Abbas arriva ad Ankara per una visita ufficiale di due giorni

12 Agosto 2026 alle 09:11

Il leader dell’Autorità Palestinese Mahmoud Abbas è arrivato martedì pomeriggio ad Ankara, in Turchia, per una visita di due giorni, ha riferito l’agenzia ufficiale palestinese Wafa di Ramallah.

Secondo quanto riportato dall’agenzia, Abbas è stato accolto in aeroporto dal ministro turco del Commercio Ömer Bolat e dall’inviato dell’Autorità Palestinese ad Ankara, Nasri Abu Jaish.

Durante la visita, il capo dell’Autorità Palestinese dovrebbe incontrare il presidente turco Recep Tayyip Erdoğan, in quello che Wafa ha descritto come parte delle «regolari consultazioni politiche» tra i due leader.

I colloqui dovrebbero riguardare gli sviluppi in Giudea e Samaria e a Gaza, nonché i rapporti tra l’Autorità Palestinese e Ankara, ha riferito Wafa.

Secondo Wafa, la delegazione dell’Autorità Palestinese comprende Ziad Abu Amr, membro del Comitato esecutivo dell’OLP; il membro del Comitato centrale di Fatah, il generale di divisione Majed Faraj, che dirige anche il Servizio di intelligence generale di Ramallah; e i consiglieri di Abbas, Majdi al-Khaldi e Mahmoud al-Habbash.

Il ministro delle Finanze israeliano Bezalel Smotrich ha condannato la visita di Abbas, definendo il leader dell’Autorità Palestinese «un nemico alla guida di un’autorità terroristica che incoraggia e finanzia il terrorismo contro lo Stato di Israele».

Smotrich ha chiesto al primo ministro Benjamin Netanyahu di impedire ad Abbas di rientrare in Israele e in Giudea e Samaria, aggiungendo che l’Autorità Palestinese «deve essere smantellata».

Martedì il ministero degli Esteri israeliano ha accusato Erdoğan di un’aggressione militare «che non conosce confini», affermando che Ankara occupa circa il 36% di Cipro, il 5% della Siria e 2.000 chilometri quadrati dell’Iraq, con migliaia di soldati turchi dislocati nei tre Paesi.

Il ministero ha fatto questo paragone nel contesto delle critiche turche a Israele, scrivendo su X: «La Turchia ha l’audacia di criticare Israele. Ma quali sono i fatti sul terreno?»

Israele, al contrario, «controlla temporaneamente appena lo 0,1% della Siria», ha affermato il ministero, descrivendo l’area come «una zona cuscinetto per proteggere i propri cittadini da minacce alla sicurezza già comprovate».

JNS

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