Rinasce dopo molti anni, a Napoli, l’amicizia ebraico-cristiana
di Clelia Castellano - 10 Agosto 2026 alle 13:03

Dopo diversi anni, finalmente, in un momento difficile tanto per la recrudescenza globale e locale dell’antisemitismo, quanto per la situazione geopolitica internazionale, si riaccende la fiamma del dialogo. Riprende, sotto nuovi auspici e in una prospettiva aperta, non giudicante e flessibile, l’amicizia ebraico-cristiana.
Il punto focale di questa nuova Associazione di Napoli e della Campania è il dialogo come punto d’incontro e questo è raggiungibile solo fra persone che riconoscono di avere un’identica mission nel mondo, una finalità condivisa. Ebrei e cristiani, non solo in nome di una comune radice, ma più ancora in una prospettiva di futuro condivisibile, riscoprono la bellezza e la grandezza del confronto. Riscoprono che possono discutere, riallacciare quel dialogo spontaneo e intenso suscitato dal Concilio Vaticano II. La nuova amicizia riprende le radici conciliari, in una prospettiva disinteressata, libera e liberante (questa è l’intenzione): disinteressata ad affermare il Cristianesimo come “compimento” – non è il dibattito teologico il centro di questa prospettiva di rinnovata amicizia, bensì i comuni, condivisibili intenti nell’amore; libera da condizionamenti e pregiudizi dogmatici e calata su un terreno laico che non esclude, ma incoraggia, le pluralità, i “cristianesimi” plurali che si riconosceranno nella passione di un impegno civile condiviso; liberante, perché pronta a scatenare le residue energie di Umanesimo possibile e necessario, in questa stagione di scontro, di odio e di incomprensione.
Ruolo importante ha svolto la professoressa Roberta Ascarelli, Presidente della Federazione Italiana delle Amicizie ebraico-cristiane, che in varie parti d’Italia stanno rifiorendo come reazione ai rivolgimenti negativistici in corso. Milano, Palermo, Napoli e poi chissà dove si determineranno altri contagi di questo morbo benedetto, questo slancio dal quale altri cercatori di pace non vorranno guarire…
La novità della realtà napoletana è costituita dal fatto che a supporto ci sarà un Centro Studi, che con una sua autonomia e individualità lavorerà, infondendo linfa a quella missione di Tikun olam che travalica i confini religiosi e lavorerà per far rifiorire il mondo: ebrei e cristiani insieme, nel sogno possibile di migliorare sé stessi e il mondo, amare il mondo e l’altro, rispettare la Natura (per questo si configurerà anche come Ente del Terzo Settore).
La Presidente della Comunità ebraica di Napoli, Lydia Schapirer, ha commentato: «Provo una grande soddisfazione e mi auguro che, effettivamente, si possa andare avanti e instaurare un vero dialogo, un discorso alla pari, autenticamente paritario. Mi auguro che sia un insieme di persone il cui scopo è veramente quello di poter dialogare, capire gli uni gli altri, naturalmente e con sincerità. Mi auguro si possa parlare dei vari problemi che vengono fuori, di come affrontarli e risolverli. La contrapposizione, lo scontro non portano a nulla. I propositi sono buoni, ma la prova del fuoco saranno gli incontri concreti. C’è un buon auspicio e un’aspettativa forte, ma la strada da percorrere insieme è lunga».