Un viaggio sonoro attraverso le diaspore ebraiche
di Clelia Castellano - 13 Agosto 2026 alle 12:11
In occasione della Giornata Europea della Cultura Ebraica, Progetto Davka prepara un grande viaggio sonoro nello spazio-tempo, un concerto emozionante che buca la storia e schiude orizzonti di entusiasmo e speranza.
Ho chiesto un commento a Maurizio Di Veroli, voce e anima di Davka sin dalla sua nascita.
Può un’antica e struggente melodia farti viaggiare tra luoghi remoti nel tempo e nello spazio?
«Questo concerto, come molti nostri lavori, è concepito come un grande viaggio sonoro. Ogni nostra performance cerca di essere un’esperienza unica, capace di far vivere momenti coinvolgenti ed educativi in un turbine di ritmi, lingue e musica. Questo nostro ultimo spettacolo, “Il tango della speranza”, è molto più di un concerto, perché guiderà il pubblico attraverso le molteplici diaspore ebraiche.
Il programma prende il titolo da un tango degli anni ’20 del secolo scorso, cantato in polacco ed ebraico, ma che diventa archetipo di un incontro fecondo tra le melodie tipiche della tradizione.»
Come sempre, scendete a patti con la perdita, il mutamento, lo sconvolgimento, esorcizzando la dispersione attraverso la musica e l’amore, nell’alchimia della memoria e del ritrovarsi…
«L’anima ebraica è resiliente. L’amore è un tema molto ricorrente nella tradizione ebraica. Già lo Shemà Israel, la preghiera più famosa della liturgia ebraica, inizia con le parole “E amerai il Signore tuo Dio” (Deuteronomio 6:5). Il modo in cui il rapporto con il Sacro è percepito nella visione ebraica è quello del rapporto con un Re, anzi con il Re dei Re, che è però un Re Padre, un Re generoso che elargisce continuamente doni alle Sue creature, un Re che libera dalla schiavitù nel nome della dignità e del rispetto. Il rapporto di timore reverenziale a Lui rivolto va bilanciato dall’amore per Lui, proprio come un figlio per un padre. E come un padre è proprio Lui a donarci infiniti atti di amore gratuito, il chesed, quell’amore capace di spostare il patriarca Abramo dalla terra natia e dalla casa paterna verso i luoghi in cui il Signore lo avrebbe guidato. Abramo, patriarca delle religioni monoteiste, simboleggia l’affidamento totale a Dio, di cui è servitore fedele e faro per il popolo ebraico. Ma l’amore non è solo quello sacro. Nell’esperienza biblica, l’unione tra uomo e donna rappresenta il primo precetto che il Signore comanda ad Adamo ed Eva e il principio fondamentale su cui tutta la Torah si basa è proprio “Ed amerai (per) il tuo prossimo come (per) te.” (Levitico 19:18). Con queste premesse, lo spettacolo alterna canti e melodie dalle numerose diaspore ebraiche: i nigunim dei maestri chassidici si mescolano armoniosamente con le romanze sefardite. Poesie che narrano di amori e di esilio si intrecciano con canzoni di struggente passione e attesa messianica, in un percorso musicale sul fil rouge dell’amore, capace di guidare tra ghetti, juderias e terre lontane. Sono comunque le note brillanti e i ritmi coinvolgenti della musica klezmer a farla da padrone, conferendo allo spettacolo il sapore della speranza, una speranza capace di tenere in vita un popolo piccolo e antichissimo, con un incredibile bagaglio di storia e cultura.»