La memoria della Shoah tra storia e presente: al via la seconda Summer School

di Redazione - 8 Settembre 2026 alle 09:04

Ha preso il via la seconda edizione della Summer School, che ha registrato una grande partecipazione di insegnanti provenienti da tutta Italia e di studenti arrivati dalla Germania. Sono 80 i docenti italiani e 50 gli studenti tedeschi coinvolti nell’iniziativa, pensata come un percorso di formazione e approfondimento sul tema della Shoah.

Numerosi i temi affrontati durante la giornata: dai metodi della ricerca storica fino alla storia dei bambini internati ad Auschwitz, in un programma che ha offerto una preparazione a 360 gradi, con l’obiettivo di fornire agli insegnanti strumenti e conoscenze per trasmettere alle nuove generazioni la memoria della persecuzione e dello sterminio degli ebrei d’Europa.

Tra i grandi ospiti della giornata Tatiana Bucci, sopravvissuta ad Auschwitz, e lo storico Marcello Pezzetti.

Ad aprire i lavori è stato Mario Venezia, Presidente della Fondazione Museo della Shoah, che ha sottolineato il valore della memoria come elemento centrale del percorso formativo:

«Alla base di questo corso c’è il ricordo, che si innesta nella vita contemporanea, perché la Shoah ha un prima, un durante e un dopo».

Particolarmente significativa la testimonianza di Tatiana Bucci, sopravvissuta ad Auschwitz-Birkenau e vittima degli esperimenti medici condotti dal dottor Josef Mengele. Nel suo intervento ha ribadito l’importanza di riconoscere e accettare l’altro, al di là di ogni differenza:

«È fondamentale accettare il diverso, che sia per religione, colore della pelle o per qualsiasi altra cosa».

Un messaggio che, secondo Bucci, mantiene ancora oggi una forte attualità. La sopravvissuta ha infatti collegato la propria esperienza a quella dei migranti che arrivano oggi in Europa alla ricerca di una vita migliore.

«Basti pensare a come vengono accolti i migranti che arrivano da noi in Europa, sperando di avere una vita migliore. È una cosa che è successa anche a noi, dopo la guerra».

La sua stessa storia ne è una testimonianza. Dopo essere sopravvissuta alla deportazione e alla permanenza a Birkenau, Tatiana Bucci è diventata un’esule: era infatti nata a Fiume, città che dopo la Seconda guerra mondiale passò sotto la Jugoslavia.

«Abbiamo dovuto lasciare la nostra città e diventare profughi. E la maggior parte dei profughi, da allora, sono stati trattati come trattiamo oggi i migranti. Abbiamo dimenticato tante cose».

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