Palestina: una storia da rileggere
di Marco Del Monte - 24 Settembre 2026 alle 16:14
Il problema palestinese (o meglio il problema di Gaza) viene agitato continuamente e qualcuno comincia a fare delle ipotesi sui suoi confini. Ovviamente c’è da credere che la questione durerà fino a che i Paesi arabi non si saranno liberati dei “profughi” del 1948, anno in cui fu proclamato lo Stato d’Israele.
Nel 2025 Antimo Marandola, giornalista del Messaggero di Roma e direttore di un blog con un discreto seguito di lettori e sul quale ho pubblicato un buon numero di articoli, scrisse una “pièce” molto concreta sul “falso problema palestinese”, intitolandolo “A.A.A. palestinese cercasi, anche gratis”, dal quale ho tratto alcuni spunti significativi..
Il primo (e unico) quesito posto è “chi sono i palestinesi”, ma nel corpo del “pezzo” emerge un’altra domanda: “chi li vuole?” e la risposta è tuttora “Nessuno! Perché proprio i loro “fratelli” arabi sanno di che pasta sono fatti e in Europa ci sono solo amici a parole”.
Per prima cosa si deve prendere atto che sono stai proprio i “fratelli” arabi a creare la questione con l’obiettivo di scaricare su Israele ogni responsabilità.
Visto che non sono mai esistiti né un “popolo palestinese” né uno Stato palestinese, dovevano essere creati. Il primo a parlare di “popolo palestinese” fu l’egiziano Yasser Arafat, tra il 1974 e il 1979, che, dal nulla, creò un’entità in grado di ricattare gli stati occidentali con i dirottamenti aerei, con la minaccia (a vote attuata) di far saltare in aria i loro aerei e i loro governanti.
Per poter parlare di un popolo occorre provare l’esistenza di qualche libro antico, un reperto archeologico, delle monete, di un minimo cenno di qualche storico che parli di un regno, di confini, di una capitale, delle città più importanti, di che tipo di economia o quale forma di governo ci fosse.
Con quali Stati si rapportava l’inesistente “Palestina” di cui oggi si parla con tanta enfasi? Quali e quante battaglie ha combattuto? Quali sono le opere letterarie, pittoriche, scultoree, musicali che citino l’esistenza di detto popolo prima del 1974? Infine Gerusalemme non è mai stata la capitale di alcuna entità araba o musulmana e questo è confortato dal fatto che nel Testo sacro all’Islam non se ne faccia mai menzione..
Nelle regioni di Galilea, Giudea e Samaria sono passati numerosi popoli invasori: romani, bizantini, arabi, curdi, mongoli, mamelucchi, tartari e infine turchi, ma nessuna cronaca o annale di questi popoli ha mai menzionato l’esistenza di uno stato palestinese.
Un’altra risposta ai quesiti iniziali è che il termine Palestina in Israele è stato di uso comune ben prima del 1948 e nella stessa risoluzione ONU n° 181/1947, che divideva il paese in due, si parla di creazione di uno stato palestinese, ma arabo.
Dal 1932 al 1950, il quotidiano ebraico Jerusalem Post si chiamava Palestine Post e la stessa Carta dell’Organizzazione per la Liberazione della Palestina, all’art. 6 recita: “gli ebrei che abitualmente risiedevano in Palestina fino all’inizio dell’invasione sionista sono considerati palestinesi.” Non è mai esistita una moneta palestinese e prima della creazione dello Stato d’Israele, è esistita solo la Lira ottomana.
Nel censimento del 1922, su una popolazione globale fortemente analfabetizzata, 757.182 individui erano musulmani, 590.390 ebrei e 83.694 cristiani; questa popolazione nella sua interezza non ha mai rivendicato nessun tipo di nazionalità, men che mai palestinese e la situazione era tranquilla nel far parte dell’impero ottomano. Gli stessi nomi e cognomi prevalenti davano ragione di origini non definite; ad esempio Ibn Arab sta per figlio di un arabo e Ibn Turk come figlio di un turco.
L’incremento della popolazione araba (che Arafat inventò come palestinese) fu originato dalla improvvisa e forte immigrazione dai paesi limitrofi, con il risultato di avere una mescolanza di egiziani, bosniaci, algerini, circassi.
Questo fenomeno fu dovuto all’attrazione provocata paradossalmente dalla stessa immigrazione ebraica che portò cure mediche moderne, diminuzione della mortalità infantile, condizioni igieniche nuove, ma soprattutto la bonifica dei terreni paludosi, incremento delle imprese industriali e della produzione dei terreni agricoli su cui venivano sperimentati nuovi macchinari e nuove tecniche.
Molte aree paludose vennero bonificate trasformando in aranceti la distesa di dune di sabbia e paludi. I terreni non avevano neppure veri e propri confini tant’è che quella che oggi viene chiamata Palestina era denominata Siria meridionale e così fu definita dai 28 delegati palestinesi partecipanti al “Mu’tamar alArabi al Filastini” (Congresso arabo palestinese).
Anche l’Enciclopedia britannica, nel 1911, definì il territorio come “terzo meridionale della provincia della Siria”. Era talmente normale parlare di Palestina che la Banca di proprietà dell’Agenzia Ebraica, l’ente sionista per eccellenza che acquistava i terreni, venne chiamata Anglo Palestine Company, a conferma che la definizione degli abitanti dovrebbe essere “palestinese di fede ebraica, o musulmana, o cristiana residente nello stato di Israele o altrove” e, invece? 80 anni di guerra!
Gli arabi della Palestina hanno sempre sofferto la tragedia di avere dirigenti capaci solo di portarli di disastro in disastro, sempre dalla parte sbagliata
I più noti tra questi dirigenti sono stati Arafat e Hajj Amin al–Husayni, il Muftì alleato di Hitler (1921–1948).
La delibera ONU del 29 novembre 1947 n° 181 assegnava a Israele il 12% della terra disponibile, derubando il popolo ebraico di tre quarti della sua patria di cui erano già proprietari per il 6,7%. Gli furono assegnati 14.100 km quadrati su cui erano presenti 500.000 ebrei e 400.000 arabi palestinesi compresi 200.000 beduini.
Concludiamo questo breve excursus con le parole di Antimo Marandola: “Israele era una terra senza popolo, per un popolo senza terra”; del resto la storia attesta che gli arabi presenti non sono mai stati una nazionalità o popolo, mentre gli ebrei erano e sono un popolo che aspettava soltanto di poter tornare a casa.