Il Parlamento accoglie la Resistenza iraniana: il CNRI può dare la spallata al regime

di Andrea B. Nardi - 21 Luglio 2026 alle 08:23

Nei giorni scorsi Maryam Rajavi, presidente eletta del Consiglio Nazionale della Resistenza Iraniana (CNRI), è stata accolta calorosamente dalle autorità politiche italiane. Dinanzi alla Commissione per i Diritti Umani del Senato italiano, su invito ufficiale, ha fornito un’ampia relazione sul deterioramento della situazione dei diritti umani in Iran. La senatrice Stefania Pucciarelli, presidente della Commissione per i Diritti Umani del Senato, ha sottolineato che l’assemblea è da sempre preoccupata per la terribile situazione dei diritti umani in Iran e ha osservato che, alla luce delle continue esecuzioni, è imperativo che l’Europa condanni inequivocabilmente le esecuzioni indiscriminate in Iran. L’appuntamento è stato organizzato da Naike Gruppioni, deputata di Fratelli d’Italia.

La presidente Rajavi ha avvertito che l’attacco del regime clericale ai diritti umani fondamentali si è intensificato drasticamente nell’ultimo anno, con decine di migliaia di persone innocenti giustiziate. Ha osservato che il regime ha sfruttato il pretesto del conflitto regionale per scatenare un’ondata di repressione, effettuando arresti di massa di dissidenti e intensificando drasticamente le esecuzioni di prigionieri politici. «Decine di prigionieri politici, tra cui otto membri dell’Organizzazione dei Mojahedin del Popolo Iraniano (PMOI/MEK) e oltre una ventina di giovani attivisti, sono stati condannati a morte unicamente per aver partecipato alle proteste nazionali di gennaio, e le condanne a morte continuano a essere emesse a un ritmo allarmante, lasciando migliaia di prigionieri nel braccio della morte». Descrivendo la recente ondata di esecuzioni politiche come un grave affronto all’umanità, Rajavi ha criticato la continua inerzia della comunità internazionale. «Le esecuzioni politiche degli ultimi mesi hanno profondamente scioccato e indignato il mondo, eppure i governi sono rimasti in silenzio. Per decenni, la comunità internazionale ha protetto il regime iraniano e i suoi leader dall’essere chiamati a rispondere delle proprie azioni, garantendo loro un’impunità sistematica per i loro crimini».

Rajavi ha esortato l’Italia, da tempo considerata leader mondiale nel movimento per l’abolizione della pena di morte, ad assumere un ruolo guida all’interno dell’Unione europea nell’adozione di misure concrete per fermare le esecuzioni in Iran. Ha chiesto ai governi europei di:

  • Subordinare tutte le relazioni diplomatiche e commerciali con Teheran all’immediata cessazione delle esecuzioni.
  • Perseguire i funzionari iraniani responsabili di crimini contro l’umanità, in base al principio della giurisdizione universale.
  • Deferire le violazioni dei diritti umani commesse dal regime al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite e subordinare qualsiasi futuro accordo con Teheran alla cessazione delle esecuzioni e della repressione sistematica.

Il senatore Giulio Terzi, ex ministro degli Esteri italiano e Presidente della Commissione Affari Europei del Senato, ha affermato che «la crisi in Iran è diventata una crisi globale che sta influenzando gli sviluppi internazionali». Secondo Terzi, «L’Organizzazione dei Mojahedin del Popolo Iraniano (PMOI/MEK) [di cui il CNRI è espressione] è pienamente coerente coi princìpi del diritto internazionale e coi valori democratici a cui siamo fedeli». Il senatore Marco Lombardo, parlando delle misure pratiche, ha chiarito che l’Italia, insieme ai suoi partner dell’Unione europea, dovrebbe aumentare la pressione su Teheran per fermare le esecuzioni, rilasciare i prigionieri politici e gli ostaggi, ripristinare accesso illimitato a internet e cessare la campagna di repressione. Ha inoltre fatto riferimento a una proposta da lui presentata in Parlamento che chiedeva il rinnovo dei passaporti per i cittadini iraniani residenti in Italia che avevano partecipato alle manifestazioni, al fine di proteggerli da eventuali ritorsioni da parte del regime.

In seguito la presidente Rajavi si è spostata nella Sala Regina alla Camera dei Deputati per la conferenza “La crisi iraniana e la soluzione democratica per il futuro”, che ha visto la partecipazione di diversi membri della Camera, tra cui Fabio Rampelli, vicepresidente del Parlamento italiano. Tra gli illustri partecipanti figuravano l’ex sindaco di New York Rudy Giuliani, l’ex deputato statunitense Patrick Kennedy, l’ex ministro degli Esteri italiano Giulio Terzi, attuale presidente della Commissione Affari Europei del Senato, nonché altri parlamentari italiani e dignitari internazionali.

Qui tutti gli interventi sono stati a favore di un appoggio incondizionato al movimento presieduto dalla Rajavi, sottolineando come il regime teocratico tirannico da una parte sia allo stremo delle sue forze grazie all’intervento bellico americano e israeliano, ma dall’altra non abbia nessuna intenzione di cedere a qualsiasi concessione negoziale gli possa essere fatta. Per Rajavi, «la pace agisce come un cappio al collo del regime, e, se costretto a scegliere, il regime preferirebbe cento volte la guerra alla pace giacché senza la guerra non ha né futuro né possibilità di sopravvivenza». Passando alla situazione interna dell’Iran, Rajavi ha respinto le affermazioni secondo cui il regime sarebbe uscito rafforzato dai recenti scontri militari. Ha descritto tali affermazioni come propaganda volta a nascondere la crescente debolezza del governo degli ayatollah. «L’idea che la sopravvivenza del regime a una guerra significhi che sia diventato più forte è falsa: questa è semplicemente una falsa narrativa che il regime sta disperatamente cercando di proiettare. Al contrario, la Repubblica Islamica sta affrontando tensioni interne senza precedenti, una crescente rabbia popolare e un’instabilità politica sempre più profonda».

Guardando al futuro, tutti gli interventi sia dei relatori italiani sia di quelli stranieri hanno ribadito come il CNRI abbia le doti per instaurare in Iran un Stato di diritto basato sui princìpi democratici e sanciti dagli statuti delle Nazioni Unite, tra cui la parità tra uomo e donna, la cancellazione della pena di morte, e l’aspirazione a una convivenza pacifica con la comunità internazionale, a cui non può prescindere la fine della ricerca nucleare a scopi bellici. La situazione sul terreno è alquanto incerta e ignota, ma la speranza del mondo intero è che l’Iran possa tornare nel novero delle nazioni pacifiche e civili.

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