Chi ha paura di combattere l’antisemitismo?
di Daniele Coppin - 10 Settembre 2026 alle 11:24
In questi giorni si è acceso un dibattito sulla discussione alla Camera del ddl per il contrasto dell’antisemitismo, con diverse associazioni ed esponenti politici di opposizione che ne contestano il contenuto per il suo riferimento alla definizione di antisemitismo formulata dall’International Holocaust Remembrance Alliance nel 2016. In realtà la definizione operativa di antisemitismo dell’IHRA era stata già approvata il 17 gennaio 2020, dal Governo Conte II così come richiesto dal Parlamento europeo con un’apposita Risoluzione votata a stragrande maggioranza il 1° giugno 2017. Ed è singolare constatare che, in un vero proprio corto circuito cognitivo prima ancora che istituzionale, esponenti delle stesse forze politiche che erano al governo oggi contestino la definizione che era stata approvata dall’Esecutivo sei anni fa.
La risoluzione dell’Unione europea, allo scopo di prevenire e contrastare con maggiore efficacia ogni forma di odio, violenza e discriminazione nei confronti degli ebrei, invita “gli Stati membri ele istituzioni ed agenzie dell’Unione europea ad adottare e applicare la definizione operativa di antisemitismo utilizzata dall’Alleanza internazionale per la memoria dell’Olocausto (IHRA), al fine di sostenere le autorità giudiziarie e di contrasto nei loro sforzi volti a identificare e perseguire con maggiore efficienza ed efficacia le aggressioni antisemite”.
I critici del ddl per il contrasto dell’antisemitismo puntano il dito contro alcuni degli esempi che accompagnano la definizione dell’IHRA, sostenendo che legare la norma a quella definizione impedirebbe l’esercizio del diritto di critica nei confronti di Israele.
Ma vediamo che cosa afferma la definizione approvata il 26 maggio 2016 dall’IHRA che la pubblica sul suo sito: “L’antisemitismo è una certa percezione degli ebrei che può essere espressa come odio per gli ebrei. Manifestazioni di antisemitismo verbali e fisiche sono dirette verso gli ebrei o i non ebrei e/o alle loro proprietà, verso istituzioni comunitarie ebraiche ed edifici utilizzati per il culto.”
Come si vede, non c’è alcun riferimento a Israele ma solo agli ebrei, le loro proprietà, istituzioni comunitarie ed edifici di culto. Questa è la definizione operativa di antisemitismo dell’IHRA.
Nelle spiegazioni della definizione, riportata immediatamente dopo l’enunciato, specificano che “Le manifestazioni possono avere come obiettivo lo Stato di Israele perché concepito come una collettività ebraica. Tuttavia, le critiche verso Israele simili a quelle rivolte a qualsiasi altro paese non possono essere considerate antisemite.” Quindi risulta evidente che l’accusa che l’adozione della definizione IHRA impedisca le critiche a Israele, purché siano simili a quelle rivolte a qualsiasi altro paese, sia palesemente infondata.
Gli esempi che vengono riportati come manifestazioni di antisemitismo fanno riferimento a Israele ma a proposito di affermazioni che non si limitano a criticare i governi israeliani bensì “il popolo ebraico” e i cittadini israeliani quali responsabili di complotti, di crimini orrendi, di esagerazione della Shoà, di infedeltà allo Stato in cui vivono (evidentemente, in diaspora) e negando agli Ebrei il diritto all’autodeterminazione e, quindi, a uno Stato.
Questi sono gli esempi contenuti nella definizione IHRA che danno tanto fastidio a politici e alle più di cento single che la contestano. La preoccupazione delle duecentocinquanta sigle, tra cui Amnesty International, ANPI, giovani democratici romani, Network Giovani M5s, Bds Italia,FNSI, organizzazioni sindacali e via discorrendo evidentemente non è la limitazione della libertà di critica verso Israele ma il limite alla possibilità di demonizzare il popolo ebraico e i cittadini israeliani, consentendo a chiunque, con l’alibi del sostegno alla causa palestinese, di insultare, discriminare, minacciare gli Ebrei gli Israeliani.
Quando nel 2020 il governo Conte II aveva approvato la definizione IHRA, il mondo era diverso. Non era ancora esplosa la pandemia da Covid, non c’era il conflitto in Ucraina e, soprattutto, non c’era ancora stato il 7 Ottobre che ha fatto da spartiacque tra un prima e un dopo nella percezione degli Ebrei.
Prima del 7 Ottobre 2023, di quel massacro di Israeliani perpetrato da Hamas certe espressioni antisemite si leggevano solo su alcuni post in occasione della Giornata della Memoria. Dopo quella data tutto è cambiato perché il fatto stesso che Israele fosse stato colto di sorpresa e che fossero state trucidate milleduecento persone in un solo giorno ha dato la sensazione a molti antisemiti che si potesse riprendere la caccia all’Ebreo perché non c’era più chi potesse difendere “il popolo eletto”.
Abbiamo assistito, in questi ultimi quattro anni, al riemergere di espressioni e concetti che si ritenevano ormai relegati al passato, un passato di secoli di discriminazioni, persecuzioni e massacri di Ebrei in nome di una religione o di una ideologia. Per gli Ebrei, di qualunque nazionalità, è diventato problematico esprimere le proprie idee e rischioso per la propria incolumità mostrare simboli, come la kippà o il Maghen David (la stella di Davide), che consentano di riconoscerli in quanto tali.
In Italia, principi quali il rispetto per tutti i cittadini, senza distinzioni basate sulla religione, l’etnia e le opinioni politiche, principi contenuti in quella stessa Costituzione che anche coloro che criticano il ddl sull’antisemitismo affermano di voler difendere, in realtà sono disattesi, violati, calpestati se si tratta di tutelare i diritti degli Ebrei.
Politici, giornalisti, accademici, intellettuali, finanche artisti hanno compreso molto bene questo cambiamento e hanno deciso di cavalcare quell’odio antiebraico mai sopito per ottenere qualche voto, qualche vantaggio, qualche comparsa televisiva.
A questo punto è molto chiaro perché ci sia tanta ostilità per il ddl sull’antisemitismo, perché rischierebbe di far perdere ad alcuni delle “rendite di posizione” ottenute cavalcando l’odio antiebraico secondo l’omologazione che tanto piace a certe ideologie.
Proprio per questo dobbiamo augurarci che il ddl sull’antisemitismo diventi presto legge, per far crollare questa struttura di consenso dell’odio che ha fatto tanto comodo a molti.