Il masochismo dell’Italia: si danneggia da sola pur di demonizzare Israele

di Marco Del Monte - 12 Maggio 2026 alle 08:16

C’è una vecchia storia che può essere declinata in varie versioni, e che racconta di un uomo che – per far dispetto a un amico (o a sua moglie) – compie un gesto autolesionistico: quando si rende conto che il “punito” è lui stesso è troppo tardi. Nei giorni scorsi abbiamo assistito all’ennesima, inconcludente manifestazione di intolleranza nei confronti dello Stato di Israele, al quale i soliti gruppi pro-Pal e affiliati volevano impedire di partecipare alla Biennale di VeneziaA questi gruppi intolleranti lo Stato italiano si è ormai arreso, e l’unica cosa (buona) che riesce a fare è mandare al sacrificio le Forze dell’ordine regolarmente attaccate, ingiuriate e ferite anche nella propria dignità.

La giustificazione ricorrente è quella che uno Stato democratico non può impedire a nessuno di manifestare il proprio dissenso, anche se ormai regolarmente questo dissenso inquina ambiente e coscienze, perché è facile scaricare tutto su un solo soggetto, quando la realtà dei fatti dice altro. Per esempio, è un fatto assodato che a Gaza ogni anno si correva una maratona in piena regola con la partecipazione di gruppi provenienti anche dall’estero e, soprattutto, con la partecipazione di squadre femminili. Da quando Gaza è in mano ad Hamas, la partecipazione delle donne è stata impedita, e da tre anni la “kermesse” è stata sospesa; ora riprende in tutte le sue componenti e, meraviglia delle meraviglie, riprende perché ora Gaza non è più completamente assoggettata ad Hamas. Questo è il genocidio perpetrato dagli israeliani! Sono arrivati atleti e atlete da ogni parte del mondo, e molte donne hanno ottenuto riconoscimenti e premi.

Naturalmente in Italia non è stato dato alcun rilievo mediatico a questo avvenimento, ma si continua a permettere che Milano e Bologna siano ostaggio dell’ormai abituale corteo pro-Pal. Le motivazioni anti-Israele sono monotone e ripetitive, e non porteranno certo alla nascita di uno Stato, semplicemente perché manca tutto – dai presupposti ai confini – e di classe dirigente non si sente neanche parlare. I nostri bravi partiti di sinistra spingono per il riconoscimento dello Stato di Palestina, ma è come proporre di dare una veste visibile al “fantasma del Louvre”.

Ma le conseguenze delle insipienze di molti uomini politici italiani non si fermano qui, perché c’è un altro fatto di cui si è occupato il Riformista l’anno scorso, con un articolo dal titolo “odio d’oliva”: il flagello della malattia degli ulivi pugliesi, la xylellaLa Giunta regionale aveva approvato un contratto con una società israeliana, leader mondiale per lo studio e la soluzione di questa vera e propria piaga. Israele è l’unico Paese al mondo dove le piante di ulivo malate di xylella non si abbattono, ma si curano. L’anno scorso le varie Giunte regionali e comunali di sinistra hanno intrapreso una gara tra loro a chi riconosceva per primo la cittadinanza a una nota “rapporteur” dell’ONU per la Palestina, la quale – per sostenere la causa palestinese – ha contribuito a far assumere a queste Giunte decisioni assolutamente masochistiche. La Regione Puglia, non si sa bene se per compiacere questa visione oppure per essere più lealista di lei, ha rescisso il contratto con la società israeliana.

Inutile dire che il “flagello xylella” ha ripreso vita, diventando ancora più virulento, perché è come quando si ha un’infezione e si interrompe la somministrazione di antibiotici: l’effetto è quello di selezionare batteri più forti. L’effetto immediato è stato quello di dover abbattere qualche migliaio di piante malate. Ma c’è un’altra cosa che farebbe sorridere se non fosse tragica: tra i partiti di sinistra che si perdono nelle “vaghezze palestinesi” ce n’è uno che si ispira alla conservazione dell’ambiente, e che ora dovrebbe spiegare come si giustifica l’Iran che – scaricando in mare il petrolio bloccato nel Golfo Persico – ha provocato una “chiazza” di 75 chilometri quadrati. In fondo, alla fine della Seconda guerra mondiale una qualche giustizia (Norimberga) c’è stata: come si dice, “c’è un giudice a Berlino”.

Il grande archivio di Israele

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