Il sesso come arma: Hamas ha mutilato gli organi genitali per non consentire una sepoltura ebraica
di Marco Del Monte - 28 Luglio 2026 alle 11:29
Non viviamo più tempi sereni, e lo stato di guerra che si sta espandendo in tutto il Medio Oriente non aiuta di certo. Sono passati quasi tre anni dal 7 ottobre 2023, che ha dato origine alla “guerra di Gaza”, ormai diventata la “guerra di Persia”, e il mondo vive sotto uno choc perenne, dove per mondo intendo tutti, viste le catastrofiche reazioni al di qua e al di là dell’Oceano Atlantico. Che l’Iran, attraverso i suoi proxy, stesse architettando qualcosa di apocalittico nessuno lo poteva immaginare, ma tutti hanno trascurato il fatto che Hamas stesse preparando per suo conto l’annientamento di Israele.
Ho letto da qualche parte che Sinwar si è laureato mentre era detenuto in Israele, proprio in psicologia. Non sono sicuro della specializzazione, ma gli effetti sono quelli studiati proprio da un luminare di tale disciplina. Non ha preparato una trappola, ma le sabbie mobili, attirandoci tutti verso la catastrofe. E, per rincarare la dose, ha scritto pure un libro che i giovani palestinesi d’Italia, appoggiati dai vari gruppi pro-Pal, pretendono che sia illustrato alla Sapienza di Roma e, ovviamente, in altre città. Sinwar è entrato nella testa, nel sangue di tutti, e ha agito programmando ogni attimo presente e futuro, andando a violare l’intimità di Israele e stravolgendo le menti degli occidentali ipocriti e armati di falsa pietà. Si è calato, innanzitutto, nella mente di Netanyahu, anticipandone ogni mossa e mettendo in conto un numero spaventoso di morti gazawi, che, stando ai conteggi del fantomatico Ministero della Salute di Gaza, oggi superano i 73.000, sacrificati per la causa con effetti devastanti per gli israeliani e per tutti gli ebrei.
È partito dalla differente visione del valore della vita tra ebrei e musulmani, passando per le usanze funebri dei due antagonisti, per il valore e il rispetto della donna e, last but not least, il valore del sesso nella psiche dei fedeli delle due religioni. Sapeva che, infliggendo un colpo a tutti questi valori, la sonnolenta Israele di questi ultimi anni avrebbe reagito, sollevando l’ipocrita Occidente contro l’intera entità ebraica mondiale. Ordinare ai propri “militanti” di usare il sesso come arma è stata la cosa meno attesa, e invece proprio la diversità di approccio al problema doveva essere prevista. L’Islam chiude la donna “in scatola” e la sottrae alla vista, giustificando la cosa con il rispetto per lei e, invece, è come chiuderla in una caverna portatile, risalendo alle abitudini della preistoria. Questo solletica il gusto del proibito, di cui siamo vittime fin da bambini. L’obbligo di nascondere le forme femminili accende un desiderio morboso che, quando viene ad essere sollecitato, trascende l’umano e scivola nel senso del possesso fisico, naturalmente da sfogare su donne e uomini non musulmani.
Faccio notare che in molte società, specie fra i religiosi, la pedofilia e l’omosessualità sono solo apparentemente repressi, quando invece sono fortemente diffusi. Nell’antica Grecia erano largamente praticati e nessuno se ne stupiva. Quotidianamente sentiamo parlare di aggressioni sessuali di gruppo o solitarie, in alcune città europee (tedesche e italiane in particolare), ma nessuno, per malcelato rispetto, affronta il problema. Nella nostra società, invece, la questione ha sfiorato anche Papa Ratzinger e suo fratello Georg, accusato di aver coperto degli abusi di questo tipo, quando dirigeva il coro di Ratisbona. Questo fatto ha perfino oscurato, in certi ambienti conservatori, la lectio magistralis che Benedetto XVI ha tenuto a Ratisbona, in cui, sia pure in maniera consona al suo stile di fine teologo, attaccava l’Islam.
Il 7 ottobre abbiamo visto il distillato di questa teoria, a cui si è aggiunta la profanazione dei corpi con mutilazioni varie (in primis gli organi genitali), in modo da non consentire neanche una sepoltura ebraica, dovuta al fatto che il corpo va seppellito integro. Qualche quotidiano ha riportato che, oltre al Corano e al Mein Kampf, gli assalitori avevano in tasca un biglietto con su scritto in ebraico “spogliati”, ovviamente per facilitare le operazioni sessuali sulle vittime, ma questo fatto non è mai stato del tutto accertato. Noi occidentali non consideriamo, poi, il punto debole dell’Islam che bandisce ufficialmente gli omosessuali, non ammettendo che invece la coercizione dell’uso dei vari burqa e derivati favorisce pure un’omosessualità attiva maschile, che si estrinseca nella violenza più pura.
Inoltre, gli ebrei, dai testi sacri dell’Islam sono definiti cani e scimmie, cosicché un rapporto con loro costituisce una soddisfazione al desiderio di bestialità che pure Dante Alighieri contempla e punisce. Nel mondo occidentale e, segnatamente, in Israele, la parità dei sessi è molto avanzata (anche se ancora non compiuta), e l’esposizione del corpo femminile è consentita e ammirata senza trascendere, mentre nei Paesi musulmani tutto ciò è proibito drasticamente, il che, come ho detto, accende e quasi “glorifica” la violenza esercitata sui nemici.
Sinwar aveva studiato tutto questo, forse addirittura tenendo a mente il brano di Toràh che racconta della violenza subita da Dina, unica figlia femmina di Giacobbe. I fratelli Simeone e Levi la vendicano sterminando l’intera tribù del violentatore. Giacobbe li rimprovera, ma si sente rispondere: “E noi dovevamo consentire che nostra sorella fosse trattata da zonà (prostituta)?”. Queste poche parole conclusive sono il condensato di tutto ciò che è stato, da questo punto di vista, il 7 ottobre.