OCSE: l’economia di Israele crescerà nonostante i rischi legati alla guerra

4 Giugno 2026 alle 21:26

L’OCSE prevede che l’economia israeliana, colpita dalla guerra, crescerà del 3,3% nel 2026 e accelererà fino al 5,6% nel 2027, ma avverte che i rischi legati al conflitto e l’aumento del deficit potrebbero compromettere la ripresa.

L’attività economica sta riprendendo dopo gli scontri di marzo-aprile con Iran e Hezbollah, con una crescita dello Stato ebraico prevista per il prossimo anno circa il doppio della media globale, secondo quanto riportato mercoledì dall’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (OCSE), con sede a Parigi.

Prima dell’“Operazione Roaring Lion”, la produzione era sostenuta dal dinamismo del settore privato, incluso un aumento annualizzato dell’11% della produzione industriale nei tre mesi fino a gennaio e un incremento del 9,2% degli acquisti con carta di credito a febbraio, mentre la disoccupazione è scesa al 2,6%.

L’OCSE ha affermato che la ricostruzione e la ripartenza del settore delle costruzioni da metà marzo, insieme alla domanda abitativa accumulata, sosterranno la ripresa, con i consumi privati previsti in aumento del 6,8% nel 2027, anche se le esportazioni di servizi si riprenderanno più lentamente.

L’organizzazione ha tuttavia avvertito che una ripresa di combattimenti ad alta intensità o una brusca correzione dei mercati globali legati all’intelligenza artificiale potrebbero frenare la crescita, mentre una maggiore integrazione regionale e nuovi accordi commerciali potrebbero migliorare le prospettive.

Sul fronte fiscale, prevede che il deficit di bilancio salirà al 5,3% del PIL nel 2026 prima di scendere al 4,2% nel 2027, portando il rapporto debito/PIL al 71% il prossimo anno rispetto a circa il 60% del 2022, anche con gli aumenti programmati di IVA e imposte sul reddito inclusi nel bilancio statale 2025.

L’inflazione annua si è attestata all’1,9% ad aprile e l’OCSE prevede che la crescita dei prezzi resterà contenuta al 2,3% nel 2026 e al 2,1% nel 2027, grazie alla produzione domestica di gas naturale e alla resilienza dei mercati finanziari, che hanno registrato massimi storici in borsa e un rafforzamento dello shekel, dando alla Banca d’Israele margine per ridurre il tasso d’interesse di riferimento verso il 3,5%, dall’attuale 3,75%, nel corso del prossimo anno.

JNS

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