L’esercito israeliano si dota di mezzi anfibi da sbarco e guarda a un possibile futuro confronto con la Turchia
17 Luglio 2026 alle 17:29

(17 luglio 2026 / Israel Hayom) — Il Ministero della Difesa israeliano ha acquisito negli ultimi mesi cinque mezzi da sbarco in grado di trasportare truppe, veicoli leggeri ed equipaggiamento logistico in profondità nel territorio nemico. Conosciuti come Triton, si tratta di imbarcazioni piccole e veloci.
Questi mezzi si aggiungono a due navi da sbarco di maggiori dimensioni, la INS Nahshon e la INS Komemiyut, arrivate in Israele dagli Stati Uniti nel 2024. Oltre a trasportare truppe, le navi più grandi possono sbarcare veicoli corazzati da combattimento, inclusi carri armati e mezzi trasporto truppe blindati, oltre a rifornimenti logistici direttamente sulle coste nemiche.
I mezzi da sbarco sono considerati una capacità strategica, destinata a essere impiegata soltanto in scenari specifici che richiedano l’inserimento di forze militari oltre i confini israeliani. Secondo funzionari militari, il semplice possesso di questa capacità amplia le opzioni operative delle Forze di Difesa Israeliane (IDF), inclusa la possibilità di condurre sbarchi anfibi clandestini in profondità nel territorio nemico, aggirando le difese della prima linea sotto la copertura dell’aviazione.
Sebbene l’IDF non abbia effettuato finora uno sbarco anfibio su larga scala durante la guerra in corso, alti ufficiali militari affermano che questa capacità sarà importante nei conflitti futuri.
Attualmente, la flotta settentrionale della Marina israeliana è concentrata su operazioni difensive estese fino alla Linea Gialla, dove le forze dell’IDF rimangono schierate nel Libano meridionale. Dopo l’entrata in vigore del cessate il fuoco con Hezbollah, anche i pescherecci sono tornati nelle acque in cui opera la marina. I funzionari militari ritengono che i terroristi di Hezbollah possano utilizzare il traffico marittimo civile come copertura, rendendo necessaria una vigilanza costante da parte della marina per proteggere le forze israeliane operative a sud della Linea Gialla all’interno del Libano.
Preparativi per un potenziale fronte turco
Parallelamente, sia l’IDF sia la Marina israeliana hanno iniziato a esaminare con maggiore attenzione quello che i funzionari militari definiscono un possibile fronte turco. La questione ha assunto maggiore urgenza dopo le notizie secondo cui il presidente Recep Tayyip Erdoğan avrebbe chiesto al presidente degli Stati Uniti Donald Trump di approvare la vendita di caccia F-35 alla Turchia, una prospettiva che secondo funzionari israeliani potrebbe mettere in discussione il vantaggio militare qualitativo di Israele e la sua superiorità aerea nella regione.
Sul mare, tuttavia, la Turchia dispone già di un significativo vantaggio numerico. La Marina turca opera con decine di fregate e navi da sbarco anfibie capaci di dispiegare intere divisioni sulle coste nemiche. Secondo funzionari della difesa israeliana, se la Turchia si sta preparando apertamente per operazioni anfibie “in profondità nel territorio nemico”, Israele non può permettersi di ignorare questa possibilità.
La Turchia dispone inoltre di una consistente flotta di sottomarini, imbarcazioni lanciamissili e navi porta-droni che potrebbero essere adattate a svolgere il ruolo di portaerei leggere.
Sebbene il Paese anatolico rimanga membro della NATO e non sia ufficialmente classificato come Stato nemico, negli ambienti della difesa israeliana si discute sempre più del concetto di un “fronte turco”.
Secondo alcuni funzionari, Erdoğan starebbe tentando di creare un accerchiamento strategico di Israele, via terra attraverso la Siria e, potenzialmente in futuro, anche via mare.
Gli ufficiali militari avvertono che, se Israele dovesse ritenere necessario prepararsi a una minaccia militare diretta proveniente dalla Turchia, sarebbe necessaria una ristrutturazione complessiva dell’IDF, in particolare della marina militare. Un simile programma di potenziamento richiederebbe probabilmente molti anni.
La risposta alla minaccia degli Houthi
Nel frattempo, la Marina israeliana sta ampliando anche i preparativi per una campagna più prolungata contro la minaccia degli Houthi in Yemen, sostenuti dall’Iran.
Finora, al di là di limitate operazioni navali, la risposta israeliana agli attacchi provenienti dallo Yemen si è basata principalmente sull’Aeronautica militare, i cui velivoli non possono mantenere una presenza continua in un’area così distante.
Con l’evoluzione della minaccia, la marina sta attuando un piano di sviluppo delle proprie capacità a lungo termine che include l’acquisizione di navi in grado di effettuare missioni prolungate nei pressi dei porti controllati dagli Houthi e nello Stretto di Bab el-Mandeb.
Secondo funzionari militari, queste nuove capacità consentiranno risposte operative più rapide e un’attività continuativa contro le forze ostili, permettendo inoltre alla marina di operare efficacemente in altri teatri marittimi lontani qualora fosse necessario.
Pubblicato originariamente da Israel Hayom.