Hezbollah è il tentacolo dell’Iran, armato da sempre con un obiettivo: costituire una minaccia perenne per Israele
di Marco Del Monte - 24 Giugno 2026 alle 08:21
Tra il Libano e gli ebrei c’è sempre stato un grande rispetto e un’amicizia che risale ai tempi del Re Salomone, quando il re di Tiro Hiràm mise a disposizione uomini, mezzi e materiali per la realizzazione del Grande Tempio di Gerusalemme (930 a.Ch.). L’architetto Hiram, un omonimo del re, si dedicò a tutti gli arredi e alle suppellettili del Tempio. Nelle scritture ebraiche viene narrato che D. comparve in sogno a Salomone e gli mostrò il progetto della Sua Casa, imponendo però che non fossero usati mezzi metallici, né dal re, né dai fedeli. Salomone è noto per la sua saggezza, e così accettò di buon grado la collaborazione del re di Tiro, che fu la sua “mano”; questa è un’espressione ricorrente nel Pentateuco, dove spesso si legge che le richieste di D. vengono eseguite “bejad Moshè”, per mano di Mosè, a significare chi è l’esecutore materiale dei progetti divini, categoria alla quale sembra appartenere anche il Santuario apparso in sogno al re.
Come compenso, Salomone dette a Hiram venti città della Galilea, non gradite dal re di Tiro che le chiamò “cabul”, cioè sterili, data l’aridità dei luoghi. Contemporaneamente alla costruzione del Tempio, il re fece realizzare una sorta di villaggio nel quale andarono ad abitare gli ambasciatori di tutti i Paesi con i quali il Regno di Giuda aveva rapporti commerciali e, naturalmente, la residenza più bella fu riservata al Libano. Salomone, quindi, pagò Hiram a peso d’oro, innescando una rivolta popolare scoppiata a causa delle pesanti tasse imposte per una costruzione che appariva troppo sfarzosa. La rivolta fu capeggiata dal generale Geroboamo, della tribù di Efraim, che nella vecchiaia di Salomone si staccò dal regno di Giuda, alla testa di dieci tribù, fondando il regno di Israele, con capitale Samaria.
Nelle travagliate vicende successive tra i due Paesi ci fu sempre un rapporto di buon vicinato, e il Libano, oltre ad aver fornito il legname per le suppellettili e gli arredi del Tempio, nel prosieguo fornì i frutti del cedro, che vengono usati nelle cerimonie che accompagnano la festa delle Capanne (Sukkòt). Anche durante il mandato francese, i rapporti con gli ebrei rimasti in Galilea erano di assoluta tranquillità, anche perché la popolazione del Libano non fu mai interamente musulmana, essendovi una forte presenza di cristiani maroniti in prevalenza e da cattolici. Nel dicembre 2010 un consorzio israelo-francese (composto da Noble Energy, Chevron e una Società israeliana) scoprì un giacimento immenso di gas, e il governo libanese entrò in una joint venture con Israele, per il suo sfruttamento; le cose si complicarono subito e il contratto fu firmato soltanto nel 2022.
Il giacimento venne chiamato Leviathan, e l’accordo consisteva nell’utilizzo comune. Ma, come si dice, le cose vanno bene finché il diavolo non ci mette la coda, rappresentata dalla presenza sempre più invasiva dell’Iran nel sud del Libano. Già dal 1982, l’Iran insediò un gran numero di mercenari nel Paese dei cedri, con la scusa che il governo del Libano aveva chiesto l’aiuto dei fratelli arabi per contrastare Israele. Questo non era vero, perché a chiedere aiuto non fu il governo libanese, ma quelli che erano scappati dal neonato Israele rifugiati nel Libano del sud, in grandi campi profughi, tra i quali Sabra e Chatila. All’epoca in Libano era nel governo Bachir Gemayel, cristiano maronita, che chiese l’aiuto di Israele per reprimere delle rivolte scoppiate nei campi profughi; Gemayel fu assassinato dopo essere stato nominato presidente, ma prima del suo insediamento; al suo posto andò il fratello Amine, mentre il primo ministro era Shafik Wazzan, musulmano sunnita. La situazione si fece complessa, ed Elie Hobeika, dirigente delle milizie cristiano maronite, entrò nei campi profughi provocando una strage.
L’Iran, che aveva appena terminato vittoriosamente una lunga guerra con l’Iraq, ne approfittò consolidando il contingente a suo tempo inviato in Libano. Questa forza militare, chiamata Hezbollah, vero e proprio tentacolo dell’Iran, venne armata e istruita da questo, con lo scopo precipuo di costituire una minaccia perenne per Israele. Gli Hezbollah non sono mai stati contrastati da nessuno e sono sempre aumentati di numero e dotati di micidiali missili e droni; hanno realizzato una vera e propria città sotterranea ai confini di Israele, sotto gli occhi dell’inerte Unifil, forza armata dell’Onu, che avrebbe dovuto impedire tutto ciò.
Attualmente, nel guado della guerra tra gli Usa e l’Iran, quest’ultimo pretende che la guerra tra Israele ed Hezbollah venga considerata parte integrante del conflitto generale. Con ciò l’Iran avrebbe pure una testa di ponte sul Mar Mediterraneo e voce in capitolo nello sfruttamento del famoso giacimento di gas. C’è da augurarsi che nel frattempo al presidente americano siano state spiegate un po’ di storia, geografia ed economia, tanto per contrastare chi parla di conflitto tra Israele e Libano, come da propaganda imperante.