Ferrara, propaganda contro Israele a scuola: si commemora la Nakba per cancellare lo Stato ebraico

di Andrea Atzeni - 8 Maggio 2026 alle 08:19

Segnalo un ennesimo caso di propaganda d’odio ammantata di ideali umanitari presso una scuola pubblica. Nella circolare, firmata dal dirigente dell’Istituto di Istruzione Superiore “Carducci” di Ferrara, si comunica che «dopo il primo incontro aperto a tutta la comunità scolastica, svoltosi lo scorso 15 aprile» (che dev’essere stato già una evento degno di attenzione), «si è deciso tutti insieme di ritrovarsi in occasione del 15 Maggio, giornata di commemorazione della “Nakba”, la “catastrofe” del popolo palestinese, che dal 2023 viene ricordata in questa data anche dall’ONU». Il testo proviene da uno sconcertante «Gruppo di lavoro sulla “Questione palestinese”», che evidentemente opera entro lo stesso istituto scolastico orientandone le attività.

È doveroso ricordare che il 15 maggio è la data di inizio della guerra di aggressione con la quale nel 1948 gli Stati arabi circonvicini cercarono di soffocare sul nascere lo Stato di Israele (la cui Dichiarazione di Indipendenza è infatti del giorno precedente, e viene celebrata ogni anno con la festività nazionale dello Yom HaAtzmaut). La rievocazione della Nakba dunque presenta come una “catastrofe” la sconfitta di quel tentativo genocidario, e invita a vivere come un lutto la nascita e la persistenza dello Stato ebraico, auspicandone la distruzione.

Tra le decisioni sciagurate dell’ONU non c’è fortunatamente ancora il riconoscimento della Nakba stessa né di una Giornata a essa dedicata. Nel 2022 l’Assemblea Generale ha solo votato a maggioranza (le famigerate maggioranze ONU) per realizzare faziosissime iniziative in suo ricordo. Tale decisione tuttavia non è vincolante per nessuno, non ha alcun valore legale e non può servire alla scuola per spacciare come ufficiale una vergognosa iniziativa di cui mantiene tutta la responsabilità.

Appena un anno e mezzo fa, nella stessa città di Ferrara, il Ministero intervenne per imporre almeno una parvenza di contraddittorio in un istituto in cui dilagava la propaganda ostile allo Stato di Israele. Casi del genere risultano particolarmente significativi e ripugnanti perché si svolgono nella città che ospita una delle più antiche comunità ebraiche d’Italia, dove oggi sorge anche il Museo nazionale dell’ebraismo italiano e della Shoah. È pure la città di Giorgio Bassani e del suo romanzo più celebre, oltre che dell’omonimo film, che hanno contribuito a farla conoscere al largo pubblico, a cominciare dagli studenti di tutta Italia.

Il nuovo episodio qui in oggetto conferma ancora una volta che a scuola tutti i bonari inviti alla moderazione, all’imparzialità, al pluralismo e al dialogo cadono nel vuoto. Se colti sul fatto, i docenti e i dirigenti responsabili piegano ipocritamente il capo per il tempo necessario a uscire dalle cronache e ad allentare i controlli, per poi sfruttare ogni nuova occasione allo scopo di riprendere la propria missione di diffusione della disinformazione e del pregiudizio presso i giovani loro affidati. Quel che emerge sulla stampa è soltanto la punta dell’iceberg. Non possiamo concludere se non rinnovando ancora una volta l’auspicio di interventi finalmente incisivi, se non risolutivi, da parte di quanti ne hanno a disposizione gli strumenti.

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