Dai tunnel ai droni: la nuova guerra asimmetrica
di Marco Del Monte - 2 Settembre 2026 alle 17:31
Nel mondo in questo momento sono attivi non meno di cento fronti di guerra, con migliaia di morti al giorno, ma per i nostri mezzi di informazione conta soltanto la guerra di Gaza, anche se sembra quasi sopita; si fa per dire perché ci sono almeno tre o quattro tentativi di attentato al giorno, compiuti da persone in abiti civili, che non permettono ad un esercito regolare di fare distinzione immediata: in questo modo si è innescata la reazione mondiale nei confronti di Israele.
Questa attività dell’esercito israeliano, per le anime candide, supporta e giustifica largamente l’accusa di genocidio rivolta ad uno stato che, invece, manda a combattere solo uomini (e donne) in divisa su mezzi blindati e aeroplani.
Se si usasse un po’ di buon senso si dovrebbe dire, invece, che quello di Gaza è il paradigma della “guerra asimmetrica o ibrida”, che sembra portata all’attenzione pubblica solo adesso e della quale, invece, è stato buon mentore Mao Tse-tung, teorico della guerriglia nella sua trilogia della guerra di popolo (anni ’30-’40).
Fin dall’origine dell’uomo, infatti, i grandi eserciti sono entrati in crisi, quando alle battaglie in campo aperto si sono sostituite le guerriglie semiclandestine o urbane.
Ma per le grandi potenze questi episodi sono classificati, appunto, come guerriglia urbana e non raggiungono la fama dovuta.
I romani avevano un esercito armato di tutte le migliori armi che, usate contro altri eserciti, portavano alle vittorie che studiamo sui libri di storia, ma quando hanno avuto a che fare con le rivolte di popolo hanno sempre avuto grandi perdite e difficoltà, sempre recuperate con ferocia e stermini.
Pensiamo ai sanniti, agli abitanti della Giudea, ai germani; in quelle occasioni la grande macchina da guerra non portava a nessun risultato e i militi dovevano sempre dividersi in gruppi e affrontare imboscate e cruente azioni di disturbo.
Il metodo della guerriglia ha sconfitto russi e americani in Afganistan, gli USA in Cambogia e Vietnam, i francesi in Indocina e in Algeria e dà del filo da torcere fin dal 1948 ad Israele, che, finché ha dovuto combattere gli eserciti arabi ha sempre avuto la meglio, ma che, con la guerriglia di Gaza non trova il bandolo della matassa.
A Gaza e in Libano, poi, si è aggiunto il fatto che Hamas ed Hezbollah hanno portato al “parossismo” tecnologico i metodi italo-austriaci della prima guerra mondiale, realizzando l’ottava meraviglia del mondo con i tunnel, che salvaguardano i guerriglieri anche da attacchi atomici.
Per di più, in questa partita a scacchi, sono intervenuti i missili, fiore all’occhiello della Germania nazista che con le “V2” di Wernher von Braun ha attaccato anche Londra, durante la seconda guerra mondiale.
Questi “giocattoli” ormai sono l’emblema della guerra super-ibrida; primo perché sono costruiti in tutti i formati, dai tascabili fino a quelli pluristadio e poi perché si possono lanciare dai bunker o dai sottomarini.
Anche la guerra tra Stati Uniti e Iran è classificabile tra le guerre asimmetriche, perché finora i pasdaran lanciano missili da basi interrate e protette, il che ha consentito di non perdere neanche un uomo, a fronte di danni incalcolabili inflitti agli avversari.
Per guerra “ibrida”, ormai si intende “guerra non convenzionale”, in cui gli eserciti e gli ufficiali che escono dalle migliori accademie del mondo non servono più.
A dar man forte a questo “attrezzo” sono, inoltre, subentrati i droni che hanno raggiunto un livello di precisione molto avanzato, dovuto soprattutto all’introduzione della guida in fibra ottica, che li rende non intercettabili, sicché i cari, vecchi generali possono dedicarsi al golf.
Visto attraverso queste “lenti nuove” lo scenario ha assunto ben altri contorni, tali da stravolgere tutte le tattiche e le previsioni.
Per avere un’idea, i droni ucraini sono arrivati a Mosca e a San Pietroburgo, dove sono sate distrutte importanti raffinerie, che hanno costretto i russi ad andare a piedi per mancanza di benzina; costano poche decine di migliaia di euro l’uno, mentre un razzo intercettore supera di gran lunga le centinaia di migliaia di dollari.
Ciò vuol dire che per abbattere un drone si spende una cifra imparagonabile, il che sposta drasticamente l’economia dei conflitti.
Un altro strumento da guerra ibrida è un normale “pc”, che, con l’avvento dell’AI è in grado di entrare nei più sofisticati sistemi informatici, bloccando settori vitali del nemico. Questi sono gli scenari che, a guerre in corso, rischiano di far saltare più di un banco e lo stiamo vedendo giorno per giorno: attendiamo novità.