Denaro, cultura e sopravvivenza: i pregiudizi contro gli ebrei che hanno inquinato l’Occidente

di Marco Del Monte - 14 Maggio 2026 alle 14:23

Come abbiamo visto in ripetute occasioni e come abbiamo modo di vedere giorno dopo giorno, l’Occidente cristiano sta riesumando tutti gli stereotipi sugli ebrei, che hanno supportato e supportano le persecuzioni. L’Italia è il Paese dove si sta ritornando all’applicazione delle Leggi razziali di fatto, senza bisogno di promulgarle di nuovo. L’icona più odiosa, specie in periodi di crisi economica, riguarda l’attaccamento al denaro, che ha una motivazione logica: se si è sempre insicuri in tutti i posti, dove non ti considerano un cittadino di serie A, non devi essere proprietario di immobili, così come se sei amante della musica non puoi usare il pianoforte, ma tutt’al più un violino, una tromba o una chitarra.

Ma perché gli ebrei maneggiano il denaro e prestano soldi agli altri? Il motivo risiede nel fatto che ai cristiani questa attività è stata proibita con diverse bolle papali, che hanno costretto gli ebrei ad esercitare soltanto questa attività e quella del commercio degli stracci. Da notare che entrambe queste attività agli ebrei sono proibite dalla propria religione, e sono state loro imposte come doppio sfregio. Ogni Stato, poi, ricorreva ai prestiti degli ebrei per qualunque cosa, salvo poi emettere apposite bolle papali o decreti regali che azzeravano i debiti: metodo comodo e rapace, ma assai in voga nello Stato pontificio e nei Paesi cattolicissimi, come la Spagna o l’Austria.

Un’altra accusa, che non ha alcun fondamento, è quella di essere un popolo vendicativo, in applicazione proprio della legge mosaica che “impone” di reagire “occhio per occhio, dente per dente”. Osserviamo, preliminarmente, che – se così fosse – questo sarebbe in netto contrasto con un altro obbligo dato dalla legge di Mosè, che impone: “Ama il prossimo tuo come te stesso, ama lo straniero cui non devi fare quello che non vorresti fosse fatto a te, perché sei stato straniero in terra d’Egitto”. Quella che viene erroneamente definita “legge del taglione” (occhio per occhio) è scritta tre volte, di cui la prima riguarda il danno arrecato a una donna incinta e al feto che porta in grembo, con l’obbligo che sia il sacerdote a decidere il risarcimento, valutando “occhio per occhio”. La seconda riguarda la punizione da comminare a un blasfemo, e deve essere sempre valutata da un sacerdote; per la terza non è scritto “occhio per occhio”, ma “occhio nell’occhio”, ed è inserita nell’istituzione dei tribunali e nei requisiti dei testimoni.

Naturalmente queste non sono interpretazioni, ma traduzioni letterali, che sono state volutamente ignorate per duemila anni, in cui l’arte sacra si è sbizzarrita nel collocare sempre e ovunque almeno un simbolo ebraico in contrasto con quello che il quadro o la scultura rappresentava. All’ebreo, dunque, rimanevano il denaro e la cultura; è certo che nelle epoche più buie, quando l’indice di analfabetismo era del 99%, presso gli ebrei era dello 0% e anche questo ha favorito l’alta percentuale di musicisti, studiosi d’arte, medici e ingegneri e, poi, di premi Nobel.

L’Islam, per contro, con la sua presenza immanente ha sempre compresso queste attività, così come l’indagine filosofica, che si è fermata ad Avicenna (980-1037) e ad Averroè (1126-1198). La proibizione di riprodurre figure di esseri viventi ha fatto poi il resto, per quanto riguarda l’arte figurata, mentre la musica è stata relegata a mero supporto delle cerimonie religiose. La forte limitazione del sesso, confinato nella famiglia e solo per procreazione, ha favorito l’aumento demografico delle due religioni (cristiana e musulmana), al punto che oggi si equivalgono per numero (oltre due miliardi di persone ognuna).

Per tornare a ciò che sta accadendo in Italia, le piazze sono settimanalmente occupate da manifestanti che portano le bandiere palestinesi invece di quella italiana. Per i prossimi giorni a Roma e Milano si prevedono manifestazioni a sostegno della Flotilla, per la quale è stato indetto addirittura uno sciopero per il 18 maggio. Come mai in Italia avvenga questo è tuttora un mistero: essere antisemiti non basta, perché sono in gioco le libertà individuali. C’è da augurarsi che il “popolo bue” smetta di muggire e cominci un po’ a ruminare, riesaminando le cose che lo stanno portando a vedere le donne italiane andare al mare in “bourqini”, noi, popolo di amatori che siamo innamorati del “bikini”…

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