Finalmente anche l’Onu si sveglia: Hamas sequestra gli aiuti umanitari e affama i gazawi
di Domenico Letizia - 18 Luglio 2026 alle 11:43
Una forte denuncia da parte delle Nazioni Unite squarcia il velo sulla complessa realtà del conflitto a Gaza, svelando come il cibo e i beni di prima necessità vengano sistematicamente sfruttati come armi di ricatto e controllo. A lanciare questo allarme formale è stato Ramiz Alakbarov, vice coordinatore speciale dell’Onu per il processo di pace in Medio Oriente e coordinatore umanitario per i territori palestinesi, il quale ha condannato con la massima durezza l’ingerenza armata e le continue ostruzioni perpetrate ai danni delle agenzie di soccorso da parte delle autorità di fatto che governano l’enclave palestinese. Le dichiarazioni ufficiali di Alakbarov fanno seguito a un gravissimo episodio avvenuto nel nord di Gaza, presso il centro di distribuzione alimentare di Abu Rashid a Jabalia, dove personale armato affiliato al movimento islamista ha fatto irruzione con la forza in un magazzino del Programma Alimentare Mondiale, aggredendo fisicamente due autisti di camion e costringendo le organizzazioni internazionali a sospendere la consegna di pane e farina alla popolazione civile stremata.
L’alto funzionario dell’Onu ha evidenziato come questo assalto non rappresenti affatto un caso isolato, bensì rifletta un pattern consolidato, allarmante e intollerabile di violenze, minacce dirette allo staff internazionale e tentativi fraudolenti di contrabbando compiuti all’interno dei carichi umanitari. Nonostante il progressivo e massiccio ampliamento delle aree sotto il controllo delle forze israeliane, Hamas conserva infatti un’efficace e aggressiva rete di controllo sul terreno, intercettando i convogli ai valichi di frontiera per stornare massicce quote di cibo verso i propri tunnel sotterranei o per immetterle speculativamente sul mercato nero a prezzi inaccessibili, dirottando così i soccorsi dalle necessità della popolazione civile alle priorità militari della milizia.
Dal canto suo, Hamas ha respinto categoricamente le accuse tramite i canali ufficiali del proprio Ministero dell’Interno, definendole del tutto infondate e sostenendo ipocritamente che le forze di polizia locali fossero intervenute esclusivamente per condurre un’operazione di contrasto al contrabbando di sigarette e telefoni cellulari nascosti nei pacchi di aiuti. Tuttavia, le approfondite inchieste condotte dalla stampa internazionale e i rapporti confidenziali dei servizi di sicurezza arabi ed europei confermano un quadro ben più fosco e strategico, delineando una precisa logica di sottomissione interna pianificata dal regime islamista: sequestrare la farina e controllare capillarmente la gestione dei panifici a Gaza significa disporre del potere assoluto di vita e di morte sulle famiglie palestinesi, decidendo chi ha il diritto di nutrirsi e chi deve soccombere, soffocando sul nascere ogni forma di rivolta popolare spontanea dovuta alla fame.
Questa drammatica riduzione degli spazi operativi neutrali sta spingendo le organizzazioni non governative e le agenzie globali al collasso logistico, costringendo i volontari a lavorare sotto la costante pressione delle armi e in un perenne stato di pericolo, in palese violazione del diritto internazionale umanitario che impone a tutte le parti in causa il rispetto totale per l’indipendenza, la sicurezza e l’imparzialità dei corridoi umanitari, salvaguardando il pane dei civili da qualsiasi strumentalizzazione geopolitica.