La bellezza non si baratta
di Mirko Bettozzi - 12 Agosto 2026 alle 12:29
L’islam, proprio come il cristianesimo, ha al suo interno diverse correnti; ognuna di queste è caratterizzata da una interpretazione dei testi sacri che può essere moderata o estrema. Salafiti e wahabiti sono gruppi minoritari che hanno una visione del Corano e dei precetti del Profeta ancorata ai tempi in cui furono rivelati. Ciò vuol dire che per loro le Sacre Scritture sono eterne, immutabili, atemporali. Tradotto: ferme al 600 d.C. I radicalizzati in Europa sono ormai una presenza concreta e molto pericolosa. Con le fortissime spinte migratorie provenienti da paesi musulmani, negli ultimi anni sono arrivati nel Vecchio Continente anche molti altri islamici che, seppur non facenti parte di gruppi estremisti, hanno una visione rigida del Corano. Le politiche messe in atto fino a questo momento, non solo nel nostro paese ma su tutto il territorio europeo, per arginare il fenomeno lasciano quantomeno perplessi: spesso si riducono all’idea che per facilitare una buona integrazione sia necessario limitare la cultura del paese che accoglie, favorendo invece in ogni modo l’espressione della cultura di chi viene accolto. Questa idea genera un vero e proprio controsenso: se per integrare devo disintegrare la cultura verso cui dovrei adattarmi, va da sé che non cerco e non otterrò inclusione, ma la sostituzione.
Se possiamo affermare con certezza che non tutti i musulmani sono estremisti, bisogna anche ricordare che tutti i musulmani sono però contro l’idolatria. L’aniconismo, il rifiuto cioè delle immagini sacre, è parte integrante dell’islam: “E [giuro] per Allah che tramerò contro i vostri idoli, non appena volterete le spalle! E infatti li fece a pezzi eccetto il più grande, affinché si rivolgessero ad esso”. (XXI, 57-58). Gli estremisti islamici, quelli che seguono un approccio interpretativo letteralista del Corano, sono contro le immagini sacre e, nei casi peggiori, contro ogni forma di arte concepita e creata prima della venuta di Maometto. Anche se vi sono versetti che lasciano intravedere una certa tolleranza verso forme d’arte non islamica, questa sorta di comprensione è indiretta e nasce più dalla necessità di difendere la propria fede che non quella altrui: “Non insultate coloro che essi invocano all’infuori di Allah, ché non insultino Allah per ostilità e ignoranza” (VI,108).
In ogni caso il patrimonio artistico italiano è in serio pericolo e in tutta Europa si sta sottovalutando questo dato di fatto. Nel 2002, una cellula jihadista di Al Qaeda identificò in un affresco dipinto da Giovanni da Modena, conservato nella Basilica di San Petronio a Bologna, un obiettivo da distruggere perché ritenuto offensivo. L’affresco, capolavoro del ‘400 bolognese, raffigura infatti la caduta di Maometto agli inferi e per questo è ritenuto oltraggioso e provocatorio. Fortunatamente si riuscì a sventare l’attentato. Ma sarà sempre così? Possiamo correre un tale rischio? Il 70% del patrimonio artistico mondiale è sul territorio italiano, un’altra cospicua parte si trova sparso in tutta Europa. Non possiamo giocare a dadi con un gruppo di pazzi fanatici ciò che è nostro dovere preservare per le future generazioni. Abbiamo il dovere morale di custodire e tramandare l’arte che ci è stata donata. La bellezza non si baratta, specialmente con chi non sa apprezzarla. Non dimentichiamoci che i Talebani, che sono uno dei tanti gruppi di estremisti religiosi di cui è composto il fanatismo islamico, hanno distrutto i Buddha di Bamyan, realizzati più di millecinquecento anni fa solo perché antecedenti la rivelazione del Profeta. Stessi gruppi estremisti hanno distrutto Palmira, saccheggiato e devastato il museo di Mosul e deturpato più o meno in ogni territorio da loro conquistato ogni forma d’arte non ammessa nel Corano e quindi ritenuta ingiuriosa nei confronti di Allah. Su tutto il territorio italiano sono presenti palazzi, chiese, gallerie, monumenti che, oltre a rappresentare un patrimonio inestimabile di cultura e Bellezza per l’umanità, rappresentano anche obiettivi sensibili per eventuali attentati, saccheggi, deturpazioni o distruzioni. E proprio a causa dell’immensa quantità di questi siti e oggetti d’arte è impossibile, anche volendo, metterli tutti sotto sorveglianza. Quelli maggiormente vigilati sono anche quelli più conosciuti. Ma non basta. Non si possono salvare i figli grandi sacrificando quelli piccoli. Quali potrebbero essere allora le soluzioni da mettere in campo per eliminare il pericolo? Accantonate soluzioni propagandistiche come quella della remigrazione totale dei musulmani, o l’idealistica opzione di sensibilizzare tutti ad apprezzare il Bello, non resta che tornare al punto da cui eravamo partiti, ovvero pretendere la reciprocità del rispetto. Se si vuole veramente cercare di integrare chi non appartiene alla nostra cultura è necessario smetterla di continuare a scambiare una resa incondizionata per un gesto d’umanità. Solo così potremmo avere la possibilità di costruire una società multietnica dove ognuno è realmente libero di esprimere se stesso senza nuocere agli altri. Viceversa, le nostre città in futuro saranno sempre più una giungla dove l’unica legge sarà quella del più forte e la nostra civiltà sarà sempre più minacciata da orde di odiatori che nessuno ha mai realmente cercato di far ragionare.