Biblioteca Nazionale d’Israele, casa della memoria e della conoscenza del popolo ebraico

di David Gerbi - 12 Giugno 2026 alle 08:23

Durante il mio recente viaggio in Israele sono stato invitato a un incontro presso la Biblioteca Nazionale d’Israele a Gerusalemme. Devo ammettere che non avrei mai immaginato di trovare un luogo simile. È stata una delle esperienze culturali più sorprendenti e significative del mio viaggio. Appena arrivato, una membro dello staff mi ha accolto e mi ha raccontato la storia dell’edificio. Mi ha spiegato che il progetto è stato realizzato dal celebre studio di architettura svizzero Herzog & de Meuron, autore di alcune delle opere contemporanee più importanti al mondo, e che la particolare forma a spirale della biblioteca nasce da un’idea affascinante: la conoscenza, la saggezza e la comprensione discendono dal cielo verso la terra. L’architettura stessa diventa così il simbolo di un percorso che collega l’ispirazione spirituale alla vita concreta.

Entrando, sono rimasto colpito non solo dalla bellezza dell’edificio, ma anche dalle persone che lo frequentano. Ho visto ebrei religiosi, ultraortodossi, tradizionalisti e laici. Ho visto anche cittadini arabi, studenti e ricercatori provenienti da contesti diversi. Ho visto una donna araba lavorare accanto a un uomo ebreo religioso nello stesso spazio. Per chi conosce davvero Israele, questo non sorprende. Nella vita quotidiana israeliana è naturale incontrare medici, infermieri, ricercatori, insegnanti e professionisti arabi ed ebrei che lavorano insieme. Israele è una società complessa, multiculturale, multireligiosa e multietnica, nella quale il pluralismo non è soltanto un principio teorico, ma una realtà quotidiana. All’ingresso della biblioteca mi sono fermato a leggere una frase che mi ha profondamente colpito. Era riportata in ebraico, arabo e inglese: “A Gerusalemme sarà edificata una grande casa, alta e maestosa, nella quale saranno custoditi i frutti dell’opera del popolo ebraico dal momento in cui esso divenne una nazione. Verso questa grande casa convergeranno i nostri maestri, i nostri saggi e tutti gli studiosi del nostro popolo, e chiunque abbia un cuore capace di comprendere la nostra letteratura, e uno spirito che aneli e aspiri alla Torah, alla sapienza, alla conoscenza della storia del nostro popolo e della vita dei nostri antenati”. Dott. Joseph Chazanowich, 1899. Queste parole furono scritte dal Dottor Joseph Chazanowich, una delle figure centrali che promossero l’idea che avrebbe poi portato alla fondazione della Biblioteca Nazionale d’Israele. Quando le ho lette, ho capito immediatamente che non mi trovavo semplicemente in una biblioteca, ma in un luogo concepito come una casa della memoria e della conoscenza del popolo ebraico.

Successivamente mi è stato mostrato uno degli aspetti più sorprendenti del luogo. In una grande sala di lettura, dove viene mantenuto un silenzio assoluto con estrema cura, mi è stato spiegato che la biblioteca conserva milioni di volumi e che una parte significativa della gestione dei libri viene effettuata tramite avanzati sistemi robotizzati. È sufficiente richiedere un libro e, nel giro di pochi minuti, un sofisticato sistema automatico lo individua e lo consegna al lettore. Ho potuto osservare con i miei occhi il funzionamento di questo sistema e vedere i robot che recuperano e trasportano i libri richiesti. È stata la sensazione di assistere all’incontro tra la tradizione più antica e la tecnologia più avanzata. Ovunque ho visto persone studiare, leggere, consultare documenti e svolgere attività di ricerca. Gli spazi sono stati progettati per favorire non solo lo studio individuale, ma anche l’incontro e il dialogo. Ci sono sale luminose, aree comuni, caffetterie e luoghi in cui amici, colleghi e familiari possono incontrarsi, conversare e scambiarsi idee.

La biblioteca si trova in una posizione di straordinario valore simbolico, accanto alla Knesset, il Parlamento dello Stato d’Israele. È difficile non cogliere il significato di questa vicinanza: una democrazia stabile non si fonda soltanto sulle istituzioni politiche, ma anche sulla cultura, sulla memoria e sulla conoscenza. Durante la visita ho riflettuto molto sul motivo per cui gli ebrei vengono spesso chiamati “Am HaSefer”, il Popolo del Libro. Questo appellativo non si riferisce soltanto alla Torah o ai testi sacri. Esso esprime un legame profondo con lo studio, con la trasmissione del sapere da una generazione all’altra e con la responsabilità di custodire la memoria lungo il corso della storia. Per secoli, gli ebrei hanno copiato manoscritti, conservato libri, fondato scuole e case di studio. Grazie a questa dedizione all’apprendimento e alla conoscenza, il popolo ebraico è riuscito a preservare la propria identità anche nei periodi più difficili della sua storia. Forse questa è anche una delle ragioni per cui il contributo ebraico alla scienza, alla medicina, alla filosofia, all’economia e alla cultura continua a essere così significativo. Lo studio non è mai stato considerato soltanto uno strumento per acquisire informazioni, ma un mezzo per migliorare la società e la vita umana.

La visita alla Biblioteca Nazionale d’Israele mi ha ricordato quanto centrale sia il ruolo della conoscenza nella tradizione ebraica. È una tradizione che considera la domanda, la ricerca, lo studio e la memoria come valori sacri, appartenenti non soltanto al passato ma anche al futuro. Quando ho lasciato la Biblioteca Nazionale d’Israele ho avuto la sensazione di non aver visitato semplicemente un edificio straordinario, ma un simbolo vivente di una delle idee più profonde della tradizione ebraica: che la conoscenza, quando viene custodita e trasmessa alle generazioni future, sia capace di collegare il passato al futuro e di trasformarsi in una forza che genera speranza, continuità e rinnovamento.

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