La vigliaccheria dell’Europa: tradisce Trump ma tratta con l’Iran per lo Stretto di Hormuz
di Marco Del Monte - 19 Maggio 2026 alle 14:27
Tra sabato e domenica sono successe delle cose che danno la misura della “ritirata europea” di fronte al mondo islamico e alla sua legge. A Modena un immigrato di seconda generazione marocchino, nato in Italia e con nazionalità italiana, alla guida di un veicolo lanciato a tutta velocità, ha invaso la zona pedonale ferendo gravemente otto persone; sceso poi dall’auto che si era arrestata contro le vetrine di un negozio, schiacciando una povera passante, ha accoltellato un paio di persone, prima di essere bloccato. Appena arrivata la notizia, i tg (a reti unificate) si sono affrettati a fornire lo stato clinico psichiatrico del “povero ragazzo” che era stato in un’apposita struttura fino a due anni fa. Altri, più comprensivi, hanno detto che era stato bullizzato da piccolo. Insomma, nessuno ha detto che quello che era successo era la fotocopia esatta dei mercatini di Berlino o della “rambla” di Barcellona, e che lo spericolato autista era un “cane sciolto”, che ha rispettato alla lettera i “consigli” del profeta, che invitava a lanciare i cavalli sulla folla per terrorizzare gli infedeli.
In Europa, per inquadrare bene questi fatti, ormai ricorrenti, si aspetta sempre l’evidenza, anche se i soggetti politici di sinistra, prima di affermare una cosa del genere, si farebbero strappare le unghie. Cosa spinge gli europei a sottilizzare questi fatti gravissimi se non la paura di subire ritorsioni? Nel frattempo si sta riscrivendo la storia per far passare la tesi che le radici del cristianesimo non affondano nell’ebraismo, ma sono nate spontaneamente da un humus islamico in nuce, in attesa che sbocciasse la “Verità”. Insomma, il Cristianesimo non viene considerato una religione, ma un’incubatrice, che solo ora comincia a dare i suoi frutti, la cui maturazione viene accelerata con tali operazioni eseguite da questi valorosi “lupi solitari”.
Così si giustifica l’assenza di presepi e alberi di Natale, nonché l’indottrinamento di intere classi delle elementari che vengono portate a lezione di Islam, il più delle volte senza il consenso dei genitori. Meglio fare questi gesti di pacificazione che ritrovarsi a piangere dei bambini falciati davanti a una scuola. Con la stessa filosofia i governi europei e l’Ue stanno affrontando il problema dello Stretto di Hormuz, con l’adesione formale all’imposizione del pizzo che gli iraniani vogliono porre alle navi in transito, dopo aver occupato militarmente uno specchio d’acqua internazionale. Mentre gli Usa stanno valutando se riprendere o meno le operazioni militari, l’Europa dà plasticamente conto di come si stia staccando dall’alleato americano. È scandaloso, infatti, che Paesi come Italia, Spagna, Francia, Inghilterra neghino il proprio spazio aereo e addirittura l’uso di basi militari comuni all’America, che sta combattendo una guerra costosa lontano dal territorio statunitense anche per noi.
Tanto più in questo momento che c’è da stringere i freni, Trump si ritrova ad essere pugnalato alle spalle come Giulio Cesare. C’è da inorridire al pensiero che, mentre si sta cercando di sterilizzare l’atomica iraniana, gli europei stiano trattando sul tariffario con l’Iran direttamente. Basta pensare che ogni Paese fin qui andava dicendo che avrebbe partecipato a mantenere la libera navigazione nello Stretto di Hormuz solo a guerra finita: non lamentiamoci poi se gli Stati Uniti d’America ci offriranno gli avanzi del pranzo.