Nel giorno del compleanno di Trump, il Medio Oriente resta al centro della scena internazionale
di Marco Del Monte - 14 Giugno 2026 alle 11:56
Domenica 14 giugno il Presidente Donald Trump compie ottant’anni e, secondo quanto riportato dai media americani, ha organizzato una festa con costumi dell’antico Impero romano, per dimostrare a chi e a cosa si ispira la sua politica.
Per la verità viene fuori un quadro poco gratificante, ma che forse aiuta a capire in che mani siamo e come potremmo finire.
L’Impero romano è la cosa più vagheggiata e più imitata al mondo. In tutte le epoche e a tutte le latitudini, non c’è dittatore o uomo politico di un certo spessore che non abbia sognato di vestire i panni di Giulio Cesare, il primo imperatore di fatto.
Giulio Cesare era un grande stratega ed anche questo aspetto è tra le cose più agognate. Ma l’Impero è irripetibile, così come i suoi grandi uomini; gli imitatori, perciò, sono destinati a figuracce e sconfitte.
Trump non fa eccezione e, quindi, è con questa lente che va osservato quello che sta succedendo adesso in Medio Oriente.
La guerra con l’Iran è soltanto l’ultimo tassello di una serie di “complessi” tutti dominati da un’inferiorità interiore, che si manifesta in tutta la sua drammaticità.
Il Presidente americano, come tutti i soggetti di questo tipo è egocentrico e come tale divoratore di collaboratori; sappiamo che non ha partecipato al matrimonio di suo figlio Donald jr. perché è rimasto alla Casa Bianca in un momento critico del conflitto con l’Iran, mentre ora che tutti dicono che il conflitto si sta per concludere, manda il suo vice, con la scusa del suo compleanno.
La spiegazione è più realistica, perché, di sicuro, non vuole mettere la faccia su un’altra sconfitta, che sarebbe l’ultima in ordine di tempo patita dagli USA, dopo Corea, Vietnam, Iraq ed Afganistan.
Anzi, ciò che ha realizzato Biden in Afganistan a confronto sia uno zuccherino. Partiamo da quì ed esaminiamo “le carte”.
In Vietnam e in Iraq gli Stati Uniti tentarono di ricorprire i “buchi” lasciati dalla Francia, ex potenza coloniale che aveva perso malamente a Dien Bien Phù (Vietnam) e si era ritirata precipitosamente dal suo protettorato in Iraq; in Afganistan, invece, gli USA subentrarono ai Russi, anch’essi pesantemente sconfitti.
In tutti e tre i casi gli Stati Uniti subentrarono senza conoscere nulla delle popolazioni che andavano a “visitare” e, quindi, in un certo senso, avevano qualche giustificazione, che attualmente non c’è.
Invece il sig. Trump ed i suoi collaboratori stanno dimostrando che, per loro, l’Islam è “uno sconosciuto”. È per questo, infatti, che si ritrovano con un musulmano sindaco a New York (e questo è ammissibile) che ha giurato sul Corano. Nessuno ha detto al signor Presidente che in due versi del Corano c’è l’obbligo della taqyya (menzogna rituale) che tanta parte ha pure negli accordi che si vanno a sottoscrivere con l’Iran.
Con la Repubblica Islamica, inoltre, gli USA stanno dimostrando ancora una volta di soffrire la filosofia islamica.
L’Islam, infatti, non negozia un bel niente: mercanteggia come si usa in tutti i suk del mondo e lo fa rispettando i dettami del suo testo sacro, cioè, come detto, applicando la taqiyya, cioè la menzogna rituale.
Anche in questo caso sarà così, perché un islamico non se ne fa niente del testo in inglese di un eventuale accordo; non dimentichiamo Oslo 1 (1993) e Oslo 2 (1995), quando Arafat e Rabin firmarono una quasi pace con reciproco riconoscimento (poi rimangiato e ridigerito).
Prova ne sia che, mentre si stanno preparando i testi di un “memorandum di intesa”, il Parlamento iraniano sta approvando il “regolamento per la riscossione dei pedaggi” nello Stretto di Hormuz.
Del nucleare si riparlerà, mentre l’Iran insiste (e nel testo in “parsi” figurerà) nel voler salvare Hetzbollah, includendo il Libano nel trattato; poi si dovrà discutere della forza di interposizione a Gaza (sul modello UNIFIL), ma affidata a Paesi musulmani (tra cui, pare, che l’Iran voglia includere la Turchia).
Questa è la base di discussione, mentre Israele che, a ragione si irrigidisce, è sempre più isolata.
Come già abbiamo avuto modo di dire, la guerra andava proseguita e finita nel giugno dell’anno scorso: buon compleanno presidente..!