Oltre la metà dei docenti universitari statunitensi che insegnano ebraismo e Israele critica pubblicamente lo Stato ebraico, secondo un’analisi dell’intelligenza artificiale
15 Agosto 2026 alle 08:57

Più della metà dei professori che insegnano ebraismo e Israele nelle università statunitensi ha firmato dichiarazioni pubbliche o petizioni a sostegno del boicottaggio dello Stato ebraico oppure che definiscono Israele uno Stato «genocida» o di «apartheid», secondo un nuovo “audit” realizzato con l’ausilio dell’intelligenza artificiale.
Nelle università della Ivy League, il 72,3% dei docenti di studi ebraici ha espresso pubblicamente sostegno a posizioni anti-israeliane, secondo The Olam, un sito gestito dal consulente di pubbliche relazioni Ronn Torossian, che definisce il proprio lavoro «la più ampia analisi di questo tipo mai realizzata».
Secondo il sito, il team di Torossian ha analizzato 2.499 docenti appartenenti a 313 università, incrociando gli elenchi del personale accademico con petizioni e dichiarazioni pubbliche documentate, nonché con l’appartenenza a organizzazioni come Faculty for Justice in Palestine. La ricerca è stata condotta nel mese scorso e nei primi giorni di agosto.
L’analisi ha rilevato che 1.014 professori (40,5%) insegnano studi ebraici, studi su Israele, studi sull’Olocausto oppure lingua ebraica e che, tra questi, 401 (39,5%) hanno firmato dichiarazioni pubbliche considerate anti-israeliane. La cifra sale a 1.298 docenti (il 51,9% del totale di 2.499 professori) includendo anche il personale di dipartimenti affini, come studi religiosi, storia, scienze politiche e studi sul Medio Oriente.
La Columbia University è risultata l’ateneo con il maggior numero di docenti inclusi nell’analisi (41), seguita da Princeton University (35), Pennsylvania State University (32), New York University (31), Yale University (30), University of Chicago (28), Brown University (27), University of Michigan (26), University of California, Berkeley (25), University of California, Los Angeles (24), Stanford University (24) e University of Washington (24).
Anche University of Pennsylvania (19), Harvard University (18) e Cornell University (13) presentano numeri elevati, secondo l’analisi.
Lo studio precisa di escludere i docenti che hanno semplicemente criticato il governo israeliano o le sue politiche e di includere soltanto coloro che hanno sottoscritto dichiarazioni pubbliche considerate anti-israeliane, come quelle che negano il diritto all’esistenza dello Stato ebraico.
«Mentre la diaspora ebraica esce dalla sua “età dell’oro”, i dati mostrano che l’ostilità verso il sionismo e Israele è presente proprio tra i professori di studi ebraici che si trovano in prima linea nelle aule universitarie», ha dichiarato a JNS Ronn Torossian, fondatore e presidente della società di pubbliche relazioni newyorkese 5WPR.
Secondo Torossian, l’analisi dimostra che «le persone pagate per insegnare l’ebraismo, la lingua ebraica, Israele e l’Olocausto sono contrarie allo Stato ebraico stesso». «Non si tratta di casi isolati. È lo studio più ampio del suo genere mai realizzato», ha aggiunto.
Miriam Elman, direttrice esecutiva dell’Academic Engagement Network, ha dichiarato a JNS che il pubblico dovrebbe valutare la metodologia dello studio «con una certa cautela».
«Il fatto che una persona firmi una dichiarazione o sostenga una determinata posizione non significa necessariamente che insegni in modo pregiudizievole», ha affermato Elman.
Intervistata durante la conferenza dell’Israel on Campus Coalition a Washington, dove accompagnava 75 professori universitari affiliati alla rete, Elman ha aggiunto:
«Firmare un documento non significa che questi docenti siano ostili agli studenti ebrei, dentro o fuori dall’aula. Conosco professori che firmano petizioni con regolarità ma che, durante le lezioni, presentano punti di vista diversi.»
«Dobbiamo guardare oltre le petizioni e verificare cosa insegnano e come lo insegnano», ha concluso.
Secondo Elman, tra i circa 4.000 college e università accreditati degli Stati Uniti, la maggior parte non presenta problemi di ostilità verso Israele. Ha inoltre ricordato che la sua rete riunisce 1.300 professori favorevoli a Israele distribuiti in 350 campus statunitensi.
La procuratrice generale dello Stato di New York, Letitia James, ha citato Torossian come dirigente di Betar U.S. nell’ambito di un accordo transattivo che, secondo il suo ufficio, ha concluso un’«ampia indagine» e posto fine a una «campagna di violenza, molestie e intimidazione contro cittadini arabi, musulmani ed ebrei di New York» attribuita al «gruppo estremista».
Betar ha respinto ogni accusa. Morton Klein, presidente nazionale della Zionist Organization of America, ha dichiarato a JNS che «l’azione aggressiva della procuratrice generale contro Betar e il conseguente accordo inviano un messaggio terribile: difendere gli ebrei significa essere considerati “estremisti”». Ha inoltre definito le accuse «fortemente distorte».
«Questo incoraggerà ulteriori attacchi contro gli ebrei e scoraggerà la loro autodifesa», aveva dichiarato all’epoca.
Il World Zionist Congress ha successivamente espulso Torossian per quello che ha definito un «tono aggressivo, carico d’odio e volgare», salvo poi reintegrarlo.
«Ci aspettiamo ulteriori studi su questo tema e confidiamo naturalmente che una maggiore visibilità e la ricerca possano favorire dei cambiamenti», ha concluso Torossian in un’intervista a JNS.