Cosa sono i “mini-droni” con cui Israele ha colpito i posti di blocco dei Basij a Teheran

di Paolo Crucianelli - 14 Marzo 2026 alle 08:12

Dalla sera dell’11 marzo circolano notizie su una serie di attacchi avvenuti nella notte a Teheran contro posti di blocco delle forze di sicurezza del regime. Le informazioni disponibili sono frammentarie, spesso contraddittorie, e al momento non esistono conferme indipendenti. Tuttavia, il quadro che emerge dai media iraniani e da agenzie internazionali suggerisce uno scenario potenzialmente nuovo nel conflitto tra Israele e la Repubblica islamica. Secondo quanto riportato dall’agenzia Fars, vicina ai Guardiani della rivoluzione, diversi checkpoint della Capitale sarebbero stati colpiti da mini-droni israeliani. L’agenzia parla di almeno dieci morti tra membri dei Basij, la milizia paramilitare utilizzata dal regime per la repressione delle proteste. Le esplosioni sarebbero state segnalate in diversi quartieri della città. Altre fonti, non ufficiali, parlano di un bilancio molto più alto tra i Basij. Secondo alcuni rapporti, il numero degli uomini della milizia eliminati potrebbe arrivare anche a centinaia nei posti di blocco disseminati nella capitale.

Se questi numeri fossero anche solo parzialmente confermati, il dato più interessante non sarebbe tanto il bilancio delle vittime quanto il metodo utilizzato. I droni usati sarebbero molto piccoli, descritti da alcune fonti come “grandi quanto un proiettile”. L’immagine può sembrare iperbolica, ma rende bene l’idea del concetto: micro-droni capaci di colpire con precisione una singola persona o un piccolo gruppo, quasi come se si trattasse di proiettili guidati. Al momento non esiste alcuna conferma tecnica sull’arma impiegata. Tuttavia, l’ipotesi appare plausibile. Israele è da anni uno dei Paesi più avanzati nello sviluppo di sistemi di attacco di precisione basati su droni e munizioni autonome, piccoli velivoli che possono sorvolare un’area, identificare un bersaglio e colpirlo con estrema precisione.

Se davvero l’operazione di Teheran fosse stata condotta con sciami di micro-droni, ci troveremmo di fronte a una possibile evoluzione di una tecnologia che Israele ha già dimostrato di possedere. Il precedente più noto risale al novembre del 2020, quando lo scienziato nucleare iraniano Mohsen Fakhrizadeh fu ucciso con un sistema d’arma telecomandato ad altissima precisione, progettato per colpire esclusivamente il bersaglio designato. I droni di cui si parla oggi potrebbero rappresentarne un’evoluzione: armi ancora più piccole, mobili e difficili da individuare, adatte a operazioni rapide in ambiente urbano. Una tecnologia di questo tipo avrebbe un vantaggio decisivo evidente.

Ma l’effetto più importante sarebbe probabilmente psicologico. Colpire i Basij ai posti di blocco nel cuore della Capitale significa trasmettere un messaggio molto preciso: le forze incaricate di controllare e reprimere la popolazione non sono più al sicuro nemmeno nelle strade di Teheran. In altre parole, la vulnerabilità del regime verrebbe mostrata non attraverso grandi operazioni militari ma con attacchi invisibili. Non a caso, gli episodi sarebbero avvenuti mentre nella Capitale iraniana la sicurezza è stata rafforzata e i posti di blocco sono stati moltiplicati. Diversi residenti hanno riferito che pattuglie dei Basij accompagnano le forze di sicurezza e scandiscono slogan contro possibili proteste. Parallelamente, esponenti dell’opposizione in esilio e leader occidentali hanno invitato gli iraniani a prepararsi a una possibile fase di cambiamento politico.

È ancora troppo presto per stabilire se gli attacchi segnalati rappresentino davvero l’inizio di una nuova forma di guerra tecnologica o se le informazioni diffuse nelle ultime ore siano state amplificate dalla propaganda e dalla confusione che spesso accompagna i conflitti. Ma questo tipo di attacco in qualche modo ricorda le armi fantascientifiche viste in alcuni film, come quelle immaginate nell’universo Marvel in “Captain America: The Winter Soldier”, capaci di individuare e colpire bersagli specifici con una precisione quasi assoluta. Se le notizie provenienti da Teheran fossero anche solo in parte corrette, quella tecnologia non apparterrebbe più alla fantascienza: sarebbe già entrata nel campo di battaglia reale.

Il grande archivio di Israele

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