Lo Stato palestinese: tutti lo invocano, nessuno sa dove metterlo
di Marco Del Monte - 26 Giugno 2026 alle 11:31
Trump da giorni attacca l’Europa e la NATO, perché, a suo dire, non hanno collaborato nella guerra all’Iran. Questa è una faccia della medaglia, ma l’altra mostra lo stesso Trump nei “panni del re nudo”, che non riesce a capire in quale guaio si sia andato a cacciare. Il presidente della prima nazione al mondo sta facendo la figura di un neopatentato al volante di una bella Ford Mustang.Una piccola parentesi amena: questa potentissima auto ha una storia di fallimenti alle spalle, che risale al 9 novembre 1960, quando Robert McNamara (futuro ministro della difesa di JFK) diventò amministratore delegato della Ford Motor Company, che versava in condizioni disastrose. Per risollevare le sorti dell’azienda propose un investimento clamoroso: lanciò la prima auto super sportiva del gruppo: la Mustang, ancora oggi sul mercato. Questo a significare che in certi momenti non positivi bisogna saper rischiare e, in effetti, le ultime dichiarazioni di Trump sembravano portare in questa direzione, quando ha detto che il Medio Oriente, per la prima volta dopo tremila anni avrebbe avuto la pace. Poteva significare che aveva seguito un corso accelerato di storia e con queste nuove conoscenze acquisite avrebbe cominciato a capire situazioni e mentalità dei suoi attuali interlocutori. Invece no, perché subito dopo ha detto che andrà alla prossima riunione della NATO, in Turchia, solo per ringraziare Erdogan, che l’ha invitato. È chiaro che vuole tentare di scaricare la patata bollente dell’Iran prima possibile, il fatto è che sceglie sempre momenti e partners sbagliati. Ed è sempre chiaro che Erdogan sta giocando su tutti i tavoli a disposizione e, quindi, è il soggetto meno adatto a supportare l’America. Tuttavia Trump in questo momento è invaghito dell’idea e nessuno gliela farà cambiare. La situazione generale è tesa e ingarbugliata: proviamo quindi un fermo immagine e ripartiamo da qui, premettendo che tutti gli stati più o meno coinvolti partono dal presupposto teorico che va dato uno stato ai palestinesi.Gli stati coinvolti attualmente sono l’Iran, i Paesi del Golfo, il Libano, l’Egitto, la Giordania, il Pakistan e, ovviamente, Israele. La Turchia, finora contendeva la leadership dello scacchiere proprio all’Iran e a Israele e ha usato lo stato palestinese solo in funzione antisraeliana, così come l’Iran, del resto. La Siria e l’Iraq, al momento, sono fuori gioco, essendo usciti da lunghissime guerre civili con centinaia di migliaia di morti e sull’orlo del collasso economico. Fermato il quadro, vediamo da dove nasce la difficoltà di porre fine al conflitto in corso con l’Iran, per la qual cosa occorre togliere dal tavolo il problema palestinese, per azzerare gli alibi dei paesi islamici. Come il gioco dell’oca, dobbiamo tornare a 104 anni fa, cioè al disfacimento dell’impero ottomano, con una variabile attuale: Erdogan vuole tornare a quei fasti. Sotto l’impero c’erano dei Paesi, in quel momento province, definiti nei confini e negli abitanti ed erano l’Egitto la Transgiordania, il Libano, la Siria, l’Iraq e Gaza, mentre la Palestina adrianea non aveva confini definiti, ma soprattutto non aveva una popolazione etnicamente, storicamente e religiosamente individuabile. Il fatto, che nessuno attualmente vuole riconoscere, è che quella terra e quella popolazione così eterogenea abitante una terra squallida e arida non interessava nessuno e se non fosse intervenuta la famosa delibera ONU n° 181 del 1947 sarebbe tutto ancora così. Quella zona infelice, che ancor più infelicemente l’Imperatore Adriano nel 135 chiamò Palestina, non faceva gola a nessuno. Una volta nato lo Stato d’Israele, molti musulmani se ne andarono e furono collocati nei paesi limitrofi in campi profughi con la disgraziata opzione di conservare lo status di profughi ad aeternum. Questi ospiti hanno creato problemi a tutti gli stati che li hanno accolti e, soprattutto, non si sono mai integrati, anche professando la stessa religione. Stando così le cose il problema appare insolubile, a meno che non si realizzi il sogno iraniano che prevede la distruzione dello Stato d’Israele, motivo per cui è in corso la guerra all’Iran e ai suoi proxy, con la presenza degli USA che ora vogliono uscirne. Sarebbe molto più serio se gli stati interessati integrassero i cosiddetti profughi, prendendo atto che l’unico stato palestinese possibile è la striscia di Gaza. Ma questa realtà è scartata da tutti, compresi gli interessati, con i risultati che si vedono e che dicono che lo stato palestinese è come l’araba fenice di Pietro Metastasio: che ci debba essereciascun lo dice, dove metterlo nessun lo sa.