Bambini usati come scudi e mandati nelle miniere: l’infanzia negata per colpa di Hamas e dell’Iran
di Marco Del Monte - 18 Aprile 2026 alle 11:49
La mattina, dopo aver ascoltato la triste nenia di vari tg, nella speranza che almeno uno dia qualche buona nuova, attivo delle compilation musicali mentre mi faccio la barba. Giorni fa, improvvisamente, la canzone che stavo ascoltando è stata interrotta da una voce metallica che diceva “pensiamo ai bambini di Gaza, siamo ancora in tempo”. Ho avuto un moto di stizza e ho spento la radio, istintivamente, anche perché una delle brutte notizie ascoltate poco prima parlava di una strage in Sudan, in cui erano morti i bambini di una scuola. Il pensiero è andato, poi, a quelle inserzioni che invitano a donare per i bambini africani che rischiano la cecità e di morire di fame e di sete nel Burkina Faso, a quelli israeliani massacrati il 7 ottobre o a quelli ucraini rapiti dai russi. Di tutti questi non si parla. L’amara riflessione è che, al pari di tutti gli altri, i bambini di Gaza sono sfruttati e portati davanti alla falsa pietà occidentale, al solo scopo di demonizzare Israele.
I bimbi israeliani vivono ormai nei rifugi, come topi, mentre quelli di Gaza non possono trovare rifugio dentro i tunnel che hanno scavato. La voce metallica che interrompe anche una registrazione non dice, infatti, che i bambini sono stati mandati a scavare i tunnel, esattamente come i bambini del Congo che vengono mandati nelle miniere di “coltan”, un composto di columbite e tentalite, da cui si estrae il tantalio, indispensabile per costruire i telefonini, i tablet e simili. I bambini vengono usati per non sprecare materiale: la loro sagoma piccola permette di estrarne molto di più. La scena che mi viene in mente è questa: un essere umano al volante di un’automobile in fila a un distributore, con il telefonino in mano che impreca contro i perfidi israeliani che hanno fatto scoppiare una guerra di cui non avevamo bisogno. Nessuno si preoccupa dei ragazzini che sono morti di cancro (il coltan è tossico e fa più morti dell’amianto) per permettere la costruzione di uno strumento di cui non possiamo più fare a meno. Facendo dei conti a braccio, se non si impiegassero più i bambini nelle miniere di coltan, un cellulare di ultima generazione costerebbe il triplo.
Le massime autorità religiose del pianeta e i politici di ogni Stato si guardano bene dall’affrontare questo problema, che invece è legato a filo doppio alle guerre in corso. Vediamo perché. Tra i componenti di uno smartphone qualunque ci sono i “microchip”, che sono dei circuiti stampati piccolissimi che vengono prodotti soltanto in pochi siti al mondo, tra cui Odessa e Taiwan. Odessa è il nervo scoperto della Russia, così come Taiwan lo è della Cina. Ambedue contese al punto tale da provocare delle guerre ad hoc. Se si riflette un po’ si vede che si sta giocando una partita di “domino”, che ogni attore cerca di truccare a suo vantaggio. Va premesso che anche i componenti elettronici di droni e missili sono costruiti grazie al “coltan”, per cui Putin ha invaso l’Ucraina per isolare Odessa, piena di americani e inglesi.
La Cina, intanto, assediava Taiwan con minacciose esercitazioni navali e aeree sempre più asfissianti: tutti gli occhi del mondo stavano sopra a queste due realtà strategiche; occorreva perciò un diversivo, al quale ha provveduto l’Iran. Prima di proseguire il domino poniamo mente al fatto che l’Iran, insieme a Cina e Russia, è stata cooptata in quella nuova alleanza denominata “BRICS” (Brasile, Russia, India, Cina, Sudafrica), che si prefigge di sostituire gli Usa alla guida del mondo. L’Iran, dunque, ha acquistato l’uso di satelliti spia dalla Cina e ha dato il via ai suoi proxy mediorientali per riaprire la guerra con Israele. Era tanto sicuro di poter fare in fretta che non si è curato di rinnovare le sue difese aeree, impegnandosi solamente nell’arricchimento illegale dell’uranio.
La situazione è sfuggita subito di mano, perché Hamas ha attaccato prima che suonasse il “gong”, portando avanti un pogrom, al posto di un “banale massacro”. L’Iran non si è dato per vinto e ha incrementato la produzione di droni da passare alla Russia che, intanto, annaspava in Ucraina, la quale, essendo ricca di coltan, ha perfezionato al massimo i suoi droni che ora vende all’Europa. La Cina, intanto, è la prima danneggiata dal blocco dello Stretto di Hormuz e, quindi, cerca di entrare nella partita, in cui l’Iran è ormai trascinata in prima persona (cosa che voleva evitare). Naturalmente, in tutto questo l’infanzia violata a Gaza, in Sudan, in Ucraina, in Israele è ancora la vittima innocente, perché per estrarre maggiori quantitativi di coltan moriranno più bambini, mentre il signore alla guida in fila dal benzinaio continua a tormentare nervosamente il telefonino e a maledire chi ha provocato questa guerra.