L’Italia s’è desta nel quadro internazionale sempre più instabile

di Marco Del Monte - 24 Maggio 2026 alle 09:51

Tra giovedì 21 e venerdì 22 maggio la guerra russo-ucraina ha avuto una svolta, sfavorevole alla Russia: i servizi ucraini hanno infatti colpito in profondità la regione del Donesk, uccidendo o ferendo più di 100 agenti dei servizi russi.

Un colpo durissimo che dimostra come la “collaborazione sotto copertura” tra Ucraina e Israele possa rovesciare i tavoli.

Tempo fa ebbi modo di scrivere un articolo pubblicato sul Riformista il cui titolo recitava “se l’Ucraina avesse avuto l’Iron Dome, avrebbe già vinto la guerra” ed è quello che sta succedendo.

Ma cosa dà in cambio l’Ucraina…? Un drone molto economico che permette di neutralizzare quelli iraniani (che sfuggono al sistema israeliano) utilizzati anche dalla Russia.

Il passaggio di informazioni e la relativa collaborazione è stata favorita dagli Emirati Arabi Uniti dopo la visita di Zelensky di dieci giorni fa.

Subito dopo, emissari israeliani, in gran segreto, hanno trasferito delle batterie Iron Dome negli Emirati stessi e le cose hanno preso un’altra piega.

Nel frattempo Trump sta trattando direttamente con l’Iran e sta dedicando più di un pensiero a Cuba.

Non sembri strano, ma il Paese più preoccupato di tutto ciò è l’Italia, più volte minacciata dal tycoon, per non aver collaborato alla guerra in Iran e per avere in un certo senso guidato gli altri paesi europei allo scopo di dividersi lo stretto di Hormuz a guerra finita.

Trump non scherza ed ha già disposto la ridislocazione di 5000 militari dall’Europa Occidentale in Polonia.

Questo apre la strada al ridimensionamento dell’ombrello americano e alla necessità di ogni Paese Europeo a provvedere alla propria difesa e, in questo campo, l’Italia si è trovata scoperta.

Per di più, dopo la sconfitta al referendum sulla giustizia, Palazzo Chigi si sta irrigidendo nei confronti di Israele, cominciando ad inseguire la sinistra.

Alla prima occasione, infatti , ha  accusato Israele di usare troppa forza nei confronti dei libanesi e degli uomini italiani del contingente Unifil.

Questo ci ricorda che la procura di Roma ha già aperto un fascicolo per l’ultimo missile caduto sul “contingente”, pur non essendo certi della provenienza.

Il Ministro degli Esteri Italiano ha preso subito l’iniziativa di parlare a nome di tutti i Paesi interessati (mentre abbiamo visto che l’unico interessato è il nostro), incaricandosi di proporre all’UE di mettere sotto sanzioni alcuni ministri israeliani.

Tutti i partiti di opposizione sono andati all’attacco, chiedendo l’interruzione di ogni collaborazione o intesa con lo Stato di Israele.

Fin qui si tratterebbe di un aspetto politico e potrebbe anche essere comprensibile, invece lo Stato Italiano sta ripetendo l’errore fatto in tre altre occasioni che andremo ad esaminare.

Il primo episodio riguarda la vicenda dei due marò Massimiliano Latorre e Salvatore Girone, iniziata nel 2012, quando i due militari di scorta alla petroliera italiana Enrica Lexie ebbero la ventura di uccidere due pescatori indiani.

La petroliera con uno stratagemma fu attirata in acque territoriali indiane, dove avvenne l’arresto dei due militari, trascinati in una vicenda decennale.

Il vero motivo, però, era un altro: la procura di Roma mise sotto inchiesta il ministro della difesa indiano per aver preteso una tangente su una mega fornitura di elicotteri militari “Agusta”.

L’India annullò il contratto e non ne rispose in alcun modo all’Italia, se non indirettamente con la vicenda marò.

Il quadro si completò con il fatto che due “marò” tedeschi, in circostanze analoghe, uccisero tre pescatori indiani; non solo non successe niente, ma il contratto dei velivoli fu girato alla Germania.

Qualche anno dopo l’ENI stipulò un contratto miliardario con la Nigeria per lo sfruttamento di alcuni pozzi petroliferi; anche qui uscì fuori il pagamento di una tangente internazionale e la procura di Roma mise sotto tiro il ministro dell’industria nigeriano: il risultato fu identico, perché l’Italia perse il contratto.

Nel gennaio del 2016, al Cairo, il ricercatore italiano Giulio Regeni scomparve e il suo corpo martoriato fu ritrovato lungo l’autostrada Cairo-Alessandria circa un mese dopo.

Fin dall’inizio la procura di Roma aprì un’inchiesta, arrivando alla conclusione che il fatto andava in capo ad alti funzionari dei servizi egiziani, sui quali fu istituito un fascicolo d’inchiesta; questi funzionari furono convocati a più riprese, ma non risposero mai.

La questione ancora non è risolta, ma il fatto che la politica abbia lasciato spazio alla magistratura ha comportato il rischio di un pesante incidente diplomatico, mentre un buon contratto dell’ENI è stato stracciato dall’Egitto.

Questi tre casi dovrebbero consigliare prudenza, perché Israele, non ostante i richiesti boicottaggi è tuttora il fornitore principale di sistemi militari di difesa e offesa, come è scritto pure sul Foglio del 22 maggio.

Non è affatto escluso che non sarà l’Italia ad interrompere i contratti, con il che il Paese resterà scoperto pure su questo fronte e tutto per una improvvida leadership a cui nessuno ci ha “chiamato”. No comment!

Il grande archivio di Israele

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