L’Islam radicale minaccia la filosofia, la scienza e l’arte dell’Occidente giudaico-cristiano
di Marco Del Monte - 31 Luglio 2026 alle 08:23
Gli ultimi anni stanno dimostrando che ci troviamo nel bel mezzo di una guerra di religione, in cui uno dei contendenti avanza a colpi di machete e l’altro mettendo fiori nei cannoni, così come facevano i “figli dei fiori” negli anni attorno al 1968. L’immigrazione islamica è sempre più forte e non fa nessun mistero del fatto che vuole continuare a praticare la legge coranica della Sharia. I nostri governanti di qualsiasi colore e le gerarchie vaticane vogliono convincerci che dobbiamo integrare i nuovi arrivati; integrazione che dovrebbe, quantomeno, essere alla pari, ma è come convincersi che gli asini volano appresso a questa pura teoria.
Come vediamo tutti i giorni, invece, l’integrazione dei musulmani nella civiltà occidentale non è difficile: è impossibile. L’unico modo sarebbe che l’immigrato abbracciasse la religione della maggioranza della popolazione o quantomeno non la negasse; ma ci vorrebbero uomini e strutture in grado di mostrare pragmatismo e fede solidamente ancorati alla civiltà occidentale. In sostanza, ci vorrebbero più “Ratzinger” in grado di enfatizzare le radici giudaico-cristiane dell’Occidente, invece di recitare frasi senza senso come, per esempio, “bisogna fare la pace”, che è come dire che per curare una polmonite bisogna mangiare gelato al limone.
Eppure l’Islam non aveva cominciato male, essendo arrivato ad esprimere filosofi del calibro di Avicenna ed Averroè, vicini alla “falsafa” di matrice aristotelico-neoplatonica, sostenitrice dell’interrelazione tra fede e ragione. Il Dio dell’Islam è pura volontà, e non c’è nessun rapporto di causa ed effetto nell’ordine naturale: tutto avviene per volontà di Allah, come è scritto nel Corano, e l’uomo non ha nessuna possibilità di influenzarne i processi. Dal che deriva che l’unico libro da conoscere a memoria è il Corano, e perciò non serve altro. Ovviamente è abolito ogni confronto, e dove non c’è confronto filosofico non c’è stimolo alla scienza.
Fazlur Rahman, un grande intellettuale musulmano, morto nel 1988, nella sua opera “Islam and Modernity Transformation of an Intellectual Tradition” diceva che un popolo che si priva dell’interpretazione dei testi sacri si espone al suicidio intellettuale, perché si priva del confronto che introduce, invece, la freschezza delle idee e propone una trasformazione della tradizione; ma non sembra essere molto seguito. Il giudaismo e il cristianesimo sostengono che Dio ha scritto le regole che governano l’universo ed è coerente con queste, cosicché l’uomo può indagare per capirle e per avvicinarsi alla divinità mediante il confronto continuo: è un modo eccellente per rendere la fede viva, ciò che invece ai musulmani sembra negato perché ogni indagine sul Corano è interpretata dagli integralisti come blasfemia. Il tutto, come scrive Robert Reilly nella sua opera “The Closing of the Nuslim Mind”, viene da una disputa interna che vide l’affermarsi non solo dell’unicità del Corano, ma della sua preesistenza al mondo: cioè Allah avrebbe creato prima il libro, con le ferree regole dell’Islam e dopo il mondo. Dal che discende per forza l’immobilismo più totale.
Tutto questo annienta anche la responsabilità individuale, principio fondamentale esposto dal Profeta Ezechiele e ripreso sia dall’ebraismo che dal cristianesimo. Con questi “sani princìpi” non c’è posto per un Dante Alighieri, che invece ha offerto al cristianesimo la visone dei tre regni ultraterreni, così come non c’è posto per un Michelangelo e non c’è possibilità che dall’Islam venga fuori un Leonardo da Vinci. Michelangelo, oltre tutto, indagava l’anatomia studiando i cadaveri; Galileo indagava le stelle, stravolgendo il principio di Tolomeo circa la centralità della Terra rispetto al sole. Entrambi erano, perciò, in contrasto con la Chiesa. Un’altra cosa di cui gli integralisti islamici si privano è la rappresentazione teatrale di un Aristofane, un Sofocle, un Plauto; per gli stessi motivi non sarebbe possibile produrre uno Jenner, un Beethoven o un Van Gogh. La filosofia, la scienza e l’arte per l’Occidente giudaico-cristiano sono la vita, mentre per l’Islam radicale sono soltanto delle manifestazioni blasfeme: sarebbe ora che i nostri governanti cominciassero a capirlo.