ONU, il circo di New York: tra banchi vuoti, ipocrisie e la sfida di Netanyahu
di Marco Del Monte - 28 Settembre 2026 alle 14:05
Giovedì 24 settembre, al Palazzo di Vetro di New York, è andato in scena uno spettacolo da circo di periferia. Tante questioni all’ordine del giorno, ma si è vista solo la fiera dei miracoli.
Erano presenti i leader di tutto il mondo, che hanno offerto una scena squallida e tragica, che ha mostrato il lato peggiore dell’umanità.
Il problema è la palese subalternità dell’Assemblea alla linea filoaraba, anche se gli stati effettivamente arabi attualmente sono soltanto 21; vediamo quindi come si è arrivati all’attuale situazione.
Tanto per cominciare si vede Gaza superstar, dominatrice assoluta della scena mondiale e questo stato di cose è stato favorito dall’Organismo nato per risolvere le controversie, invece di inventarsele pure quando non ci sono.
Nel 1947 i membri arabi erano sei (Egitto, Iraq, Libano, Arabia Saudita, Siria e Yemen) e tutti e sei votarono contro la famosa Risoluzione n° 181, che fu approvata con 33 voti favorevoli, 13 contrari e 10 astenuti.
Quell’Assemblea dette inizio al caos perché favorì il “Piano di spartizione della Palestina” che fu assegnata in parte agli ebrei e in parte agli arabi, con confini improbabili ed incerti. Più correttamente il territorio del “Mandato britannico della Palestina” fu assegnato in parte ad uno Stato arabo indipendente e in parte ad uno Stato ebraico indipendente.
L’unica cosa sicura risiedeva nel fatto che i due futuri stati erano entrambi “palestinesi” di fatto, ciò a stroncare sul nascere le insane idee dei nostri “scienziati”.
La seconda tappa importante fu la guerra del 1956; in quell’anno gli stati arabi all’ONU erano undici.
La crisi vedeva coinvolti Francia, Gran Bretagna e Israele e l’ONU intervenne con una forza di pace, autorizzata dall’Assemblea Generale per aggirare la paralisi del Consiglio di Sicurezza bloccato dai veti di due membri permanenti belligeranti.
Il contingente di pace creato ad hoc non intervenne (per fortuna) perché Francia e Gran Bretagna si ritirarono, lasciando Israele da solo, vizio che sta tornando di moda.
La terza data importante è il 1967, anno della guerra dei sei giorni, gli stati arabi all’ONU erano saliti a tredici; la guerra ebbe termine il 10 giugno 1967, ma l’ONU intervenne molto più tardi, quando, per iniziativa del Consiglio di Sicurezza, il 22 novembre 1967 fu firmata la Risoluzione 242 che stabiliva il concetto “terra in cambio di pace”, campana che gli stati che sostengono le nuove idee “for Palestine” si rifiutano di recepire.
Il 1973 fu un anno fondamentale e viene ricordato come l’anno in cui scoppiò la guerra del Kippur. Gli stati arabi membri dell’ONU erano saliti a diciotto.
Gli episodi salienti furono l’attacco improvviso e simultaneo di Siria ed Egitto ad Israele colto completamente di sorpresa; dopo qualche giorno, però, Israele riconquistò il Golan siriano ed accerchiò quasi completamente la Terza Armata, costringendo l’Egitto ad arrendersi.
Ma gli arabi usarono l’arma del petrolio, ponendo un embargo agli USA, che convinsero Israele a fermarsi, costretto dalla risoluzione n° 338 che, comunque ripristinava le richieste della Risoluzione 242, ovvero “terra in cambio di pace”, la cui attuazione è tuttora attesa.
Da allora le Risoluzioni si susseguono a ritmo incessante senza arrivare a nulla, anzi per arrivare al punto in cui siamo; all’ONU ora siedono ventuno stati arabi
Ora possiamo tornare ai fatti di giovedì. Tutti hanno detto la loro in un contesto annoiato e poco attento e così ognuno ha parlato da solo, poi, quando Netanyahu è salito sul palco il parterre si è svuotato, quasi tutti sono usciti in segno di protesta mentre il premier israeliano li guardava in faccia uno per uno accusandoli di codardia ed ipocrisia: così ha ottenuto l’effetto contrario da quanto questi scolaretti si aspettavano, avendo parlato a dei banchi vuoti in aula, ma a tante teste vuote al di fuori.
Così facendo l’unico a parlare al mondo è stato proprio Netanyahu, che ha speso parole di fuoco dicendo la sua verità: infatti sono stati gli altri a parlare a vuoto, anche se l’emiciclo era pieno.
La scena ricordava molto da vicino Caligola che per deridere il senato voleva insignire il suo cavallo di una delle cariche più alte dell’Assemblea, quella di console; una leggenda narra che tra le motivazioni l’imperatore disse “tra tanti asini il mio cavallo farà una degna figura”; il fatto non è storicamente verificato, ma il senso si avvicina molto.
Vedendo e rivedendo la scena di giovedì si nota che molti sono usciti a testa bassa ed altri cercavano di affrettare il passo, quasi per nascondersi, inseguiti dalle parole dell’israeliano.
Questo comportamento incivile, di bassa lega, usato da persone che invece di controbattere preferiscono non ascoltare hanno mostrato al mondo che i collettivi, le associazioni di vario genere, molti conduttori e partecipanti ai talk show usano lo stesso metro, rifiutandosi di guardare in faccia la storia che dice chiaramente a che livello veleggi l’ONU e questo impone una domanda: quando chiuderemo questo circo inutile?