Un gruppo ebraico apre a Bruxelles un programma di formazione sulla circoncisione
2 Settembre 2026 alle 09:35

Due gruppi ebraici europei hanno annunciato martedì l’apertura di un programma di certificazione per gli operatori che praticano la circoncisione ebraica, con l’obiettivo di rispondere alle restrizioni sempre più severe nei confronti di questa pratica. L’iniziativa ha spinto un alto funzionario dell’UE a definire il progetto un «modello credibile» di cooperazione.
Secondo una dichiarazione dell’European Jewish Association (EJA) e del Rabbinical Centre of Europe (RCE), il nuovo programma, intitolato Centre of Excellence for Religious Male Circumcision (Centro di eccellenza per la circoncisione maschile religiosa), fornirà ai mohel, gli operatori ebraici che praticano la circoncisione, «una formazione medica e sulla sicurezza avanzata, una valutazione pratica e una certificazione sotto la supervisione di una rete internazionale di urologi, pediatri, medici e scienziati in ambito medico».
L’EJA ha dichiarato che la nuova iniziativa nasce «nel contesto delle crescenti sfide legali e politiche alla circoncisione religiosa ebraica in Belgio e in altri Paesi europei».
Il commissario europeo per la Salute e il Benessere degli animali, Oliver Várhelyi, ha affermato che «la vita ebraica e la pratica religiosa ebraica fanno parte dell’Europa» e devono rispettare gli «standard europei». Il nuovo programma con sede a Bruxelles «offre un modello costruttivo e credibile per fare esattamente questo», prosegue la dichiarazione.
Nel maggio 2025, le autorità belghe hanno perquisito le abitazioni di tre mohel ad Anversa, portando all’apertura di un procedimento nei loro confronti all’inizio di quest’anno per la presunta violazione della normativa belga sulle procedure chirurgiche. La legge belga non vieta esplicitamente la circoncisione, ma stabilisce che tutti gli interventi chirurgici debbano essere eseguiti da personale medico qualificato. In Belgio e in altri Paesi, molti mohel non sono riconosciuti come operatori autorizzati dalle autorità.
Il procedimento, avviato da un uomo ebreo coinvolto da tempo in una disputa con la comunità ebraica istituzionale di Anversa, ha provocato una crisi diplomatica che ha coinvolto gli Stati Uniti e Israele. I diplomatici di entrambi i Paesi hanno definito il procedimento giudiziario una forma di antisemitismo.
Gli ebrei circoncidono i bambini maschi all’età di otto giorni, nell’ambito di un rito chiamato brit milah. Anche i musulmani circoncidono i bambini maschi, sebbene il momento in cui viene praticata la circoncisione vari: può avvenire a partire dal settimo giorno dopo la nascita fino ai 7 anni, o anche più tardi in alcuni casi.
Il programma formativo comprende «il quadro medico e di sicurezza relativo alla procedura, inclusi la valutazione del neonato, l’igiene e la prevenzione delle infezioni, il benessere del neonato, il controllo delle emorragie e la cura delle ferite, il riconoscimento delle complicazioni, la risposta alle emergenze e il supporto vitale di base per i neonati, l’invio a strutture mediche e le cure successive», ha dichiarato l’EJA.
Il rabbino Menachem Margolin, presidente sia dell’EJA sia dell’RCE, ha dichiarato a JNS: «Di fronte alle crescenti difficoltà che questa pratica sta incontrando e, in particolare, alle limitazioni alla possibilità per i mohel qualificati di praticarla in alcune parti d’Europa, abbiamo deciso che la nostra risposta dovesse andare oltre la difesa della nostra libertà religiosa. Stiamo creando il più elevato quadro professionale possibile per sostenerla».
Nel 2013, un altro gruppo ebraico, la Conference of European Rabbis (CER), aveva annunciato la creazione di un’unione dei mohel nel tentativo di standardizzare la circoncisione rituale e contrastare precedenti tentativi di vietare la pratica.
La Union of Mohalim in Europe mira a «riunire i mohel approvati di tutta Europa sotto un’unica organizzazione, garantendo a tutte le comunità la certezza di un elevato livello di formazione e regolamentazione», aveva dichiarato la CER.
L’Unione è stata istituita in seguito a una crisi riguardante la milah in Germania. Nel dicembre 2012, il Parlamento tedesco approvò una legge che garantisce ai genitori il diritto di circoncidere i figli maschi per motivi religiosi. Il voto arrivò dopo una sentenza del tribunale di Colonia che, nello stesso anno, aveva definito la circoncisione rituale una forma di «lesione fisica». La sentenza aveva portato a divieti parziali della circoncisione in Germania, Austria e Svizzera e aveva intensificato l’acceso dibattito sulla questione nei Paesi scandinavi e altrove.