L’Arcivescovo Moscone vuole boicottare lo scrittore israeliano Nevo. La sua colpa? Non allinearsi alla moda pro-Pal
di Redazione - 15 Giugno 2026 alle 13:28
di Carlo Momigliano
Ho letto con rispetto ed attenzione le dichiarazioni dell’Arcivescovo Franco Moscone, e mi permetto di riferirmi in particolare a queste ultime: “La questione non riguarda Nevo in quanto israeliano, ma non ha avuto il coraggio di portare un contributo di critica e chiarezza. Sono state escluse per molto meno altre persone e anche nazioni intere. La situazione attuale in Israele non è più sostenibile. Si richiede che un intellettuale dica le cose come stanno. Cosa che l’intellettuale in questione non ha fatto”.
Sono un lettore dei romanzi di Eshkol Nevo e mi permetto, sommessamente, di sottoporre alla cortese attenzione dell’Arcivescovo tre esempi di forte empatia verso gli arabi palestinesi e il loro dramma, ben presenti nei romanzi, cioè nella specifica attività artistica dello scrittore.
Ne La simmetria dei desideri, la critica all’occupazione della Cisgiordania è rappresentata drammaticamente in un episodio di arbitrio e ingiustificata violenza verso una famiglia palestinese intenta a seguire pacificamente una trasmissione televisiva; in Nostalgia, uno dei protagonisti descritti con empatia è Saddiq, il muratore arabo costretto a lasciare la sua casa a Castel durante la Nakba (o la guerra di Indipendenza) del 1947-1949; in Soli e perduti, un notevole rilievo assume, anche nel finale, la storia di Naim, il muratore arabo, incaricato di edificare il Mikveh, che incorre nell’arbitrarietà dell’esercito ebraico e ne esce sconfiggendo il proprio persecutore.
In altre parole, Eshkol Nevo usa i propri romanzi per portare all’attenzione dei suoi lettori (in particolare dei suoi lettori ebrei israeliani) la sofferenza dei palestinesi (cittadini o non cittadini di Israele): fa, a mio sommesso avviso, il meglio che uno scrittore possa fare “per portare un contributo di chiarezza”, non proclami ma introdurre nella propria narrazione episodi significativi e personaggi cui va l’empatia dell’autore e del lettore.
Boicottare proprio Eshkol Nevo perché non si allinea abbastanza per voi a quelle altre “persone di religione ebraica” che avrebbero detto, a differenza sua, “parole chiare sulla situazione attuale del governo di Israele, che va avanti da anni e anni ma che si è acuita dopo il 7 ottobre del 2023″, mi sembra disconoscere la realtà e l’importanza dell’empatia contenuta nei romanzi dello scrittore, e pretendere invece un allineamento preciso ad alcune formule specifiche, che, scusatemi, mi ricorda “gli atti di fede” (autodafé) che certo le “persone di religione ebraica” ben ricordano. E non è un bel ricordare.