«7 ottobre», la maglietta che trasforma l’orrore in tifo
di Clelia Castellano - 11 Agosto 2026 alle 13:02
Secondo un noto proverbio, l’abito non fa il monaco. Ma anche questo vecchio motto di buon senso sembra vacillare, in questa stagione della storia. Il 9 agosto, infatti, il CIDI (Center for Information and Documentation Israel), autorevole organizzazione olandese con sede all’Aia, fondata nel 1974 allo scopo di combattere l’antisemitismo nei Paesi Bassi e fornire informazioni sullo Stato di Israele e sul popolo ebraico, ha diffuso un’immagine inquietante. Un giovane padre di famiglia, di nazionalità ancora non nota, indossa disinvoltamente una maglietta con la scritta “7 ottobre”, mentre fa la spesa con suo figlio piccolo e la moglie, in un supermercato. L’orrore della banalizzazione e normalizzazione di una tragedia riscritta come “momento di rivalsa partigiana”, atto di eroismo da festeggiare come una partita allo stadio: lo stile della t-shirt calca a pennello le magliette goliardiche delle nazionali di calcio. Del resto è questo l’intento: minimizzare, silenziare e travisare una data spartiacque della civiltà e della storia, trattando la tragedia israelo-palestinese come un brutto incontro in cui i tifosi finiscono fuori controllo e l’arbitro, media e immaginario occidentale, è, come si dice nel gergo, “venduto”. Chi c’è dietro, chi trucca la partita del buon senso? E come disinnescare il cortocircuito etico che sospende la capacità di giudizio di un giovane che potrebbe essere Yarden Bibas e che, per disinformazione o insensibilità, crede di poter indossare impunemente quell’obbrobrio? È solo una maglietta, suvvia, diranno gli irresponsabili sostenitori del Nobel per la pace ai bambini di Gaza. Invece no! Non è solo un capo d’abbigliamento! È un capo d’accusa. E grida, con le voci di più di mille innocenti: «Quando potranno trovare pace, gli ebrei?».