Dai missili alle bandiere: il nuovo fronte del conflitto

di Marco Del Monte - 4 Agosto 2026 alle 13:47

Ci sono due guerre in corso che si intrecciano sempre di più fino a confondersi l’una con l’altra. Le armi usate di più nei due conflitti sono i droni e i missili, che hanno cambiato il modo di combattere.

Cominciamo dall’ultimo conflitto che vede l’Iran impegnato direttamente: in questo momento tiene testa agli USA senza rischiare neanche un uomo perché, guidato dai satelliti di Cina e Russia, lanciamissili dai bunker, il che li rende inaffondabili.

L’Iran si preparava a questo conflitto da 46 anni, mentre l’occidente continuava a farci affari, né più né meno di quelli che faceva ai tempi dello Shah: acquisto di petrolio e di gas, compravendita di armi, traffico di droghe varie.

Che la Repubblica Islamica fosse una teocrazia organizzata non interessava proprio nessuno fino a che non si è reso palese lo scopo finale, sotteso ai disegni degli strateghi iraniani.

Il fine ultimo della teocrazia sciita è la distruzione di Israele e degli Stati Uniti d’America che l’appoggiano, con i quali, tra l’altro, c’è un conto aperto sin dal 1979, anno in cui gli ayatollah, deposto Palhavi, andarono al potere.

6-La strategia generale adottata è consistita nell’organizzare e sostenere finanziariamente e militarmente un terrorismo mondiale (con i lupi solitari e gli indottrinati di turno) e dei gruppi ben organizzati che il regime ha creato intorno allo stato di Israele: Hezbollah nel sud del Libano, Hamas a Gaza, i gruppi sciiti nel sud dell’Iraq e della Siria.

Il capolavoro, tuttavia, si è manifestato dopo il 7 ottobre 2023, quando, compiuto il massacro di ebrei più devastante dopo quello hitleriano, sono venuti allo scoperto i fedeli della “quarta religione abramitica”: i palestinesi.

Come d’incanto è uscito il simbolo che sventola su tutti i municipi italiani, governati dalla sinistra: la bandiera portata in giro a colorare tutto ciò che si muove contro lo Stato.

Non c’è stata più una manifestazione politica o sindacale, per il Ponte di Messina o per la strage di Capaci, no-tav o 25 aprile, primo maggio o festa della mamma in cui questo simbolo non appaiainsieme agli altri.

Sabato 1 agosto c’era la replica del presidio in Val di Susa e i manifestanti hanno passato le notti di attesa dormendo sotto un’immensa bandiera quadricolore come fosse la cupola di una chiesa sotto cui invocare i buoni auspici di una nuova divinità.

C’è chi invoca la cultura woke, chi babbo Natale che porta caramelle, ma il discorso è molto più semplice: come non si discute il Corano, così non si discute il pensiero “pal”: la storia passata è stata sostituita senza appello, Abramo, padre di Ismaele, tutti i profeti a cominciare da Geremia, Gesù, l’imperatore Costantino erano palestinesi, tutto il resto è menzogna.

Non si discute e viene tolta la parola a chiunque osi dire il contrario.

In Italia, quindi, c’è una maggioranza di cattolici che non canta più nemmeno le canzoncine di Natale e i bambini non sanno più cosa sia il presepe, mentre sanno benissimo la direzione della Mecca verso cui inginocchiarsi, grazie ai volenterosi imam che, con la complicità dei politici di sinistra, vanno a fare lezioni di islamismo.

Giorni fa un comune del nord Italia, seguito a ruota dal sindaco romano, ha messo a disposizione delle sole donne musulmane la piscina comunale, con personale tutto femminile, bagnine comprese.

Tutto questo senza che ci sia uno straccio d’accordo tra  rappresentanti islamici e lo Stato Italiano.

La concessione è data così, per grazia ricevuta e, naturalmente, in favore dell’inclusione, quando è manifesto il contrario, ovvero la discriminazione e l’apartheid.

Questa nuova religione ha bisogno di vittime sacrificali il cui elenco si allunga sempre di più; ricordiamo la rettrice della Sapienza di Roma Antonella Polimeni, lo scrittore Erri De Luca, il cantautore De Gregori e, da ultimo, il corrispondente di guerra Giovan Battista Brunori.

Questi signori sono stati tutti immolati sull’altare della nuova fede e non hanno possibilità di riabilitazione. Le strutture dove sono nati e cresciuti sono state ormai conquistate e sui loro pennoni sventola il simbolo della nuova divinità: la bandiera palestinese.

Il grande archivio di Israele

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