Impianti di potabilizzazione e per l’energia elettrica a Gaza, ma i pro-Pal straparlano ancora di genocidio

di Marco Del Monte - 23 Luglio 2026 alle 08:19

L’anno scorso scrissi un articolo che prendeva in esame l’informazione monocorde su quello che stava succedendo a Gaza: un genocidio come non si ricordava a memoria d’uomo. Di fronte a un evento così drammatico, appariva ovvio che non si parlasse d’altro, tanto più che il colpevole era davanti agli occhi di tutti: lo Stato d’Israele, guidato da un uomo, di cui, ancora oggi, è lecito dire di tutto, unico caso al mondo. I massacri in Ucraina, infatti, come è noto, sono operati da russi, vestiti da Babbo Natale, che recapitano missili e droni con una slitta volante trascinata da quattro renne senza ali: un vero miracolo. Tutto ciò mentre i cristiani sudanesi muoiono per un morbo misterioso, molto simile al virus dell’influenza.

Gaza era a tutti gli effetti meritevole di conquistare la copertina del Time, cioè più di un Premio Oscar all’organizzazione, al migliore attore protagonista, alla migliore sceneggiatura. È stato, infatti, appurato che molte scene orripilanti sono state girate con bambini bravissimi che hanno recitato alla perfezione. Questa notizia, naturalmente avversata in tutti i modi dall’informazione ufficiale, pone l’accento sul fatto che nei campi di sterminio nazisti erano morti omosessuali, rom, sinti, oppositori, soldati nemici, malati e infelici, ma di ebrei neanche una breve citazione. Tutti quelli sopraelencati sono morti a milioni, ad Auschwitz un ebreo è morto di polmonite. E invece neanche questo solitario malato ha meritato una menzione. Con le stesse modalità è stata data enfasi estrema alle folle oceaniche che hanno accompagnato il feretro di Ali Khamenei nelle lunghe cerimonie svoltesi in Iran per le esequie della Guida Suprema. In Occidente hanno pianto anche i movimenti LGBTQ+, certe femministe, le coppie arcobaleno e così via; evidentemente gli iraniani non buttano più gli omosessuali dal tetto di un grattacielo e nemmeno li impiccano più alle gru.

Mentre avviene tutto questo, nel silenzio generale, a Gaza sta continuando il genocidio e tutto il mondo si ferma di fronte a tanta efferatezza, e a nulla valgono le notizie vere sulla riattivazione degli ospedali, degli impianti di potabilizzazione e quelli per l’energia elettrica. Sembra una triste favola, invece per gli utili idioti di casa nostra è la realtà virtuale attualizzata. Nessuno si chiede come mai alla bandiera palestinese (di uno Stato che non esiste) sia stato aggiunto un triangolo rosso. Mi permetto un po’ di geometria: si tratta di un triangolo isoscele ruotato di novanta gradi, in modo che la base sia perpendicolare alle fasce di colore nero, bianco, verde; il triangolo di colore rosso vuol dire “vendetta”. Questo piccolo particolare mette in luce una cosa che ci deve far riflettere: questi “profughi” hanno tralasciato ogni cosa pur di riuscire ad attuare la “vendetta”; la cultura stessa ne ha avuto grande detrimento.

Per concludere mi domando come mai, con protervia mai vista, António Guterres (Segretario Generale dell’ONU) continua a parlare di genocidio in un Paese dove un milione di persone stanno tornando a Nord e dove la popolazione è aumentata di almeno settantamila unità, a fronte di perdite stimate (da loro) in cinquantamila morti. Ho cercato su Internet, sul Devoto-Oli, sull’Enciclopedia Treccani e alla parola genocidio viene sempre fuori che trattasi di sterminio di un intero popolo attuato con i più brutali metodi (le camere a gas, per esempio), ma allora mi chiedo: in quale Paese si sta girando il film “la guerra di Gaza”, di cui vediamo immagini tutti i giorni su tutti i media esistenti? Questo copione è usato anche per la guerra tra l’Iran e gli Usa, dove l’Iran sta diventando la vittima del colonialismo occidentale, mentre è lui che attacca con regolarità tutti i Paesi del Golfo, dopo aver attuato un illegittimo blocco di uno Stretto internazionale.

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