Da pro-Pal a pro-Iran: l’Occidente cede anche alla propaganda del regime degli ayatollah

di Paolo Crucianelli - 21 Marzo 2026 alle 08:21

La propaganda che prima si definiva come pro-Pal ora si è trasformata in pro-Iran. Il meccanismo è sempre lo stesso: criminalizzare ogni condotta di Israele e del suo alleato americano, brandendo la carta del diritto internazionale violato. Al contempo, si finge di non sapere perché questa guerra è in atto. Si cerca ogni pretesto per criminalizzare Israele e il suo alleato americano, mentre non si vede – o si finge di non vedere – ciò che fa l’Iran.

Si vuol far passare Israele per uno Stato omicida perché opera eliminazioni mirate – chirurgiche – contro gli apparati del regime, e si tace sulla repressione violenta che quel regime ha esercitato solo due mesi fa contro la propria popolazione che manifestava dissenso: in pochi giorni potrebbero essere state uccise 35mila persone. Se questa cifra fosse confermata, sarebbe il più grave massacro di civili nella storia moderna, per rapidità e dimensione. Si colpevolizza Israele perché bombarda strutture militari, caserme dei Pasdaran, edifici governativi (quando è possibile avvisa preventivamente), mentre nessuna parola viene spesa contro l’Iran che utilizza missili con munizioni cluster sulle città israeliane, ossia armi il cui impiego in aree urbane è una palese violazione del diritto internazionale umanitario.

Così come è una violazione evidente del diritto internazionale marittimo minacciare di colpire le navi mercantili che transitano per lo Stretto di Hormuz; tuttavia, la propaganda anti-Israele e anti-Occidente tenta di veicolare l’opinione pubblica in una narrazione secondo cui – anche in questo caso – la colpa sarebbe dell’alleanza israelo-americana, quasi a voler sostenere che la minaccia iraniana non sia altro che una reazione legittima a un attacco ingiustificato. Il che è doppiamente sbagliato: perché non solo l’attacco all’Iran non è affatto ingiustificato ma, anche se lo fosse, questo non autorizzerebbe l’Iran a colpire indiscriminatamente le navi di passaggio.

Le ragioni dell’attacco all’Iran sono, in realtà, più che comprensibili e più che note, ma vale comunque la pena ricordarle: l’Iran, praticamente da quando è avvenuta la rivoluzione khomeinista, ha apertamente dichiarato di perseguire la distruzione dello Stato di Israele e, di conseguenza, ha messo in atto tutte le strategie alla sua portata per raggiungere questo obiettivo. Mentre tentava di dotarsi della bomba atomica, ha armato e finanziato milizie anti-israeliane e anti-statunitensi in tutta l’area: Hezbollah in Libano, Hamas a Gaza, gli Houthi nello Yemen, milizie sciite in Iraq e in Siria, oltre ad altre cellule più piccole in Bahrain e nell’Arabia Saudita orientale, senza dimenticare il supporto al terrorismo su scala globale e le infiltrazioni in Sud America, in particolare in Colombia, Venezuela e Cuba.

Ciò nonostante, la narrazione maggioritaria in Occidente si dichiara incapace di comprendere i motivi della guerra e arriva ad attribuire ai leader della coalizione motivazioni che fanno invidia alle trame di certi film di serie C: si sostiene che la guerra servirebbe a Trump per far dimenticare ai suoi elettori il caso Epstein o a Netanyahu per evitare i suoi guai giudiziari. O ancora, agli Stati Uniti si attribuirebbe il desiderio di “rubare” il petrolio altrui, mentre a Israele quello di “attuare il piano egemonico sionista della Grande Israele dal Libano all’Egitto, passando per l’Iraq e la Siria”.

Il grande archivio di Israele

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