La lezione di civiltà di Israele: proteggere la dignità dei suoi figli anche davanti agli orrori di Hamas
di Enrico Cerchione - 18 Maggio 2026 alle 11:07
Il rapporto esecutivo della Civil Commission “Silenced No More, Sexual Terror Unveiled” conclude, dopo due anni di indagine, che la violenza sessuale è stata sistematica e deliberata negli attacchi di Hamas del 7 ottobre, inclusa durante la cattività degli ostaggi a Gaza. Basato su una vasta mole di prove, il documento identifica tredici “pattern” ricorrenti di abusi (tra cui stupri, stupri di gruppo, torture sessualizzate, mutilazioni, umiliazioni familiari e registrazioni video diffuse per terrorizzare), e li qualifica come crimini di guerra, crimini contro l’umanità e atti genocidari.
E qui entra in gioco la differenza abissale tra civiltà e barbarie: Israele ha avuto a disposizione tutto il materiale probatorio, video dei soccorritori, bodycam e telefonini dei terroristi stessi (il giovane jihadista che chiama esultante i genitori: “Ho ucciso dieci ebrei! Con la benedizione di Allah!” e i genitori che gioiscono), fotografie forensi, testimonianze degli arrestati di Hamas e Jihad Islamica. Avrebbe potuto inondare il mondo con quelle immagini di corpi profanati, di donne nude e legate, di scene di tortura sessuale. Avrebbe potuto vincere la battaglia della comunicazione istantanea. Non lo ha fatto. E questa scelta è la dimostrazione più alta di civiltà.
Israele ha lottato per comunicare al mondo il proprio lutto e il pogrom subito, ma ha preferito proteggere la dignità delle vittime. Ogni corpo violato è il nostro corpo, ogni figlia stuprata è nostra figlia, ogni fratello torturato è nostro fratello. Non ha voluto dare ai barbari e a chi li sostiene la soddisfazione di godere dello spettacolo immondo. Non ha voluto che migliaia di persone, già corrotti da un odio ideologico, potessero “consumare” la sofferenza dei suoi cittadini come intrattenimento o propaganda. Ha scelto il rispetto, anche a costo di lasciare terreno ai negazionisti. Al contrario, Hamas ha sempre fatto l’esatto opposto. Ha filmato e diffuso le proprie atrocità per festeggiare e terrorizzare. E quando serve la narrazione vittimista, non esita a mentire e organizzare messe in scena: indagini giornalistiche tedesche (Bild e Süddeutsche Zeitung) hanno documentato come fotografi sotto controllo di Hamas abbiano messo in scena o selezionato immagini di sofferenza a Gaza, bambini malati usati come arma mediatica, foto riciclate da altri contesti, il tutto per alimentare la macchina della propaganda globale (compreso premio Pulitzer). Con l’obiettivo di “sovrascrivere” le immagini del 7 ottobre con un fiume di fake news e montaggi.
È questa la linea di demarcazione netta: una civiltà rispetta i suoi morti e i suoi sopravvissuti anche nella comunicazione della verità più atroce. La barbarie li usa come armi, vivi o morti, veri o falsi che siano. Oggi, di fronte al nuovo rapporto della Civil Commission, qualcuno potrebbe chiedersi se non sia arrivato il momento di mostrare tutto. Io resto dalla parte di Israele e del rispetto per i suoi figli. Non darò mai ai barbari la soddisfazione di trasformare il nostro lutto in un loro spettacolo. La verità è già scritta nelle migliaia di pagine di testimonianze, nei database forensi, nell’archivio della Civil Commission. Non serve profanare ulteriormente le vittime per farla trionfare. E la civiltà, alla fine, è proprio questo: scegliere la verità senza abbassarsi al livello del mostro.