Ben-Gvir indagato. L’Italia è un Paese fondato sulle Procure: dà la caccia persino a un ministro di un altro Stato

di Marco Del Monte - 10 Giugno 2026 alle 11:37

Lunedì scorso, tra le notizie trasmesse dal Medio Oriente, ne è arrivata una da Roma (Piazzale Clodio, cittadella giudiziaria della Capitale): la Procura Generale presso il Tribunale di Roma ha indagato il Ministro israeliano Ben-Gvir. I capi d’accusa sono sequestro di persona; percosse; torture fisiche e psicologiche. Questi reati sono stati contestati su denuncia dell’organizzazione della “Global Sumud Flotilla” e riguardano anche cittadini non italiani.

L’Italia, purtroppo, non è più la “patria del diritto”, ma è diventata un Paese fondato sulle Procure, che, dato il vuoto pneumatico che regna in politica, la surrogano. Questa faccenda, infatti, andava gestita per via diplomatica, perché non è assolutamente legittimo che un Paese civile metta sotto inchiesta un rappresentante politico di un altro Stato. Inoltre, sarebbe stato contestabile l’eccesso di zelo, in quanto la Procura italiana ha agito anche in nome e per conto di altri soggetti non italiani. Questo è il quadro, ma la cosa più sconcertante è che l’Italia non è nuova a questo andare sopra le righe, e i precedenti lasciano sconcertati e dovrebbero provocare il “risentimento” dei ministri dell’Economia e dell’ex Commercio con l’Estero, oltre che del ministro per gli Affari Esteri.

Ora l’Italia si trova a gestire questa ulteriore faccenda politica per via giudiziaria. Ma è impensabile che un ministro di un altro Stato risponda alla giustizia italiana. Il governo già si trova esposto ai colpi dell’opposizione che vorrebbe interrompere le collaborazioni con Israele, ignorando che non sarà Israele a rimetterci.

Il grande archivio di Israele

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