisemita, ma capace di relegare il partito neofascista al di fuori del Parlamento. L’Italia, però, in quel periodo che va dalla fine della guerra agli anni Sessanta, ha avuto anche degli uomini di larghe vedute, come Enrico Mattei e Gianni Agnelli, che hanno contribuito a inserirla nel mercato internazionale dei “petroli” e dei derivati, tanto da tirar fuori un colosso come Montedison.

Passata l’epoca di Tangentopoli, l’Italia si è rimessa in moto, sempre facendo i conti con le sue contraddizioni. In questo momento, per esempio, è l’unico Paese del globo terracqueo che si occupa delle varie Flotille anti-israeliane, prendendo delle iniziative a dir poco stravaganti. Tutto il resto del mondo non dedica neanche un minuto a queste vicende, mentre qui si raccolgono le istanze dei naviganti, anche se non sono italiani, fino a investire la Procura presso il Tribunale di Roma di indagini contro un altro Stato sovrano, quale è Israele. I soloni si improvvisano avvocati internazionali, ignorando che Israele sta esercitando un suo diritto, che qualunque altro Stato avrebbe esercitato. Dulcis in fundo, i partiti di opposizione stanno facendo incetta di candidati musulmani, o comunque stranieri naturalizzati, in grado di coagulare tutti i sentimenti anti-occidentali possibili. Siamo un grande Paese o, semplicemente, un “refugium peccatorum”?

Il grande archivio di Israele

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